Grecia: affermazione della democrazia e modernità

Konstantinos G. Karamanlis vota al plebiscito sulla costituzione  Immagine tratta dal sito: http://www.karamanlisfoundation.gr

di Ninni Radicini*

Nella storia della Grecia contemporanea, il 24 luglio 1974 rappresenta una data di svolta. È il giorno del ripristino del sistema democratico dopo gli anni del ‘regime dei colonnelli’ instaurato il 21 aprile 1967: una parentesi tragica nel contesto geopolitico di un mondo diviso in blocchi (quello sovietico e quello statunitense).

La fine del regime dei colonnelli
L'inizio della implosione del regime si ebbe nel ‘73, quando Georgios Papadopoulos, presidente autoproclamato, instaurò il sistema repubblicano - esautorando la monarchia - e nel contempo mitigò le misure restrittive verso oppositori e stampa. Tali decisioni furono avversate dall’ala più intransigente che, dopo gli scontri del 17 novembre tra studenti del Politecnico di Atene e forze dell'ordine, conclusi con decine di morti e feriti, colse l’occasione per riprendere il comando. Il 25, con un controgolpe, il generale Ioannides destituì Papadopoulos e il primo ministro Markezinis, accusandoli di “aver tradito gli ideali della rivoluzione del ‘67”.
Il colpo definitivo arrivò il 20 luglio ‘74 quando l’esercito turco invase Cipro. La pessima gestione prima politica, delle vicende interne di Cipro, e poi militare, nei confronti della Turchia, portarono la Grecia sull'orlo del baratro. Il capo dello stato, il generale Gizikis, chiamò allora Costantinos Karamanlis, chiedendogli di formare un governo di unità nazionale. Karamanlis, uno dei grandi leader pre-regime, in esilio in Francia, tornò ad Atene il 24 luglio. Primo obiettivo: ridurre la tensione con la Turchia. Ci riuscì firmando un compromesso, seppure sbilanciato a favore dei turchi, che proseguirono l'avanzata nell'Isola occupandone il 40%.

Il ritorno alla democrazia
In politica interna, per salvaguardare l'integrità della struttura statale, il neopremier seguì lo stesso metodo applicato dal governo dei partiti antifascisti nell'Italia post 1945, esautorando soprattutto dirigenti e funzionari più compromessi con i golpisti, in modo da non bloccare l’operatività dell’amministrazione. Ridiede inoltre legittimità al Kke, il partito comunista greco, molto popolare per l'attivismo contro il regime, e indisse le elezioni per novembre.
Il 3 settembre 1974 Andreas Papandreou, leader carismatico della Sinistra, fondò il Pasok - Movimento socialista panellenico (Panellinio sosialistiko minima). Nacque come partito sostanzialmente marxista ma non dichiaratamente filosovietico come il Kke, con cui però condivideva antiamericanismo e scarsa fiducia verso la Cee - Comunità economica europea (oggi Ue). Papandreou riteneva che per vincere le elezioni sarebbe bastato conquistare il consenso di una parte degli elettori di Kke, soprattutto i giovani che, presumeva, in grande maggioranza avrebbero scelto tra i partiti di sinistra. Ma l’età per il voto era 21 anni – riducendo quella parte dell’elettorato – e inoltre molti lavoratori e studenti erano emigrati.
Il 4 ottobre 1974 Karamanlis fonda il partito di Nuova Democrazia (Nea demokratia). Il riferimento era l'Udf - Unione per la Democrazia, di Valery Giscard d’Estaing, presidente della repubblica francese e suo amico personale. Di stampo liberal-conservatore, si dichiara a favore della presenza nella Nato e dell'ingresso nella Cee.
 I nostalgici del vecchio regime si ritrovarono, insieme a conservatori anticomunisti e monarchici, nell’Ede - Unione democratica nazionale (Ethniki dimokratiki enosis). Tra Nd e Pasok, c’era l’Unione democratica di centro, di Georgios Mavros, che aveva una consistente ala filomonarchica.

Le elezioni e il referendum
L’elettorato considerava Karamanlis il più sicuro difensore dell’appena ripristinato sistema democratico contro possibili colpi di coda autoritari (lo slogan era “Karamanlis o i carri armati”). Delle otto liste che si contesero i trecento seggi dell'Assemblea nazionale (Vouli ton Ellinon) - parlamento monocamerale - Nd ottenne la maggioranza assoluta (220 seggi), seguita dalla Unione di centro (60), Pasok (12); Sinistra unita (8). Il 21 novembre ‘74 Karamanlis ricevette l’incarico di capo del governo. Il 28, la Grecia fu riammessa nel Consiglio d'Europa. L’8 dicembre un referendum confermò il sistema repubblicano (70% “Si”). Nel 1975, il processo agli ex componenti del regime, trasmesso in televisione, si concluse con condanne di ergastolo. L’11 giugno ‘75 entra in vigore la nuova Costituzione (Syntagma), poi emendata nel 1985 e nel 2001. Il 12, fu inviata la richiesta di adesione alla Cee, considerata garanzia di stabilità politica ed economica interna. Il 19, Costantinos Tsatsos venne eletto presidente della Repubblica.

Di nuovo alle urne
Nel 1977 si ebbero elezioni anticipate. Fu una scelta di Karamanlis, che il Pasok contestò ritenendo fosse solo un modo per evitare gli effetti di un rallentamento dell’economia. Rivinse Nd (171 seggi) ma il Pasok crebbe molto (93). Nd subì la concorrenza a destra di Ep (Fronte Nazionale, prima Ede), che raggiunse il 7% e, in misura minore, di Kf (Komma fileleftheron, il Partito dei Liberali) di Costas Mitsotakis, primo ministro dal ‘90 al ‘93.
L’Unione di centro subì gli effetti della polarizzazione verso Nd e Pasok. Kke si presentò per la prima volta da solo e ottenne il 9,4%. Dopo il ’74, il sistema politico ellenico è stato caratterizzato dal bipolarismo imperfetto di Nd e Pasok. Dal 1981, insieme hanno ottenuto più dell’80% (tranne il 79,6% del 1996). Il risultato più basso è stato nel '77 (67%).

La situazione economica
Il Pasok capitalizzava i cambiamenti avvenuti a partire dagli anni ‘60, quando il ‘boom’ economico nell’industria e nel terziario portò allo spopolamento delle aree rurali, alla trasformazione di un gran numero di contadini in operai, e alla crisi di piccole imprese a conduzione familiare. Si pensi che all’inizio degli anni ‘50 l’80% del reddito procapite proveniva dall’agricoltura, mentre nei primi anni 70 era già ridotto a metà.
Tra il ‘74 e il ‘79 vi fu una crescita economica costante, con un tasso medio del 3,7% contro il 2% comunitario, tranne nel ‘74, in conseguenza della crisi di Cipro e della riduzione delle disponibilità di petrolio in tutti gli stati occidentali. Era la prosecuzione della fase iniziata negli anni 60, quando la crescita era al 7% contro il 3,9% continentale.
L’obiettivo principale del secondo governo Karamanlis era l’ingresso della Grecia nella Cee. Associata dal ‘62, era stata sospesa nel ‘67. Nonostante lo scetticismo di una parte della popolazione, il 28 maggio ‘79 fu firmato il trattato di adesione (in vigore dal 1° gennaio ‘81): la Grecia diventava il decimo stato comunitario. A quel punto, Karamanlis si dimise e il 15 maggio ‘80 fu eletto Presidente della repubblica.

Crisi e ripresa della Grecia contemporanea
Nel 1981 un’altra svolta. Pasok va al governo, vincendo le con il 48,1%. Le modifiche, in senso socialdemocratico, al programma del Pasok tra il 1977 e il 1981 si dimostrano vincenti. Papandreou governò per tutto il decennio (fino al giugno ‘89) e dovette affrontare gli effetti della crisi petrolifera internazionale del ‘79, a seguito del cambio di regime in Iran, e di una congiuntura economica negativa. La crescita fu ridotta e indebolita da vari fatori: una inflazione a due cifre; la maggiore offerta di manodopera; la crisi di grandi imprese in conseguenza della diminuzione delle esportazione e aumento dei costi e dei salari.
Gli interventi pubblici attenuarono la crisi, che però si inasprì all'inizio degli anni ‘90, fino al 1994, quando su scala mondiale partì una nuova fase di crescita trainata dalla ‘new economy’. Per la Grecia e per il popolo ellenico fu il momento del rilancio e dell’orgoglio simboleggiato dalla assegnazione dei Giochi olimpici del 2004, anno in cui tornò al governo Nd con Costas Karamanlis (nipote dell’ex premier).
Oggi la Grecia vanta una crescita economica superiore alla media comunitaria, infrastrutture moderne e un’immagine internazionale di paese credibile. Si pensi che la Cina ha chiesto la consulenza esclusiva di Atene per l’organizzazione delle Olimpiadi del 2008. Traguardi raggiunti grazie alla stabilità politica e alla capacità di un intero popolo di lavorare insieme per il prestigio della repubblica ellenica.

 

*Studioso e commentatore delle vicende politiche della Grecia contemporanea. Collabora con varie pubblicazioni fra cui il portale «Mondo Greco», il quindicinale «Orizzonti Nuovi».



Pubblicato il 16/5/2007

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