Il 10 dicembre 1948, l’Assemblea generale delle Nazioni unite proclamava la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Era l’atto di nascita del diritto internazionale dei diritti umani, che tanta strada ha fatto da allora. La riscoperta del valore della dignità umana dopo la guerra e i campi di sterminio, i vecchi e i nuovi diritti, le procedure per garantirli, i problemi del nuovo mondo globale: questi i temi per un bilancio e per valutarne le prospettive future.
La nascita dei diritti, quali possiamo intenderli oggi nella loro polarizzazione con il potere è quella delle libertà civili e politiche rivendicate contro il potere pubblico, per un primo tratto, e poi dei diritti umani proclamati dinanzi a tutti gli Stati del mondo
È convinzione consolidata che la garanzia sia una condizione essenziale per assicurare l'effettività di un diritto; che non si possa parlare di diritti se le posizioni soggettive non vengono efficacemente protette.
All'interno della cornice tracciata dalla Dichiarazione Universale dei Diritti umani, tra il ricchissimo catalogo di diritti in essa raccolto, un posto di indubbio rilievo occupa il riferimento, operato nell'articolo 22, alla "sicurezza sociale" degli individui.
La Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo compie un lungo processo storico, e ne apre un altro. Con essa viene a compimento la vicenda che prende le mosse dalla Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino della Rivoluzione francese e si avvia una nuova storia, quella della internazionalizzazione dei diritti umani.
Fino al 10 dicembre del 1948, giorno in cui l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha votato a larga maggioranza la Dichiarazione universale, i diritti umani non erano internazionalmente riconosciuti;
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