Saggio breve. Prove di stesura

di Silvia Benatti*

Indicazioni e suggerimenti per la stesura di un elaborato riguardante il tema del disagio giovanile.


CONSEGNE
“Sviluppa l’argomento scelto […] in forma di 'saggio breve' [...], utilizzando, in tutto o in parte, e nei modi che ritieni opportuni, i documenti e i dati forniti.
[…] argomenta la tua trattazione, anche con opportuni riferimenti alle tue conoscenze ed esperienze di studio.
Premetti al saggio un titolo coerente e, se vuoi, suddividilo in paragrafi. [...] non superare cinque colonne di metà di foglio protocollo.”

(Esame di Stato, anno scolastico 2009/2010)

AMBITO SOCIO-ECONOMICO
 
Doc.1
“Che cos’è oggi la famiglia? Se ne parla, e forse anche troppo, solo quando è un luogo di incomprensioni, sofferenze, e, peggio, delitti o, al contrario, quando è rifugio, una comoda placenta. La Corte di Cassazione ha stabilito che un trentenne che rifiuta una sistemazione da lui ritenuta non all’altezza delle sue aspirazioni ha diritto al mantenimento da parte della famiglia. Non ho elementi per attribuire al giovane in questione particolari doti di furbizia nel restare a carico dei genitori, credo, però, che la decisione della Corte costituisca un precedente piuttosto inquietante perché non è di alcun aiuto ai giovani. Sono convinto che sia bene continuare a sognare fino a tarda età ma non è positivo rimandare troppo in là nel tempo il momento di tentare di realizzare i propri desideri rischiando in proprio. In Italia si completano gli studi più tardi che in altre parti d’Europa. I nostri laureati hanno in media 28 anni [mentre in Francia] si completano gli studi, come in Germania o Gran Bretagna, tra i 23 e i 24 anni. Da noi si comincia a lavorare molto più tardi e ci si stacca dalla famiglia, acquistando una vera e propria indipendenza, ancora più in là negli anni. Nell’epoca della famiglia allargata, c’è anche la famiglia 'allungata', nella quale genitori e figli vivono sotto lo stesso tetto molto più a lungo. Positivo? Non direi. Non si diventa marinai restando in porto a sognare gli oceani. Deve pure arrivare il momento di tentare la navigazione. Non si cresce senza rischio.

È opportuno tornare a riflettere su ciò che la famiglia, data per morta e risorta più volte negli ultimi trent’anni, può e deve dare ai figli ma anche sui limiti della sua presenza nella nostra vita e sulle trasformazioni che subisce. Di fronte a notizie di cronaca che tendono a descrivere le realtà familiare in termini preoccupanti e allarmanti, reagiamo iperproteggendo i figli ma è ben noto che anche un eccesso di protezione rende più ansiosi. […] Una famiglia sana è normalmente conflittuale perché, anche se oggi è composta da pochissime unità, resta pur sempre un esperimento di convivenza tra diversi, per età, sesso e storie personali. Esperimento non facile perché ostacolato da una diffusa accezione negativa del conflitto, dal timore delle differenze, dalla tendenza a non accettare o a negare le diversità per quieto vivere.
La famiglia non è soltanto un rifugio dove trovare, nel migliore dei casi, sicurezza affettiva, morale e materiale ma è anche, e soprattutto, un luogo di promozione delle risorse, dell’autonomia e dell’iniziativa dei singoli membri. L’obiettivo dell’autonomia e dell’indipendenza deve tornare a fare parte dei desideri dei figli e dei genitori. Quando veniamo al mondo siamo sotto la totale responsabilità altrui. Poi dobbiamo assumerci le fatiche, gli oneri, ma anche il piacere delle nostre responsabilità e cominciare a scrivere in proprio, per quanto possibile, la nostra storia. I rischi non mancano e i risultati non sono garantiti ma le possibilità sono maggiori se ci siamo formati a una scuola in cui non sono mancati né amore né esempi di coraggio.[...]”
(Fulvio Scaparro, “Corriere della sera”, 6/04/2002)
 
Doc. 2
IL RISCHIO DELLA MICROCRIMINALITA’
“In fondo, i bulli presentano disturbi della condotta di tipo antisociale, che, se compresi e trattati adeguatamente all’inizio del loro manifestarsi, possono rientrare. Diversamente c’è il pericolo che si trasformino in atteggiamenti delinquenziali, scivolando nella microcriminalità. D’altra parte, le vittime sono spesso personalità inibite, il rovescio cioè del comportamento aggressivo, che non hanno la forza di far valere i propri diritti e permettono agli aggressivi di prevaricare: così si può creare il circolo vizioso della vittimizzazione. […]
COME AFFRONTARE IL PROBLEMA
Non è facile. Il fatto che ci troviamo a vivere in una società violenta non agevola il compito della scuola e della famiglia. Non sono pochi gli insegnanti che, stanchi di situazioni del genere, abbandonano il campo, convinti che non valga la pena logorarsi in una battaglia persa in partenza.
Le famiglie, da parte loro, hanno una funzione educativa di enorme importanza anche in questo campo. Spesso bullismo e vittimismo hanno più o meno lontane radici nella vita delle famiglie, nei rapporti dei genitori tra di loro, nella loro presenza o assenza di fronte ai problemi dei figli, nella capacità o nel rifiuto del dialogo.
A livello della relazione genitori-figli, un atteggiamento negativo, ostile, magari associato a punizioni fisiche, può provocare forti tendenze aggressive e di ostilità nei figli. Al contrario un’educazione trascurata, incoerente con relazioni carenti tra genitori e figli, con una costante svalutazione di tutto ciò che fa il bambino ('Non sei proprio capace a far niente', 'Sarai sempre un fallito', ecc.) può annientare la fiducia del ragazzo in se stesso e nelle sue possibilità, distruggendo ogni autostima. Un ragazzo che ha perso la fiducia in se stesso è spesso nella situazione migliore per diventare la vittima di un qualsiasi bullo[…].”
(Carlo Fiore, in “Dimensioni nuove”, settembre 2003)
 
Doc. 3
“Però l’uomo non può convivere solo con il nulla, non può accettare che tutto sia privo di senso. Nietzsche stesso ha scritto, con il suo linguaggio potente e immaginifico, che contro la caduta dei grandi valori eterni 'c’è il valore di ciò che è più breve e fugace, il seducente scintillio dorato sul ventre del serpente vita' (Frammenti postumi, 11). E allora si elaborano – e la nostra cultura li ha già elaborati – i travestimenti che scintillano e seducono, perché conducono inevitabilmente verso il nulla.
Sono questi travestimenti nichilistici dei valori supremi le cause occulte e profonde di molti dei mali dell’uomo contemporaneo. Uno studioso, G. Reale, ne ha contati dieci. Eccoli:
- lo scientismo che ha preteso di porre la scienza come unica risposta ai problemi e alle angosce di oggi e che oggi viene rinverdito dalle meraviglie della tecnologia digitale;
- l’aver messo da parte il valore della verità, per far posto al diritto delle cento verità, cioè al relativismo radicale: oggi non interessa 'la' verità, ma solo la 'mia' verità;
- l’esaltazione dell’azione per l’azione, l’efficientismo, sottovalutando e dimenticando il valore della contemplazione che fa rientrare l’uomo in se stesso e nelle sue profondità;
- la proclamazione del benessere materiale come origine della felicità: è la tentazione della società dei consumi contro la società dei valori;
- il dilagare della violenza in tutte le sue forme, da quelle adolescenziali alla violenza più occulta di certa globalizzazione, del commercio delle armi, della droga ecc.;
- lo smarrimento del senso della bellezza, la perdita del senso dello stupore, della meraviglia;
- la riduzione del vero amore al sesso 'usa e getta': vedi l’erotizzazione esasperata della nostra società;
- la riduzione dell’uomo alla sola dimensione orizzontale, escludendo ogni trascendenza, e la glorificazione dell’individualismo egoista;
- lo smarrimento del senso del cosmo e del suo fine: un mondo da depredare e non da custodire;
- il materialismo positivista in tutte le sue forme, che grava come una coltre sulla cultura del nostro tempo, soffocando ogni aspirazione a un di più, ad un balzo liberatore verso l’alto, a uno sforo nell’opacità del quotidiano.
Diciamocelo chiaro, senza mettere la testa sotto la sabbia. Se non c’è nulla per cui 'valga la pena di', allora si apre la porta a tutto: al disimpegno, alla violenza, all’egoistica ricerca del sesso per il sesso, alle corse suicide del sabato sera, alla droga, all’appiattirsi sul quotidiano visto come un blob di eventi sprovvisti di senso, collegati solo dallo scorrere implacabile del tempo, un collante inutile di frammenti di vita.
(Carlo Fiore, Le radici del disagio, “Dimensioni nuove”, novembre 2000)
 
Doc. 4
“[...] L’Italia è il primo Paese al mondo per il numero di discoteche (circa settemila locali; negli USA sono seimila). E per spettacolarità, originalità degli impianti e creatività degli effetti sono da considerarsi tra le migliori del mondo in assoluto. Il pubblico di adolescenti e giovani che le frequenta (il 45%) ha un’età tra i 14 e i 25 anni.
Nel sangue di 110 giovani (55%) su 200 morti in seguito a incidenti stradali dopo una nottata trascorsa in discoteca sono state trovate tracce di alcol, farmaci, droghe. Il 37% afferma che la discoteca è soprattutto un luogo di incontro e di socializzazione, il 46,9 % la frequenta per il bisogno di evadere dal quotidiano e dalla routine. L’11,2% afferma che sia necessario ricorrere all’alcol, il 5% alle droghe (ecstasy e anfetamine) per aiutarsi a sostenere il ritmo del ballo e della musica, ossia per «sballare». Per il 27,3% l’ambiente della discoteca è sinonimo di noia. Il 50,6% degli intervistati conosce personalmente chi fra loro fa uso di droghe; l’11,6% ha ammesso spontaneamente di drogarsi prima di entrare in discoteca, il 2,3% lo fa quando esce [...]”.
(D. Cravero, Se tuo figlio in discoteca. Provocazioni e domande educative dei giovani in discoteca: una ricerca, Bologna, 1998)
 
Doc. 5
“[…] Sono giovanissimi. Da quando nei locali non si vendono più alcolici, gli angoli di corso Garibaldi e corso Como sono bar all’aperto per sballarsi con la vodka, comprata nei supermercati, con il gin fatto sparire dal salotto di genitori distratti, con litri di birra venduta dai baracchini all’aperto. 'Per carburarsi prima'. Le bottiglie si svuotano fuori o si nascondono dentro. E da quando le discoteche arruolano ragazzini anche di dieci anni come pr per distribuire i volantini ai loro coetanei, l’età media di chi beve ed entra è sempre più bassa. Una struttura multilevel dove si guadagna in base ai “paganti” che porti dentro e che scatena risse tra i pr nelle scuole e in metropolitana per accaparrarsi fino all’ultimo i clienti. […] «La prima droga che gira al pomeriggio in discoteca è l’alcol - ammette Luca Ercoli, coordinatore del progetto Ala A77 - I gestori tendono a non vedere, ma i giovanissimi fanno scorta in baracchini e supermercati, dove pagano dieci volte meno. I sedicenni poi acquistano la cocaina, dosi da un quarto di grammo per trenta euro». Basta inviare un sms e lo spacciatore, un coetaneo, ti trova nel buio della discoteca. La droga serve per ballare fino alle sette di sera e per vincere la timidezza e abbordare le ragazzine. […]”
(Sandro De Riccardis, A Milano col popolo delle discoteche. “Baby alcolisti anche a dodici anni, “la Repubblica”, 8/10/2007)
 
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Le consegne
Quando si accinge a svolgere un elaborato relativo alla tipologia B, il saggio breve, per il quale un dossier offre idee ed informazioni, è bene che lo studente sia consapevole che è comunque necessario avere una conoscenza pregressa, pur generale o di qualche aspetto specifico, dell’argomento su cui verte la trattazione.
Per cominciare bisogna, prima di tutto, leggere le consegne.
Secondo quanto richiesto in occasione dell’Esame di Stato dell’anno scolastico 2009/2010 è necessario procedere tenendo presente di dover:
1) utilizzare il dossier e i documenti che esso contiene,
2) riferirsi alle proprie conoscenze ed esperienze di studio,
3) scegliere una destinazione editoriale a cui conformare il saggio, anche se non è più necessario esplicitarla,
4) argomentare una tesi,
5) elaborare un titolo,
6) contenere il testo nei limiti di estensione imposti.
 
L’argomento
La prima riflessione che lo studente deve fare è relativa all’argomento proposto. In questo caso, egli tra le varie opzioni avrà scelto l’ambito che propone l’argomento che conosce meglio, per interesse personale, per curriculum scolastico, perché affrontato in esperienze scolastiche di vario genere o in altre occasioni. Ciò è fondamentale per una buona riuscita del saggio. L’allievo, infatti, ancor prima di aver letto il dossier, prenderà in considerazione le proprie conoscenze relative all’argomento in relazione all’ambito della sua collocazione: è importante ricordare che la trattazione ha un taglio diverso e richiede, quindi, conoscenze di natura diversa, se un argomento, per esempio, è inserito in ambito artistico letterario o in ambito socio-economico.
Lo studente, dunque, nel nostro caso, richiamerà alla memoria le informazioni e le problematiche che conosce e che ritiene rientrare nell’argomento: DISAGIO GIOVANILE, relativamente all’ambito socio-economico, facendo riferimento alle proprie esperienze di studio o, comunque, a strumenti o occasioni di conoscenza: libri di testo, letture, film, lezioni, conferenze, spettacoli, trasmissioni televisive, ecc. e le annoterà su un foglio come brain storming in un elenco essenziale, esprimendo sinteticamente (per punti) anche i propri giudizi o idee relativamente a tali problematiche. In seguito prenderà in considerazione il dossier.
 
Il dossier
Il dossier, nella situazione in un certo senso 'simulata’ della verifica scolastica e della prova d’esame, costituisce il materiale consultabile e la documentazione bibliografica relativa all’argomento trattato, materiale che, in una situazione reale, dovrebbe essere reperito dallo stesso autore del saggio.
In questo caso esso offre cinque documenti di diversa provenienza. Si tratta di stralci di articoli, estratti da studi, saggi, provenienti da riviste e libri (potrebbero esserci anche documenti d’altro genere: grafici o immagini). Lo studente deve leggere con attenzione ogni singolo documento armato di matita. Il dossier, infatti, deve costituire un’occasione di confronto e non solo una fonte da cui attingere, passivamente, informazioni, o, peggio, 'pezzi’ da assemblare in un puzzle che 'vorrebbe essere’ l’elaborato da consegnare.
Lo studente deve, in un certo senso, 'dialogare’ con i documenti del dossier… Che cosa significa? Leggendo ogni singolo articolo egli deve individuare idee, informazioni, dati, confrontandoli in continuazione con il proprio bagaglio personale di idee, informazioni, dati relativi all’argomento e dunque rilevare, annotando a parte, sottolineando, commentando brevemente o riassumendo, ciò che il singolo documento gli suggerisce, non solo relativamente al significato e al contenuto del documento stesso, ma anche in relazione a quanto già egli conosce o pensa.
Il documento 1, per esempio, nel primo capoverso esprime un’opinione: ciò dovrebbe spingere l’allievo a riflettere: che cosa ne pensa lui/lei? È d’accordo e no? Ci aveva già pensato? Lo studente annoterà a margine la sintesi dell’idea espressa nel documento e il proprio telegrafico commento. Il secondo capoverso dello stesso documento propone dei dati e la descrizione della situazione italiana in confronto con quella di altri Paesi e poi un giudizio. Lo studente riassumerà e commenterà dati e giudizi, in considerazione delle proprie conoscenze e idee, annoterà a margine il significato delle considerazioni elaborate insieme a rimandi ad autori o letture connessi e così via per tutti gli altri documenti. I documenti devono costituire, dunque, per lo studente un’occasione di riflessione, una fonte di dati e di informazioni da utilizzare criticamente in funzione della tesi, e non l’esclusiva e unica origine delle idee e delle affermazioni costitutive dell’elaborato.
I documenti vanno poi confrontati tra loro e classificati, in modo da raggruppare quelli che sostengono un certo punto di vista, con cui il candidato dovrà chiedersi se concorda e dissente, quelli che contribuiscono, grazie agli studi di esperti, a creare un quadro della situazione o a far emergere le problematiche inerenti all’argomento ecc.
I documenti del dossier qui proposto, per esempio, sollecitano lo studente a problematizzare, a ricorrere alle informazioni ed esperienze personalmente acquisite e a esprimere quindi la propria idea su: disagio dei giovani: bullismo, microcriminalità, fuga dalla realtà, uso droghe, incidenti ecc. (documenti: 2, 4, 5), responsabilità delle famiglie: iperprotettive, violente, assenti o distratte (documenti 1 e 2), responsabilità della società: svalutazione e distorsione dei valori (documenti 3 e 5).
Inoltre, gli stessi documenti forniscono informazioni e dati che possono arricchire le conoscenze dello studente o corrispondere a quanto egli conosce e comunque costituire un punto di riferimento statistico certo e consultabile da chiunque (documenti1, 4).
Dopo l’analisi del dossier, lo studente rileggerà gli appunti per cominciare ad attivarsi per la progettazione del testo.
Nel nostro caso specifico, ogni studente potrà rilevare che il dossier pur offrendo interessanti spunti di riflessione e informazioni utili, tuttavia prende in considerazione, solo occasionalmente, il ruolo della scuola come ambito in cui si manifesta il disagio e da cui può venire un aiuto per la risoluzione del problema. Questo aspetto importante della vita dei giovani può costituire per l’autore del saggio un valore aggiunto rispetto al dossier.
 
Progettazione
A questo punto lo studente dovrà saper sfruttare il materiale 'consultabile’ offerto dal dossier, per poter fornire al lettore riferimenti bibliografici, e quanto ha reperito nella propria memoria ed elaborato con le proprie idee. È il momento di assumere alcune decisioni: a quale destinazione editoriale finalizzare l’elaborato (per calibrare registro e quindi uso del linguaggio specifico, natura degli esempi, ecc.) e la tesi di fondo verso cui orientare la trattazione.
Opteremo per un periodico divulgativo settoriale di carattere socio-economico: che si rivolge a un pubblico eterogeneo, ma interessato all’approfondimento, raccomandando di valutare, in base alle proprie conoscenze, le proprie reali possibilità, senza negarsi obiettivi più ambiziosi, se ci si sente pronti a perseguirli, o più semplici, se non si è troppo ferrati sull’argomento specifico.
Operata questa scelta è necessario individuare, anche in base a essa e, dunque, agli interessi dei lettori a cui ci si rivolge, la tesi di fondo, che determinerà l’ossatura dell’impianto argomentativo del saggio.
In base a ciò che lo studente ha a disposizione una possibile tesi potrebbe essere: I giovani manifestano il loro disagio verso una società che non offre loro occasioni di crescita, chiedendo inconsapevolmente aiuto; è necessario perciò che la società stessa dia loro delle risposte tempestive e concrete.
Lo studente, elaborando la tesi, dovrà evitare di confonderla con un dato di fatto, mentre dovrà curare che in essa sia presente la sua interpretazione su una o più problematiche relative all’argomento. In questa tesi abbiamo sottolineato le parole o espressioni-chiave che suggeriscono i nodi da inserire nella scaletta e da sviluppare in fase di stesura. Tali nodi sono di seguito elencati in modo schematico, con indicazioni dei punti di riferimento per il successivo sviluppo, ciò comporta la consultazione degli appunti raccolti in precedenza, con l’eliminazione di tutto ciò che risulta incoerente rispetto alla tesi e l’utilizzo di tutto ciò che risulta, invece, funzionale ad essa:
1) il disagio dei giovani (manifestazioni, sintomi e forme del disagio: gli ambienti e i fattori scatenanti. Da sviluppare con riferimento a conoscenze personali, fatti di cronaca, esperienze, film e al dossier, per esempio a quanto reperito nei documenti 2, 4, 5);
2) le responsabilità della società (famiglia, società civile, mass media, scuola. Sviluppare riferendosi oltre che a idee e informazioni personalmente già accumulate, a quanto evinto dalla riflessione sui documenti 1, 2, 3);
3) risposte concrete in aiuto ai giovani (dalla famiglia, dalla società: mondo del lavoro, mass media, politica, opportunità per il tempo libero, dalla scuola). Sviluppare in base al confronto delle proprie idee, per esempio, con i documenti 1, 3, 2).
Ogni punto della scaletta potrebbe corrispondere a un paragrafo del saggio.
 
Stesura
Anche se la tesi potrebbe essere sottintesa e ricavabile dalla trattazione, è preferibile, per la chiarezza dell’impianto argomentativo e affinché costituisca un punto di riferimento costante per lo studente, che sia esplicitata all’interno dell’elaborato anche se non necessariamente nel primo paragrafo.
Ogni punto della scaletta va sviluppato in un percorso lineare, tenendo conto della destinazione, che è il periodico a carattere divulgativo, e dunque sarà necessario, pur nel rispetto dello spazio concesso, offrire un quadro rappresentativo della situazione di riferimento, con esempi tratti dalla realtà concreta.
È preferibile impostare la trattazione in modo oggettivo, evitando di usare la prima persona o esternazioni di tipo emotivo. È dato per scontato, infatti, che la tesi di fondo, le argomentazioni e qualsiasi giudizio esprimono l’opinione dell’autore, visto che lo scopo del saggio è proprio quello di sostenerla nel modo più efficace possibile. È, inoltre, preferibile non legare troppo la trattazione all’attualità e assolutizzare il più possibile il ragionamento argomentativo.
Ogni argomentazione deve essere connessa alle altre e alla tesi in modo lineare, per orientare il lettore, come è proprio di un testo argomentativo, al convincimento della validità della tesi.
I documenti del dossier devono essere usati per trarne idee, dati e informazioni, per supportare le argomentazioni suffragandole o in negativo, attraverso la confutazione di affermazioni contrarie alla tesi. Tali documenti possono essere riportati tramite citazioni, indicate con le apposite virgolette, oppure riassunti o sintetizzati all’interno della trattazione: nell’uno e nell’altro caso è bene indicare il debito con una nota a piè di pagina o a fine saggio, con rimando bibliografico. Evitare di usare i documenti solo per trarne ‘belle espressioni’. Lo studente, inoltre, deve integrare i riferimenti ai documenti tenendo conto che chi legge il saggio non ha in consultazione il dossier (anche se deve, volendo, poter consultare i documenti, per questo le note): è l’autore dell’elaborato il mediatore tra il dossier, cioè i documenti, e il lettore; egli deve quindi curare di non estrapolare citazioni e riferimenti in modo da renderli incomprensibili o comunque poco chiari al lettore. È importante anche fare attenzione che le citazioni siano coese rispetto al testo e sempre funzionali rispetto a un’affermazione esplicitata.

Alla fine della stesura è bene procedere all’elaborazione di un titolo di ogni paragrafo che ne deve essere una brevissima sintesi. Infine, è necessario elaborare il titolo dell’intero saggio: esso, per essere efficace non solo dovrà rendere chiaro al lettore l’argomento del testo, ma dovrà anche alludere alla tesi cosicché il lettore sappia in partenza quale sarà l’orientamento dell’impianto informativo e argomentativo. Sintetico, chiaro ed eloquente è il titolo ideale. Un possibile, titolo del nostro saggio tra le molte opzioni, potrebbe essere: Troppe le vittime del disagio giovanile: la società deve rispondere alle richieste d’aiuto del proprio futuro.
È data per scontata la revisione degli aspetti formali affinché l’elaborato risulti corretto e scorrevole. In particolare, è necessario controllare che sia efficace l’uso dei connettivi, essenziali per la chiarezza argomentativa e affinché il lettore si senta ‘accompagnato’ dall’autore del saggio a cogliere l’evidenza delle sue ragioni e dunque a riconoscere la validità della sua tesi.
 
 
*Insegna Lettere italiane e latine al Liceo Scientifico Statale “Antonelli” di Novara
 
 
Pubblicato il 10/5/2011

 

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