Viaggiare per ammirare l'arte di paesi lontani è un atto quasi scontato, e spesso banalizzato, nell’epoca del turismo di massa. Ma un tempo era l’unico modo per conoscere le creazioni artistiche e intellettuali dei popoli e il viaggiare per l’arte era al tempo stesso arricchimento delle conoscenze, apertura a nuove forme di espressione, rinnovamento spirituale. Il Grand Tour, ossia il viaggio intrapreso da un grande numero di aristocratici, intellettuali, scrittori verso tutti i paesi d’Europa, in particolare l’Italia. Roma con il suo carico di vestigia, era il luogo privilegiato di queste mete. Il visitare luoghi ha un riscontro immediato nell’affermarsi della corrente pittorica del vedutismo, con Venezia che primeggia, rappresentata nei dipinti straordinari di van Wittel e di Canaletto.
Il tema delle 'meraviglie del mondo antico' non ha mai cessato di affascinare studiosi, eruditi, viaggiatori ed esploratori.
L'eredità dell'arte antica è stata soprattutto una eredità architettonica, le immani rovine romane furono esempio e motivo di riferimento per gli architetti fin dal Medioevo
La tradizione del Vedutismo in Età moderna principia nel nome di Gaspar van Wittel (1653-1736), il quale giunse a Roma poco più che ventenne nel 1675 al seguito di Cornelis Mayer, ingegnere idraulico con la funzione di assistente topografo.
Nel corso della seconda metà del Cinquecento e per tutto il Seicento il Grand Tour ha una connotazione prevalentemente aristocratica, anche se artisti e intellettuali possono in qualche misura considerarsi l'avanguardia di un'armata volta alla conquista pacifica dell'Europa.
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