Il rapporto tra la struttura anatomica del cervello, complessa e concreta, e le funzioni della mente, sofisticate e astratte, è oggetto di intensi studi e speculazioni filosofiche da almeno quattro secoli. Però soltanto negli ultimi decenni l'avanzamento delle conoscenze della fisiologia del cervello, delle proprietà biomolecolari dei neuroni, della localizzazione delle funzioni cognitive e della organizzazione concettuale della mente, hanno permesso prodigiosi progressi nella delucidazione del rapporto mente-cervello. Ciononostante alcune questioni di fondo sono rimaste le stesse: cervello e mente sono una cosa sola e tutto può essere fatto discendere direttamente dall'uno all'altra oppure si tratta di oggetti sostanzialmente autonomi?
Per più di duemila anni filosofi, scienziati e naturalisti hanno dibattuto con alterne fortune se la mente fosse una semplice espressione del cervello, alla stregua di una secrezione ghiandolare, oppure se essa fosse di natura 'immateriale', un qualcosa che aleggia nelle circonvoluzioni cerebrali senza esserne la diretta espressione.
L'uomo ha sempre nutrito la smisurata ambizione di imitare l'atto divino della creazione e per secoli si è dedicato alla costruzione degli automi, macchine antropomorfe che riproducessero almeno qualche caratteristica umana.
L'insieme dei fenomeni che accompagnano la capacità di previsione, o ne dipendono o la favoriscono, come l'invenzione di soluzioni di problemi e il linguaggio, costituiscono la mente.
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