Derek Walcott e gli inizi della letteratura caraibica

di Matteo Campagnoli*

La scoperta di una vocazione e il contagio della parola poetica, gli albori di una letteratura e il ruolo dell’impero britannico nella diffusione dei nuovi testi, la prima compagnia teatrale dei Caraibi e il costante inizio del mondo che è la poesia.
La prima lettura dei versi di un poeta può rivelarsi inaspettatamente scioccante.
A volte bastano solo poche sillabe e ci sentiamo sopraffatti da un misto di rivelazione e stupore per qualcosa di indefinibile che, al di là di ogni possibile logica, sembra riguardarci fin troppo da vicino. Come in una sorta di Big Bang linguistico, quelle parole possono infatti contenere, in forma compressa e condensata, parte del nostro futuro.
Di una simile esperienza parla John Keats nel suo sonetto “On First Looking into Chapman’s Homer”; prendendo spunto da Keats, ne parlano Borges nelle sue “lezioni americane” e Derek Walcott nel suo poema autobiografico Another Life. In Walcott, la situazione in cui avviene l’incontro è la seguente: siamo a St. Lucia nella seconda metà degli anni Quaranta; Walcott è un adolescente dal talento artistico e Harry Simmons, un pittore nero dell’isola, gli dà lezioni di pittura. Dopo aver passato il pomeriggio a disegnare la baia di Vigie, Walcott rientra nello studio del maestro per fargli vedere il lavoro, e mentre Harry finisce di correggerglielo, Derek si volta:
 

Sotto la lampadina
un libro verde, posato
a faccia in giù. Luna
e mare. Ne lesse
il dorso. PRIME POESIE:
CAMPBELL. Il pittore,
quasi assente, lo voltò e iniziò a leggere:

“Santa sia
la bianca testa di un Negro,
sacro sia
il nero lino di un bambino nero...” 

E da un libro nuovo,
rilegato in un tessuto verdemare, i cui versi
uguagliavano l’euforia che il loro lettore,
remando nell’aria attorno a lui, trasmetteva,
un’altra vita sembrò ricominciare,

First Poems di George Campbell è uno dei primi libri pubblicati nei Caraibi, per l’esattezza a Kingston, in Giamaica, nel 1945. L’esperienza di Walcott qui descritta è una delle due o tre rivelazioni giovanili (le altre sono un innamoramento e un rapimento estatico nel mezzo di una foresta) che hanno fatto di lui un poeta; ed è, mutatis mutandis, ciò che in quel periodo stava accadendo con una frequenza straordinaria sulle isole dei Caraibi, dove, con la stessa naturalezza e con la stessa copiosità delle foglie tropicali, erano da poco iniziati a spuntare i primi fogli manoscritti e dattiloscritti dell’arcipelago.
Alcuni dei loro autori si chiamavano Samuel Selvon, C.L.R. James (Trinidad), Edgar Mittelholzer (Guyana), Roger Mais (Giamaica), Jean Rhys (Dominica), Eric Roach (Tobago), George Campbell (Panama). I libri che scrissero iniziarono a essere stampati, in Inghilterra, e a circolare per le isole innescando una sorta di contagio: i giovani letterati caraibici venivano a contatto con i primi germi di un nuovo dire e, tra alcuni di loro, si sparse una febbre che procurava visioni. Come per l’equipaggio di Cortez nella poesia di Keats, sorprendenti e inaspettati orizzonti si aprivano; con la differenza che qui non erano i colonizzatori ad affacciarsi su un paesaggio alieno, ma i nativi a vedere il loro mondo con occhi nuovi.

Guardando ciò che accadde da una prospettiva storica, si può dire che stesse nascendo una nuova letteratura, una letteratura che si nutriva non solo di se stessa, ma anche della tradizione europea e dei testi che arrivavano dalle isole di lingua spagnola e francese (nel caso di Walcott, ad esempio, è difficile sopravvalutare l’effetto della scarica poetica ricevuta dal contatto con i versi dell’antillano St. John Perse e del martinicano Aimée Césaire).
Fu un decennio, quello tra la metà degli anni Quaranta e la fine degli anni Cinquanta, durante il quale una riluttante Inghilterra dovette iniziare a fare i conti col fatto che, con sua buona pace, una gran parte dei più autorevoli scrittori che la lingua inglese stesse producendo non solo proveniva dalle ex-colonie, ma era anche composta da neri. Paradossalmente, però, fu proprio il giustamente deprecato impero britannico a rendere possibile la circolazione delle loro opere.
Dal 1946 al 1958 il programma radiofonico della BBC “Caribbean Voices”, inizialmente sotto la direzione illuminata di Henry Swanzy, contribuì in modo determinante a far conoscere gli scrittori emergenti dei Caraibi, in patria e in Inghilterra. I migliori autori di quella generazione – tra i più noti, oltre a Walcott, George Lamming e Edward Kamau Brathwaite delle Barbados; Wilson Harris della Guyana; Andrew Salkey, nato a Panama e cresciuto in Giamaica; V.S. Naipaul di Trinidad – collaboravano regolarmente alla trasmissione inviando racconti, saggi, pièce e poesie. Per la prima volta, gli abitanti delle isole poterono così ascoltare, settimanalmente e per una ventina di minuti, una letteratura che parlasse non di tormente di neve e narcisi, ma di mari assolati e laurier-cannelles, e che, soprattutto, lo facesse con accenti e ritmi propri.
“Caribbean Voices” fu sì una fondamentale piattaforma di lancio, ma anche una fonte di sostentamento, sia perché pagava bene i pezzi (Walcott ricorda una ghinea al minuto – il che, detto tra parentesi, lo spingeva a scrivere poesie più lunghe) sia perché offrì un impiego, come lettori, a molti degli scrittori emigrati in Inghilterra. I quali, a dire il vero, erano la maggior parte, dato che l’iter classico per gli aspiranti letterati caraibici era quello di aggiudicarsi una Islands Scholarship e, grazie a questa, essere ammessi a Oxford o a Cambridge.
Le due giovani promesse che rimasero in patria furono il giamaicano Vic Reid e Derek Walcott. E fu proprio Walcott a diventare ben presto il protagonista di una lotta per l’affermazione dell’arte, della letteratura e del teatro nei Caraibi.
Dopo essersi laureato alla University of the West Indies in Giamaica, Walcott si trasferì a Trinidad, dove nel 1959 fondò la prima compagnia teatrale dell’arcipelago, il Trinidad Theatre Workshop. Gli esordi del TTW riflettono gli interessi eclettici del suo fondatore; tra gli autori messi in scena troviamo Thornton Wilder e Tennessee Williams, Jean Genet, G.B. Shaw e Synge, Wole Soyinka e Erich Roach, nonché lo stesso Walcott, che era insieme regista e direttore della compagnia; due ruoli, questi, che egli mantenne strenuamente per una ventina d’anni, affiancandoli al lavoro di poeta, drammaturgo e, per sopravvivere, recensore di più-o-meno-qualsiasi-cosa-attinente-all’arte per il Trinidad Guardian.

Purtroppo ancora oggi nei Caraibi, nonostante gli enormi sforzi compiuti, non è possibile vivere di teatro. Forse a cavarsela un po’ meglio sono gli scrittori, ma solo perché nel frattempo sono sorte diverse università in cui possono insegnare. Chiunque voglia perseguire una carriera è comunque ancora costretto a emigrare in Inghilterra o negli Stati Uniti, come a un certo punto ha dovuto fare anche Walcott. Ora che ha appena compiuto ottant’anni e ha smesso di insegnare a Boston, Walcott è tornato definitivamente a St. Lucia, dove, a più di mezzo secolo di distanza, continua a scrivere e a celebrare quell’inizio costante della letteratura e del mondo che avviene ogni qualvolta un poeta appoggi la propria penna sul foglio; un momento eterno, al di là della storia, e delle storie della letteratura.


*Poeta e traduttore



Pubblicato il 23/9/2010
 

 

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