Buddhismo e Occidente

Rappresentazione di Buddha. Immagine tratta dal sito: www.ttbc-dharma.com

di Donatella Rossi*

Negli ultimi decenni il mondo occidentale ha sviluppato un notevole e crescente interesse per le culture orientali; a livello accademico sono stati compiuti molti progressi nello studio filologico, storico-religioso e archeologico di realtà culturali millenarie, le quali hanno svelato all'Occidente nuove dimensioni e prospettive, anche di carattere ontologico e soteriologico.
L'interesse nei confronti di tali culture non è solo stato motivato da intenzioni squisitamente intellettuali o spirituali, bensì, come è in parte comprensibile, da ragioni economiche e politiche, non sempre scevre da impulsi colonizzatori.
L'insoddisfazione sociale degli anni Sessanta e Settanta ha spinto molti giovani oltre le frontiere dei propri orizzonti culturali e religiosi alla ricerca di valori che potessero meglio risuonare in un contesto di approfondimento della propria individualità e identità. Così, a partire da quegli anni, assistiamo a un doppio movimento: viaggi in Oriente di occidentali interessati a scoprire diverse realtà culturali, e viaggi in Occidente di maestri orientali, buddhisti in particolare, che trasmettono le loro conoscenze; una sorta di 'colonizzazione al contrario', che avrà ripercussioni e sviluppi molto interessanti nella riconfigurazione delle preferenze religiose e spirituali di migliaia di occidentali, e che ha contribuito alla creazione di movimenti, centri, comunità e associazioni culturali e multimediali, le quali spaziano dalle discutibili espressioni sincretiche della New Age, alla conversione convinta a scuole e tradizioni religiose ben definite.

La dottrina del Buddha
Qual è il contributo del Buddha alla ricerca delle risposte che gli esseri umani si sono posti per secoli nei confronti del mistero dell'esistenza? Il Buddha storico Shakyamuni, al secolo Siddharta Gautama (la cui data di morte è ancora oggetto di controversia, ed è compresa fra il 480 e il 368 a.C.), individua, attraverso sforzi ascetici e contemplativi, dati essenziali relativi a questo mistero, che costituiscono il fulcro della sua dottrina.
Si tratta delle famose Quattro Nobili Verità: la Verità della sofferenza, dell'origine della sofferenza, dell'estinzione della sofferenza e del sentiero che porta a tale estinzione. Il suo messaggio, logico e chiaro, può essere compreso da tutti, non è limitato da distinzioni di caste o classi sociali, e offre a tutti indistintamente la possibilità di riscattarsi dalla morsa della sofferenza, per raggiungere uno stato di evoluzione spirituale completa. Il punto essenziale riguarda l'errata percezione che gli esseri hanno di se stessi: tutti i fenomeni non sono altro che 'eventi' aggregati e compositi, impermanenti, soggetti a trasformazioni infinite. In altre parole, nulla nell'universo possiede una natura intrinseca, propria, indipendente e permanente. L'Io è soltanto un costrutto mentale, ed è proprio questa credenza in un Io separato dal resto che genera ogni forma di sofferenza. Comprendere che l'Io non ha natura propria equivale ad abbracciare la realtà assoluta dell'universo, e ritornare alla propria vera natura, che è sì vuota, ma anche piena di potenzialità infinite; riconoscere di possedere questa matrice profonda dentro di sé, e vivere e morire con questa consapevolezza, equivale a essere Buddha, un individuo completamente purificato dalle emozioni e dalle afflizioni concettuali provocate dall'attaccamento a una visione dualistica e dicotomica fondamentalmente stressante. Il Buddha non impone la propria visione, non afferma che la sua visione è da prendere solo con la fede. Egli chiede di valutarla sulla base delle esperienze di vita a cui ciascun individuo è soggetto.
I modi in cui questo messaggio iniziale del Buddha si è trasmesso ed evoluto in India e - attraverso le vie commerciali dell'Asia Centrale - in Tibet, Cina, Giappone, Corea e in tutto il Sudest asiatico - sono stati numerosi e variegati. Per secoli, e fino ai giorni nostri, speculazioni filosofico-dottrinali e metafisiche concepite da spiriti brillanti e mistici si associano a tendenze più prosaiche, ma non per questo meno significative, legate alle realtà e alle naturali preoccupazioni mondane dei fedeli. In questo contesto, divinità di origine indiana e autoctona si trasformano e viaggiano, dispensando benedizioni e protezioni. Scuole e sette lottano per la supremazia e i favori imperiali; tendenze messianiche si sviluppano; lignaggi si consolidano sia a livello religioso che politico, come nel caso della teocrazia dei Berretti Gialli, la scuola che ha avuto fino al 1959 la figura del Dalai Lama come capo politico e spirituale.

Il successo del buddhismo in Occidente
Questo fantastico fenomeno religioso inizia a essere noto all'Occidente grazie all'intervento dei missionari, e conseguentemente all'interesse specifico di studiosi ed esploratori (basti pensare al famoso Giuseppe Tucci, 1895-1984), i quali iniziano a promuovere ricerche nel campo orientalistico, un campo che nel giro di qualche decennio si è trasformato in una realtà scientifica internazionale di grande valore culturale.
Ciò che è giunto alle persone 'non addette ai lavori' rappresenta un fenomeno non propriamente uniforme, e che varia a seconda delle nazioni in cui iniziano ad approdare rappresentanti spirituali delle numerose tendenze e scuole buddhiste dell'Oriente. All'inizio lo zen sembra essere il più popolare, ma con il passare del tempo è il buddhismo del Tibet e quello del Sudest asiatico che si diffondono con notevole successo. Le ragioni di questo successo del buddhismo in Occidente vanno forse ricercate nell'inadeguatezza dimostrata dai modelli e dai parametri meccanicistici cartesiani e newtoniani, non da ultimo nella fisica. Il materialismo e l'antropocentrismo promossi da tali modelli hanno creato la necessità di ritrovare una 'organicità', una armonizzazione naturale del rapporto materia-spirito, apparentemente non più recepibili attraverso i sistemi utilizzati dall'establishment giudaico-cristiano, e certamente non realizzabili attraverso i superficiali valori consumistici. Questo processo è ancora in via di definizione. Chi desidera accostarsi alla conoscenza del buddhismo dovrebbe in ogni caso studiarne seriamente la storia e i lignaggi, interrogare i maestri a cui si rivolge, per verificarne l'affidabilità e la preparazione, e cercare di comprendere il messaggio profondo delle varie tradizioni, senza tuttavia disdegnare le proprie. Poiché, come ha affermato il grande mistico indiano Paramahamsa Ramakrishna (1836-86), le religioni sono come i molteplici sentieri di una montagna. Ma la cima della montagna è una sola.

*Insegna Religioni e filosofie dell'Asia orientale presso la Facoltà di Studi orientali dell'Università La Sapienza di Roma.

Pubblicato il 17/1/2006

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