I problemi del tradurre

di Oreste Tappi*


Comprensione e traduzione
La comprensione e la traduzione, in linea di principio e di metodo, sono cose diverse: prima bisogna comprendere e poi (eventualmente) tradurre. è ovvio, ma non intuitivo: perché spontaneamente si è portati a pensare che il significato di un testo di un’altra lingua sia la sua traduzione nella propria. Ai fini pratici, mantenere netta la distinzione fra comprendere e tradurre aiuta anche a comporre un testo di traduzione in una lingua italiana vera.

La traduzione infatti è un altro testo, la cui qualità si misura su due parametri:
1) il grado di approssimazione del suo significato a quello del testo di partenza;
2) la sua coerenza e validità stilistica rispetto alle regole e all’andamento proprio della lingua d’arrivo (per inciso, soprattutto questo secondo aspetto dovrebbe far giustizia del mito della fedeltà della cosiddetta traduzione letterale, quasi sempre lontana dall’italiano vero, ed anche per questo, anche prescindendo da problemi di leggibilità, paradossalmente ma non casualmente lontana dagli effetti di senso del testo latino, che ovviamente fu invece composto in una lingua vera).

Tre ordini di problemi
Le difficoltà e i problemi sia nella comprensione sia nella traduzione di un testo latino classico sono fondamentalmente di tre ordini: due di tipo linguistico (lessico e morfo-sintassi) ed uno extralinguistico (il contesto tematico e storico-culturale):

1 - Lessico
Il significato di una parola o di un’espressione è ciò che essa designa all’interno del suo sistema linguistico e della sua cultura. Perciò, in linea di principio, nessuna parola italiana corrisponde esattamente ad una latina (e ci sono anche parole latine del tutto intraducibili, perché si riferiscono ad un concetto assolutamente proprio ed esclusivo della cultura romana, per es. pietas). Il vocabolario bilingue suggerisce una o più parole italiane dal significato più o meno simile alla parola latina che si sta cercando, le quali devono soprattutto aiutare a farsi un’idea di base della parola latina stessa. Al quale scopo non a caso il vocabolario fornisce anche altre indicazioni, che perciò non vanno affatto trascurate (ancorché spesso si trovino tra parentesi o in corpo di stampa minore), ed anzi spesso sono ancor più importanti, come il rinvio ad altre parole della stessa radice o della stessa area semantica, alcuni contesti nei quali la parola latina si può trovare, l’etimologia. Alla fine, dopo aver capito, è persino possibile che si decida di non utilizzare per la traduzione nessuna delle parole italiane suggerite dal vocabolario, ma un’altra parola o espressione che nel contesto della nostra traduzione ci pare più opportuna (anche con l’aiuto del vocabolario d’italiano: pesa!, ma all’esame portatevi anche quello). Un dato importante è che il latino che ci è pervenuto possiede un numero assai ristretto di vocaboli (ca. 50.000), mentre l’italiano ne possiede almeno sei volte tanti, il che comporta anche che spesso un solo vocabolo latino copre un’area semantica che in italiano si divide fra più vocaboli, più precisi e perciò precisati dal contesto (anche se si danno pure dei casi contrari: per es. it. “amore”: lat. amor, diligentia, studium, cura, caritas).

2 - Morfo-sintassi
Le differenze di morfo-sintassi fra latino e italiano attengono sia alla frase sia al periodo, e le difficoltà principali sono dovute al fatto che il latino classico, lingua esclusivamente scritta e generalmente alto-letteraria, ha spesso un andamento sintattico alquanto “artificioso”, molto lontano da quello più “naturale” della lingua parlata, e perciò dell’italiano (anche scritto e letterario) che è lo sviluppo di questa. Nella sintassi del periodo, il problema principale, soprattutto nella traduzione, è costituito dal fatto che il latino classico privilegia spesso i periodi lunghi e comunque la subordinazione, mentre l’italiano moderno (anche scritto e letterario) privilegia la coordinazione ed è generalmente fatto di periodi brevi e con poca subordinazione (raramente oltre il primo grado). Inoltre il carattere molto sintetico del latino (declinazione nominale, ecc.) consente una notevole libertà nella collocazione delle parole nella frase, che in italiano è invece assai più rigida e obbligata.

 3 - Contesto
Per quanto la tradizione scolastica abbia puntato soprattutto sui problemi linguistici, in realtà spesso è la scarsa conoscenza dell’argomento e della società e cultura ai quali il testo si riferisce, cioè dei fattori extralinguistici, che ne rende difficile la comprensione e di conseguenza la traduzione (prova ne sia che a volte può riuscire difficile comprendere un testo latino anche in traduzione italiana, se mancano al lettore le necessarie informazioni sull’argomento e sul contesto). Oltre naturalmente alla cultura classica di base che lo studente si è fatta nel corso degli studi, al momento della prova bisogna sfruttare tutte le informazioni utili di contesto che vengono fornite, sia talvolta a corredo o ad introduzione del testo da tradurre (a cominciare dal titolo), sia sempre, in qualche misura, dallo stesso vocabolario bilingue, se consultato non alla disperata ricerca della “traduzione”, ma di tutti gli elementi utili a capire. Fra l’altro, i vocabolari scolastici hanno in genere varie Appendici in fondo al volume, con informazioni sulla civiltà romana, generalmente segnalate con un apposito simbolo grafico alla fine dei lemmi relativi.

 
*Già insegnante di Lettere classiche nei licei, esperto di educazione linguistica, autore di testi di e per la didattica del Latino.
 
Pubblicato il 23/05/2011


 

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