I documenti alla base della democrazia inglese, la più antica, la ‘madre’ di tutte le democrazie dei tempi moderni, e un approfondimento sulla struttura di questo Stato parlamentare basato su una rigorosa separazione dei poteri
La storia dell’Ottocento ci rimanda continuamente a lotte di patrioti per la repubblica e la democrazia contro la monarchia e il prepotere (basti pensare a Giuseppe Mazzini). Eppure l’Inghilterra, retta da un’antichissima monarchia, è considerato lo Stato democratico per antonomasia.
Lo studio dell’ordinamento attuale del Regno Unito può aiutare gli studenti a fare attenzione agli stereotipi e ai luoghi comuni. Ogni caso va analizzato a sé, secondo criteri fissati in precedenza: definizione di democrazia, separazione dei poteri, diritti dei cittadini.
Padronanza dei concetti di monarchia e di repubblica / Conoscenza generale della storia d’Inghilterra
Il 15 giugno 1215 è per unanime consuetudine la data d’inizio della monarchia ‘parlamentare’ inglese. Quel giorno fu redatto un documento, la Magna Charta Libertatum, nel quale per la prima volta il re rinunciava a molte sue prerogative sovrane a favore del clero e dei nobili. Non poteva, per esempio, imporre tasse a suo piacimento. Non solo. Il documento introduceva il principio dell’habeas corpus, secondo il quale un uomo libero non poteva essere detenuto senza una sentenza del giudice. Insomma, anche se in forma embrionale, possiamo dire che quel giorno appaiono i primi segni di una separazione dei poteri, sebbene il monarca sommasse comunque nella sua augusta persona il potere esecutivo, legislativo e giudiziario.
Nel 1689 fu approvato dal Parlamento e dal re il Bill of Rights che sanciva la libertà di parola e discussione in Parlamento, libere elezioni per il Parlamento, il divieto del re di abolire leggi o imporre tributi senza il consenso del Parlamento.
Questi due documenti sono alla base della democrazia inglese, che possiamo definire la ‘madre’ di tutte le democrazie dei tempi moderni, in quanto la più antica.
Oggi lo Stato inglese è più correttamente definito Regno Unito, composto com’è dall’Inghilterra, dalla Scozia, dal Galles e dall’Irlanda del nord, sotto la corona di Elisabetta II Windsor. Storicamente il diritto anglosassone non si fonda, come il diritto romano, su leggi e codici scritti, bensì soprattutto su consuetudini che, consolidate nel tempo in sentenze giurisprudenziali, costituiscono quello che viene definito dai giuristi la common law.
Nella monarchia parlamentare, si usa dire che il re ‘regna ma non governa’. Il Regno Unito ha la struttura di uno Stato parlamentare con una rigorosa separazione dei poteri. Nel Parlamento risiede il potere legislativo e quello di controllo sull’attività del governo. Il potere esecutivo viene esercitato dal Primo Ministro, che nomina e revoca i ministri del suo governo ed ha la responsabilità della politica nazionale. Il potere giudiziario è esercitato in modo totalmente indipendente dalla magistratura secondo i principi della common law. Dal 2005, è stata anche istituita una Corte Suprema come tribunale di ultima istanza.
Il Parlamento è bicamerale, formato dalla Camera dei Comuni e dalla Camera dei Lord, la prima è eletta a suffragio universale, mentre i Lords sono di nomina regia.
Qual è la funzione della Regina? Quella di nominare il Primo ministro che deve essere il leader del partito che ha vinto le elezioni. Ma mentre i leaders possono cambiare a ogni elezione, il sovrano regna a vita, e la monarchia è sempiterna in quanto alla morte della Regina è già pronto e designato il successore. Ecco perché la monarchia rappresenta la continuità secolare dello Stato. È questa la vera forza della monarchia rispetto alla Repubblica. E la monarchia inglese costituisce davvero il massimo esempio in questo senso: si pensi solo all’ultima guerra mondiale e alla strenua resistenza del popolo inglese guidato dal suo Re contro l’attacco di Hitler.
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I costi della monarchia inglese: http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/esteri/monarchia/1.html
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