Tra il XV e il XVI secolo, la Russia era ancora una terra con assai pochi contatti con l'Europa occidentale, urbanizzata e mercantile. Entra nella storia d'Europa tra il XVII e il XVIII secolo, e ne diviene, nel XIX secolo, uno dei protagonisti. In questo arco di tempo, l'impero zarista continuerà a espandersi e a reggersi sui due pilastri dell'autocrazia e della servitù della gleba.
Lo studio della formazione e delle trasformazioni dello sconfinato impero russo durante i secoli XV-XIX permette di allargare lo sguardo all'area geografica dell'Europa orientale, di solito poco considerata dalla storia scolastica; permette anche di fornire i presupposti fondamentali per una più approfondita comprensione di un tema quale la rivoluzione russa, sempre presente nelle programmazioni dell'ultimo anno e centrale nella storia del Novecento, non solo europeo.
L'ascesa del principato di Mosca, fra i vari principati della Russia (Moscovia) tributari dell'Orda d'Oro, risale al Quattrocento. Ivan III il Grande (1440-1505), signore di Mosca, sposò la figlia dell'ultimo imperatore di Bisanzio, sottomise gli altri principati russi, si ribellò alla dominazione dell'Orda rifiutandosi di pagare tributi, adottò il titolo di zar di tutte le Russie e si propose come erede dell'impero cristiano e difensore e capo della Chiesa ortodossa. Considerato il vero fondatore dello Stato russo, impose un governo centralizzato, autocratico e tiranno, riducendo i contadini a servi della gleba e contrastando il potere della nobiltà terriera dei boiari.
Nel corso del XVI secolo, la Russia degli zar continuò ad ampliare i propri confini; rimase però scarsamente popolata, percorsa da spaventose carestie e numerose rivolte sociali, indebolita da periodi di instabilità politica ed esposta alle incursioni predatrici dei Tatari di Crimea.
Ancora per buona parte del XVII secolo, la Russia, come tutta l'Europa orientale a est del fiume Oder, è un mondo di frontiera, a diretto contatto con l'impero ottomano e i khanati tartari di Ucraina e di Crimea. È un paese di foreste, fiumi, pianure e villaggi di contadini, asserviti e duramente sfruttati; la conquista rurale del territorio procede lentamente e l'urbanizzazione è pressoché inesistente così come i ceti borghesi; la società è poco articolata, fortemente isolata, chiusa nelle proprie tradizioni. È un mondo in cui regnano ignoranza e superstizione anche ai livelli superiori; lontano dai fermenti europei (Rinascimento, Riforma/Controriforma, conquista dell'America, rivoluzione scientifica…).
Una svolta nella storia della Russia avvenne nel 1613, quando divenne zar Michele Romanov, fondando una dinastia destinata a durare fino al 1917.
Sotto i suoi successori iniziò, seppur timidamente, l'apertura del paese verso l'occidente europeo. L'uscita dal tradizionale isolamento avvenne con Pietro il Grande (1672-1725) che impose dall'alto una modernizzazione forzata. Contando solo sul suo potere autocratico, trasformò la Russia in una potenza militare creando dal nulla una flotta; intervenne nell'economia aprendo fabbriche, cantieri, miniere; intraprese guerre (contro la Svezia, la Turchia, la Persia) per il controllo di sbocchi sul Baltico e sul Caspio; asservì la chiesa ortodossa; impose ai nobili di corte, ai funzionari e ai militari di tagliarsi la barba (simbolo dello spirito tradizionale) e di adottare abiti di foggia occidentale; riformò il calendario (che contava gli anni dalla supposta creazione del mondo), semplificò l'alfabeto, pubblicò il primo giornale russo.
La sua opera fu proseguita da Caterina II (1729-1796) che riprese la riforma amministrativa, costruì scuole e ospedali, ma estese anche i privilegi della nobiltà (esonero dalle tasse, dalle pene corporali, giustizia di classe …).
La modernizzazione voluta dal trono riuscì a inserire l'impero sullo scacchiere europeo sia politico sia militare sia commerciale, ma non modificò il ceto dirigente, non riuscì a creare un ceto imprenditoriale vitale e non portò alcun progresso all'enorme massa dei servi della gleba. L'agricoltura, dominata dal latifondo cerealicolo, continuò a restare arretrata e l'impero a reggersi sull'autocrazia (semmai rafforzata) e la servitù della gleba (ormai una vera e propria schiavitù).
All'inizio del XIX secolo, l'impero russo uscì vittorioso dalla lotta contro Napoleone e a Vienna fu tra le potenze vincitrici impegnate a ridisegnare la mappa dell'Europa.
Per tutta la prima metà del secolo rimase l'esempio della più rigida conservazione in Europa; ebbe una funzione essenziale nel vigilare sull’ordine internazionale della Restaurazione senza essere toccato dall'ondata rivoluzionaria europea. L’unica eccezione fu il moto dei decabristi del 1825, represso nel sangue dallo zar Nicola I (1825-55).
Sui vastissimi territori dell'impero zarista, esteso fra Europa, Asia e Nord America, dal Mar Baltico all'Alaska, vigeva ancora l'autocrazia assoluta; l'aristocrazia terriera era tradizionalista e parassitaria; i grandi latifondi occupavano i nove decimi della terra coltivata, la produttività dell'agricoltura era bassissima e la stragrande maggioranza della popolazione viveva in condizioni di servitù.
Bisognerà attendere il 1861 (abolizione della servitù della gleba) per intravedere qualche mutamento nella strutturale arretratezza dell'impero.
Utilizzando il manuale, illustra:
- le condizioni di vita dei contadini-servi della gleba nell'impero zarista a metà del XIX secolo;
- il proclama dello zar Alessandro II del 19 febbraio 1861. Quali furono i risultati di questa grande riforma?
Ti aiuta a studiare e ti conduce velocemente al tuo obiettivo!
Puoi entrare in qualsiasi momento e ovunque tu sia,
utilizzando i nostri materiali didattici e contattando i
nostri docenti per seguire le Short Lesson o
per accedere alle Ripetizioni on-line.
Entra subito
La cultura in Rete secondo Treccani.
