Intervista a Luca Gallesi a cura di Roberto Carnero*
Qual è il ruolo della traduzione nella didattica delle lingue straniere? In che modo integrare metodo comunicativo e studio delle regole grammaticali? In che rapporto va posto lo studio della lingua con quello della letteratura? Ne parliamo con un esperto di glottodidattica, il professor Luca Gallesi.
Luca Gallesi si è laureato a pieni voti in Lingue e letterature straniere moderne all’Università Cattolica e, successivamente, in Lettere moderne all’Università degli Studi di Milano. Comincia a lavorare nel campo dell’insegnamento linguistico da una cattedra di Lingua inglese dei Civici Corsi di Lingue del Comune di Milano e frequenta numerosi corsi di specializzazione per insegnanti, sia in Italia che all’estero, conseguendo la qualifica di istruttore TOEFL. A partire dal 1996, affianca all’insegnamento della lingua inglese quello della lingua italiana per stranieri, istituendo, sempre per il Comune di Milano in collaborazione con l’Università per stranieri di Siena, i corsi di preparazione alla certificazione CILS (Certificazione di Italiano come Lingua Straniera) sino al livello più alto. Da qualche anno insegna Lingua e Letteratura inglese al Civico Liceo Linguistico Manzoni di Milano. Collabora come giornalista alle pagine culturali di quotidiani e riviste a diffusione nazionale e ha curato e tradotto opere di W.B.Yeats, John Florio, Alfred Richard Orage e soprattutto Ezra Pound.
Professor Gallesi, ormai da alcuni decenni nell’insegnamento delle lingue straniere si è affermato il cosiddetto ‘metodo comunicativo’. In che modo si può integrare nella prassi didattica tale metodo con la trasmissione delle regole grammaticali?
“Molto dipende dalla lingua straniera insegnata: quella inglese è una grammatica più semplice e più flessibile di quella tedesca o di quella italiana. Questo non significa che sia più facile, ma solo che è molto più efficace un apprendimento continuo e sul campo, cioè ‘comunicativo’, rispetto allo studio sistematico e approfondito delle nozioni basilari, che invece è maggiormente indicato per altre lingue. Quando gli studenti apprendono e, magari, memorizzano dialoghi incentrati su funzioni e situazioni della vita quotidiana, sarà per loro più facile ricordare le strutture linguistiche appropriate in ogni circostanza. Il ruolo dell’insegnante, ovviamente, va ripensato: egli non è più il modello da imitare da allievi che ascoltano e ripetono, ma è il moderatore e lo stimolatore degli studenti che vanno incoraggiati a comunicare e comprendere, non dico trascurando ma, per lo meno all’inizio, mettendo da parte la ricerca dell’accuratezza astratta”.
Come è possibile ottimizzare il rapporto tra insegnamento della lingua e insegnamento della letteratura?
“Nelle scuole italiane lo studio della letteratura viene affrontato sistematicamente a partire dal triennio, ossia quando gli studenti hanno già acquisito una discreta padronanza della lingua che consente loro di avvicinarsi al testo senza la mediazione del traduttore. A partire da questo momento, è opportuno incoraggiare, oltre allo studio di quanto incluso nel programma scolastico, la lettura di romanzi e racconti di autori contemporanei che possano suscitare l’interesse personale degli studenti. La saga di Harry Potter, per esempio, o i romanzi di S. Kinsella o anche libri di fantascienza come I Am legend di R. Matheson hanno coinvolto i ragazzi che hanno così sfruttato l’opportunità di arricchire e completare l’apprendimento strettamente scolastico della lingua”.
Sempre in seguito all’approccio comunicativo, a scuola non si pratica più la traduzione. Secondo lei è giusto così oppure potrebbe essere utile ripristinare tale esercizio? E se sì in quali modi?
“Personalmente, ma so che molti colleghi non sono d’accordo, non ritengo affatto utile la pratica della traduzione, che richiede abilità particolari e diverse da quelle richieste dall’apprendimento di una lingua. Non è un caso che, già più di vent’anni fa, all’università si chiedesse agli studenti di lingue di effettuare una prova di traduzione soltanto all’ultimo anno, dopo aver passato tutti gli altri esami fondamentali. Un numero sempre maggiore di atenei italiani richiede oggi ai propri studenti di superare certificazioni internazionali come il First Certificate, il CAE e soprattutto il TOEFL, esami che non misurano tanto l’accuratezza quanto la capacità di comprensione del candidato, che deve riuscire a capire e a farsi capire. Una lingua è un organismo vivente, che opera all’interno della realtà, e non un decalogo di regole chiuse in una grammatica astratta; ecco perché non considero utile l’esercizio di traduzione di un testo letterario. Altra cosa è, invece, aiutare gli studenti ad ampliare la loro sensibilità letteraria, che significa imparare a gustare le caratteristiche esclusive e irripetibili di ogni lingua che infatti va mantenuta distinta da tutte le altre”.
Nell’insegnamento delle letterature straniere è utile affiancare la lettura di testi in lingua a quella di testi in traduzione? In che modo è possibile farlo?
“Come si sarà già capito, non amo le traduzioni e quindi non ho mai chiesto ai miei studenti di tradurre i testi studiati, così come del resto i miei professori hanno fatto con me ai tempi lontani dell’Università. Ho anche sempre cercato di evitare libri di testo con note in italiano, che spesso guastano il gusto unico del vocabolo straniero, che va capito e non tradotto. Sono certo che si apprezza meglio una poesia o un romanzo se lo si avvicina nella lingua originale, come dimostra il fatto che ben difficilmente una traduzione regge più di una ventina d’anni, mentre l’originale sfida i secoli. A questo proposito, offro talvolta alle classi più avanzate dei componimenti brevi con traduzioni in più lingue tratte dall’eccellente serie trilingue diretta anni fa da Valerio Magrelli per Einaudi. Visto che nella mia scuola si studia anche il cinese, mi è stato possibile far riflettere e, spero, apprezzare, le antiche poesie cinesi tradotte in inglese da Ezra Pound e volte in italiano da Mary de Rachewiltz, comparando le potenzialità espressive degli ideogrammi cinesi con la sensibilità poetica di Pound e la competenza linguistica di Mary de Rachewiltz”.
*Insegna Letteratura italiana contemporanea all’Università degli Studi di Milano e Letterature comparate all’Università del Piemonte Orientale
Pubblicato il 21/10/2008
Ti aiuta a studiare e ti conduce velocemente al tuo obiettivo!
Puoi entrare in qualsiasi momento e ovunque tu sia,
utilizzando i nostri materiali didattici e contattando i
nostri docenti per seguire le Short Lesson o
per accedere alle Ripetizioni on-line.
Entra subito
La cultura in Rete secondo Treccani.