di Francesca Giannessi*
Nelle società contemporanee basate sulla conoscenza, l’apprendimento per tutto il corso della vita è la condizione che permette alle società di evolvere e mantenere competitività nel contesto internazionale, e alle organizzazioni di progettare servizi innovativi.
La formazione permanente o continua è strettamente legata ad una forte evoluzione del concetto di formazione che ha reso impossibile “tenere separati il momento dell’apprendimento e della formazione da quello del lavoro come momenti distinti della vita dell’individuo”, (dal sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Ufficio Centrale O.F.P.L. – 5 novembre 2001) essa si propone come “l’insieme dei processi di apprendimento grazie al quale gli adulti, dopo la conclusione della prima fase di formazione a scuola, all’ università o sul lavoro, sviluppano le attitudini, arricchiscono le competenze, migliorano le qualifiche tecniche e professionali o le riorientano in funzione dei propri bisogni e di quelli della società (dalla dichiarazione finale della V Conferenza Internazionale dell’Unesco sull’educazione degli adulti – Amburgo 14/18 luglio 1997).
Indirizzi e evoluzioni a livello Europeo
Negli ultimi decenni in tutti i Paesi europei si è assistito ad un aumento significativo del livello di istruzione delle giovani generazioni, che ha consentito un migliore inserimento nel mondo del lavoro e l’incremento della produttività delle economie dei Paesi europei. D’altro lato, recenti dati Eurostat evidenziano come rispetto ad attività di educazione e formazione permanente (lifelong learning) sussistano tra i Paesi europei notevoli differenze(EUROSTAT, 'The social situation in the European Union – Key data on higher education 2007'). In particolare, le attività di educazione permanente sono più diffuse nei Paesi del Nord Europa e, di conseguenza, le possibilità di formarsi durante tutto il percorso della propria vita lavorativa sono più elevate in questi paesi rispetto a quanto avviene nel Sud Europa.
La centralità dell’educazione permanente è stata ribadita attraverso diverse azioni dell’Unione europea quali il 'Memorandum sull’istruzione e la formazione permanente della Commissione Europea del 2000' e la Conferenza sul Lifelong Learning dell’OCSE. In particolare il 'Memorandum' sollecita gli Stati membri ad aprire un dibattito sull’argomento con tutti gli attori, istituzionali, economici e della società civile, e sostiene inoltre la necessità che le università si aprano ad un pubblico più vasto di utenti e che dialoghino con gli altri sistemi di formazione.
Nel giugno 2002, il Consiglio dell’Unione Europea ha emanato una Risoluzione sull’apprendimento permanente, che lo rende un obiettivo orizzontale della strategia europea per l’occupazione.
Con decisione del Parlamento europeo e del Consiglio il 15 novembre 2006 è stato istituito il Programma d'azione comunitaria nel campo dell'apprendimento permanente, o Lifelong Learning Programme (LLP). Il Programma riunisce al suo interno tutte le iniziative di cooperazione europea nell'ambito dell’istruzione e della formazione dal 2007 al 2013, e sostituisce, unificandoli in un unico programma, i programmi Socrates, Leonardo da Vinci ed E-learning, attivi dal 1995 al 2006.
Il Programma supporta opportunità di apprendimento permanente dall’infanzia all’età adulta. Il suo obiettivo generale è contribuire, attraverso l'apprendimento permanente, allo sviluppo della Comunità quale società avanzata basata sulla conoscenza, con uno sviluppo economico sostenibile, nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale, garantendo nel contempo una valida tutela dell'ambiente per le generazioni future (Strategia di Lisbona). Rispetto all’assetto disegnato a livello europeo, le università, seppur a differenti livelli, si sono organizzate per attuare quanto previsto dal Programma attraverso l’istituzione di servizi per favorire la partecipazione degli studenti universitari alle proposte europee, nell’obiettivo di integrare le attività con i diversi soggetti coinvolti.
L’attuale programma di lavoro 'Istruzione e Formazione 2010', approvato dal Consiglio europeo di Barcellona nel marzo 2002, e inserito nel contesto della strategia di Lisbona, dà un quadro alla cooperazione europea nel settore dell’istruzione e della formazione con lo scopo principale di incoraggiare il miglioramento dei sistemi d’istruzione e di formazione nazionali attraverso lo sviluppo di strumenti complementari a livello di Ue, l’apprendimento reciproco e lo scambio di buone prassi.
In vista della scadenza del 2010 il Consiglio vorrebbe approvare un nuovo quadro strategico aggiornato; gli obiettivi indicati per il periodo 2010-2020 sono quattro: fare in modo che l’apprendimento permanente e la mobilità divengano una realtà; migliorare la qualità e l’efficacia dell’istruzione e della formazione; promuovere l’equità, la coesione sociale e la cittadinanza attiva; incoraggiare la creatività, l’innovazione e l’imprenditorialità.
La formazione continua universitaria
In Italia, negli anni passati, le Università hanno svolto attività di istruzione e formazione permanente quasi esclusivamente in termini di aggiornamento professionale dei propri laureati. Tutto ciò non ha avuto particolari ripercussioni sul contesto socio-economico nazionale e non ha sempre risposto pienamente alle esigenze provenienti dal mondo del lavoro o alle richieste di formazione e aggiornamento dei singoli. D’altro canto negli ultimi anni le università italiane si sono attivate rispetto a tali temi e hanno creato strutture universitarie che si occupano esclusivamente di quest'area dell'apprendimento, progettando e realizzando percorsi formativi in grado di rispondere alle esigenze di un pubblico composto da adulti. Infatti nell’indagine svolta dalla Conferenza dei Rettori della Università Italiane (CRUI) nel 2006 si evidenzia la presenza negli atenei di un "servizio per la formazione permanente" occupato nell’organizzazione di corsi di perfezionamento e aggiornamento professionale.
A questi si affiancano i percorsi Master (di primo e secondo livello) che hanno visto una proliferazione soprattutto in seguito all’attuazione del DM 509/99 prima e successivamente del DM 270/04.
I vari cambiamenti in atto a livello di organizzazione del lavoro, quali l’alternanza tra lavoro e aggiornamento, la formazione a distanza e la continuità fra periodo di formazione e di lavoro fanno emergere l’importanza di una formazione, a livello di scuola e università, in grado, da un lato, di fornire le conoscenze e competenze di base e avanzate e, dall’altro, di trasmettere la capacità di apprendere lungo tutto l’arco della vita professionale (accettazione dell’innovazione continua, flessibilità del ruolo professionale, ecc.).
La formazione permanente assume quindi un ruolo importante al fine di trasmettere una pluralità di competenze professionali, manageriali e trasversali anche nell’ottica di concorrere alla realizzazione delle strategie di sviluppo, economico e sociale, in differenti aree territoriali.
In quest’ottica le università possono svolgere un’azione di “servizio” al mercato della formazione attraverso un contributo scientifico e di ricerca; l’obiettivo potrebbe essere quello di offrire supporti a lungo termine per la definizione e l’attuazione di proposte formative in collaborazione con le istituzioni, le aziende e le differenti categorie sociali. La dimensione della rete territoriale e nazionale assume quindi una certa rilevanza soprattutto nell’ottica di individuare le strategie di sviluppo, far emergere i fabbisogni e definire gli standard formativi adeguati. Infatti, il tema dell’integrazione fra i diversi soggetti è un punto strategicamente correlato con una proposta di formazione che si presenti come una reale risposta alle necessità territoriali.
Coloro che hanno risposto all’indagine della CRUI, cui si è accennato in precedenza, auspicavano in tal senso la creazione di una rete nazionale universitaria dedicata ai temi della formazione permanente, al fine di favorire lo scambio di informazioni tra i diversi contesti universitari, e incentivare l’impegno delle università in tema di lifelong learning.
Sembra quindi auspicabile che le università, nel prossimo futuro, intensifichino il loro impegno, al fine di aumentare la loro proposta formativa nell’ottica dell’apprendimento permanente in sinergia con altri soggetti e in rispondenza alle esigenze di innovazione del territorio.
*Area progetti – Conferenza dei Rettori delle Università Italiane - CRUI
Pubblicato il 19/06/2009
La cultura in Rete secondo Treccani.