1917, la Rivoluzione d'ottobre

L'assalto al Palazzo d'Inverno

di Saura Rabuiti

L'assalto al Palazzo d'Inverno qui raffigurato è l'episodio simbolo della Rivoluzione d'ottobre; un evento assimilabile, per la sua forza simbolica, alla presa della Bastiglia, durante la Rivoluzione francese. A Pietrogrado, le truppe bolsceviche assaltarono il Palazzo d'Inverno, fastosa residenza degli zar divenuta sede del Governo provvisorio, e assunsero il controllo della capitale senza incontrare un'efficace resistenza. Per il calendario giuliano, in uso in Russia fino al 1918, era la notte fra il 24 e il 25 ottobre 1917. Per quello gregoriano del resto del mondo occidentale era la notte fra il 6 e il 7 novembre. Immagine tratta dal sito: www.territorioscuola.com

Gli eventi del 1917 sono organizzabili in due fasi: la “rivoluzione di febbraio”, liberal-moderata e borghese e la “Rivoluzione d'ottobre”, bolscevica e proletaria.

Il contesto: il 1917
L'inverno del 1917 è, per l'impero russo, il terzo di guerra a fianco dell'Intesa. È un inverno eccezionalmente duro: il freddo raggiunge punte di quaranta gradi sotto zero. Per la guerra è stato mobilitato un esercito enorme di 12 milioni di uomini, che sono però male armati e mal condotti e soffrono di una disastrosa penuria di ogni tipo di rifornimento. Negli oltre due anni di guerra, le perdite di uomini e mezzi sono state gravissime e la popolazione civile ha visto peggiorare di giorno in giorno le già misere condizioni di vita. I disastri militari, la miseria, la forte inflazione, la penuria alimentare fanno crescere l'avversione popolare verso lo zar, il governo e la guerra. Tra la fine del 1915 e l'inizio del 1917 in Russia si registra il più alto numero di scioperi d'Europa e anche il numero di diserzioni più esteso tra tutti gli eserciti in conflitto. Nel 1917 le rivendicazioni operaie, le richieste di riforma agraria dei contadini, il malcontento dei soldati, per lo più contadini poveri, si intrecciano con le posizioni dei socialisti: è il conflitto mondiale il contesto che rende possibile la rivoluzione.

Il contesto: l'impero russo
L'impero russo entrato in guerra nel 1914 è un impero plurinazionale e transcontinentale vastissimo, retto dallo zar Nicola II Romanov, salito al potere nel 1894. In Europa è il baluardo dell'assolutismo. Tutto il potere è concentrato nelle mani dello zar. La “Domenica di sangue” del 1905 ha indotto Nicola II a concedere l'istituzione di un parlamento (Duma). Nella sostanza però il potere autocratico dello zar è rimasto immutato e il regime continua nella sua azione di spietata repressione di ogni forma di rivendicazione e di stretto autoritarismo politico. Sul versante economico, l'impero zarista è una realtà arretrata, prevalentemente agricola. Le terre sono concentrate nelle mani di pochi grandi proprietari fondiari, aristocratici che hanno mantenuto tutti i loro privilegi, e di un numero più consistente di contadini agiati (kulaki), un'emergente borghesia agraria. Il resto della terra è divisa in piccoli appezzamenti tra milioni di contadini che vivono in piccoli villaggi, in case di legno, in condizioni spesso miserabili e che sono in gran parte analfabeti, fortemente tradizionalisti e molto religiosi. La recente industria metallurgica, siderurgica e tessile, sorta grazie a capitali stranieri o perché sostenuta dallo stato, è impiantata in un numero limitato di aree. La classe operaia è dunque concentrata in un numero ristretto di città (Pietrogrado, Mosca, Kiev, Rostov, Odessa, Baku) e in fabbriche di grandi dimensioni. La vita degli operai non è meno dura di quella dei contadini: gli orari sono prolungati e i salari bassissimi. Su una popolazione totale di 160 milioni di abitanti, solo 18 milioni vivono nelle città: quelle con insediamenti operai diventeranno gli epicentri del movimento rivoluzionario.

La rivoluzione di febbraio
23 e 24 febbraio: a Pietrogrado si susseguono cortei e scioperi di donne e di lavoratori. Il centro viene occupato. Scontri con la polizia. 25 febbraio: sciopero generale. Grandi dimostrazioni e incidenti con morti e feriti. Alcuni reparti militari si uniscono ai dimostranti. 26 febbraio: seconda “Domenica di sangue”. Decine di morti. Molti soldati si uniscono ai dimostranti e sparano sulla polizia. 27 febbraio: le autorità zariste non controllano più Pietrogrado. Si formano due distinti e indipendenti organismi di potere: il Governo provvisorio (espressione della borghesia, costituzionalista e controllato dai liberali moderati) e il Soviet di Pietrogrado (espressione degli scioperanti insorti e dei soldati che si sono uniti a loro, egemonizzato da socialisti di diverse tendenze: socialrivoluzionari, menscevichi, bolscevichi).

Da marzo a ottobre

Dopo l'abdicazione dello zar (2 marzo), i due poteri si fronteggiano e si scontrano sulla prosecuzione della guerra, sulla questione agraria, sul modello di stato, non senza contrasti interni; la situazione economica della Russia si aggrava e si intensificano le rivolte contadine nelle campagne, gli scioperi, le diserzioni; una rete di soviet si estende nei villaggi, nelle città e al fronte; le difficoltà del governo provvisorio sono sempre maggiori. Il mese cruciale è luglio: l'esercito è disgregato e il Governo provvisorio delegittimato. A settembre i Soviet si danno una direzione a maggioranza bolscevica. Il programma è quello espresso da Lenin, al suo ritorno dall'esilio: pace immediata senza annessioni e senza indennità, terra ai contadini, liberazione delle nazionalità oppresse, passaggio dei poteri ai Soviet (“Tesi d'aprile”).

La rivoluzione d'Ottobre
10 ottobre: il Comitato centrale bolscevico approva la soluzione rivoluzionaria. 15 ottobre: viene organizzato il Comitato militare rivoluzionario per guidare l'insurrezione. 24-25 ottobre: i bolscevichi si impadroniscono dei punti strategici della città, assaltano il Palazzo d'Inverno, esautorano il Governo provvisorio. 26 ottobre: in nome del “potere ai soviet”, il nuovo governo rivoluzionario presieduto da Lenin decreta sulla pace, sulla terra e sul controllo operaio delle fabbriche. A novembre le elezioni per l'Assemblea costituente, che mettono in minoranza i bolscevichi, sono annullate da Lenin. La sovranità viene riconosciuta solo ai Soviet, strumento della democrazia di classe. In realtà è concentrata nel Partito bolscevico, che dal marzo 1918 prende il nome di Partito comunista. Il 3 marzo la Russia sovietica firma la pace separata con la Germania ed esce dalla guerra, ma entra in una drammatica guerra civile. L'ottobre, ieri come oggi, è considerato da alcuni una rivoluzione, da altri un colpo di stato. In ogni caso, l'immaginario vincente dell'evento simbolo della Rivoluzione d'ottobre è quello della folla all'assalto, un'immagine questa, “immortalata” dal film Ottobre di S. Ejzenštejn, che è un'interpretazione.

*Dottore di ricerca in Modelli, Linguaggi e Tradizioni nella Cultura Occidentale, insegna Italiano e Storia nella scuola Secondaria superiore di Ferrara e ha insegnato Epistemologia e Storia delle scienze storiche presso la SSIS (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Ferrara). Membro della redazione de Il Bollettino di Clio, del direttivo e della segreteria nazionale di Clio '92, Associazione di insegnanti e ricercatori sulla didattica della storia, svolge attività di formazione e aggiornamento sulla didattica della storia. Ha pubblicato diversi articoli e lavori.

Pubblicato il 29/04/2010

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