Max Weber: l'etica della responsabilità

Ritratto di Max Weber. Immagine tratta dal sito: www.dhm.de

di Francesco Miano*

"È il destino della nostra epoca, con la razionalizzazione e l'intellettualizzazione ad essa propria, e soprattutto con il suo disincantamento del mondo che proprio i valori ultimi e più sublimi si siano ritirati dalla sfera pubblica per rifugiarsi nel regno oltremondano o nella fratellanza delle relazioni immediate tra gli individui. Non è accidentale che la nostra arte più elevata sia intima e non monumentale, né che oggi soltanto all'interno delle comunità più piccole, nel rapporto tra uomo e uomo, nel pianissimo, pulsi quel qualcosa che corrisponde a ciò che un tempo pervadeva come un soffio profetico, in forma di fiamma impetuosa, le grandi comunità e le teneva insieme". Così affermava Max Weber in una sua notissima conferenza del 1917 (La scienza come professione, Torino, Einaudi, 2004, p. 43).

La preoccupazione per i beni esteriori
A distanza di quasi novant'anni, il processo da Weber individuato è andato avanti nella linea di uno strapotere della tecnologia e dei processi di razionalizzazione. "Quando l'ascesi passò dalle celle conventuali alla vita professionale [...] contribuì, per parte sua, a edificare quel possente cosmo dell'ordine dell'economia moderna [...] che oggi determina, con una forza coattiva invincibile, lo stile di vita di tutti gli individui che sono nati in questo grande ingranaggio [...]. Solo con un leggero mantello, che si potrebbe sempre deporre, la preoccupazione per i beni esteriori doveva avvolgere le spalle dei suoi santi [...]. Ma il destino ha voluto che il mantello si trasformasse in una gabbia di durissimo acciaio" (Sociologia della religione, vol. I, Milano, Comunità, 1982, pp. 191-192). I beni esteriori acquistano un potere sempre più forte tanto da divenire ineluttabile, smarrendo l'originaria derivazione ascetica di cui il capitalismo ormai vittorioso non ha più bisogno. Per Weber l'uomo appare così sempre più stretto tra il dominio dell'economico e del tecnologico, da un lato, e un mondo che nel suo complesso gli appare privo di senso, un mondo irrazionale dal punto di vista etico, dall'altro. Weber concludeva, infatti, la sua conferenza del 1917 affermando: "Oggi tutti coloro i quali vivono in attesa di nuovi profeti e nuovi redentori si trovano nella stessa situazione che risuona in quel bel canto della sentinella di Eidom durante il periodo dell'esilio, raccolto nell'oracolo di Isaia : 'Una voce chiama da Seir in Eidom: sentinella quanto durerà ancora la notte? E la sentinella risponde: verrà il mattino, ma è ancora notte, se volete domandare ritornate un'altra volta'. Il popolo al quale veniva data questa risposta ha domandato e atteso ben più di due millenni, e conosciamo il suo sconvolgente destino. Ne vogliamo trarre l'insegnamento che anelare e attendere non basta, e faremo altrimenti: ci metteremo al nostro lavoro e adempiremo alla richiesta di ogni giorno – come uomini e nella nostra attività professionale. Ma ciò è semplice quando uno abbia trovato e obbedisca al demone che tiene i fili della sua vita" (La scienza come professione).

La responsabilità della decisione: da collettiva a individuale
Sulle spalle del soggetto agente viene addossato il peso della decisione e dell'azione. Essendosi appannato l'orizzonte progettuale della vita comune e prevalendo un processo complessivo di spersonalizzazione - il 'mantello' trasformato in 'gabbia d'acciaio' - al singolo è richiesta l'assunzione piena e totale della responsabilità del suo agire, quella responsabilità della decisione, che certo non può essere mai delegata ad altri se è decisione autenticamente personale, ma che comunque sempre meno può avvalersi di contesti collettivi che non siano totalizzanti e che siano invece capaci di fungere da supporto di pensiero, da criteri condivisi per l'agire. La sentinella continua a ripetere che è ancora notte. Weber, riflettendo sull'immagine platonica della caverna (libro VII della Repubblica), sottolinea che ciò che per Platone era un semplice insieme di ombre proiettate sulle pareti della caverna è divenuto vera realtà, mentre il sole stesso è diventato come un fantasma, privo di vita. La scienza non si pone infatti più il problema del sole, dalla cui luce farsi illuminare in modo chiaro, non si occupa della verità in sé, ma solo dei modi, dunque delle procedure per uscire fuori dalla caverna e quindi seguire le ombre. La scienza è diventata un insieme di strumenti espressivi, esplicativi, procedurali, operativi. Non cerca più il sole o quantomeno non lo ritiene verità che illumina, la scienza non cerca più il senso, non valuta, è avalutativa. La ricerca del senso è affidata esclusivamente al singolo. Ecco allora il pluralismo, e spesso l'antagonismo, o la tragica inconciliabilità, la lotta tra i valori non più assoluti ma solo possibili. Il singolo può sceglierli per sé in senso assoluto guidato dal suo demone, ma ciò non può valere per tutti e per tutti allo stesso modo. Alla scienza, alla filosofia, alla razionalità in genere rimane il compito di garantire la possibilità della libera espressione delle possibilità, ma non di indicare l'unico senso vero per tutti.

La risposta all'irrazionalità etica del mondo
Nasce qui l'idea weberiana di un'etica della responsabilità. Se il conflitto dei valori è un luogo fondamentale in cui l'Io si forma, l'etica della responsabilità rappresenta la presa di coscienza proprio del politeismo dei valori e la conseguente assunzione di scelte personali in un contesto che per il singolo è assolutamente privo di garanzie. L'alternativa tra Gesinnungsethik (espressione tradotta in italiano in modo non univoco con 'etica dell'intenzione', 'etica della convinzione', 'etica dei principi') e Verantwortungsethik (tradotta univocamente con 'etica della responsabilità'), quell'alternativa che compare in La politica come professione su cui i critici si sono molto soffermati, è solo parzialmente un'alternativa. La Gesinnungsethik, fondata su principi universali e, in particolare, su una convinzione : "agisci rettamente e affida a Dio il risultato delle tue azioni" non può oggi non essere integrata da quel senso etico della responsabilità che si esprime in un agire che, specie considerato dal punto di vista della politica, ponga in grado di coniugare fini, mezzi e conseguenze dell'agire e, in un senso più ampio, sia un modo di rispondere alla mancanza di senso, all'irrazionalità etica del mondo. Ciò non significava tuttavia abbandonare l'idea di un possibile cambiamento sociale e politico. Anzi, una volta preso atto della mancanza di senso, a ciascuno, attraverso la sua responsabilità, è in qualche modo richiesto di dare un senso mantenendo sempre aperto l'orizzonte del possibile, che è l'orizzonte del futuro. Afferma Weber: "È certo del tutto esatto e confermato da ogni esperienza storica che non si realizzerebbe ciò che è possibile se nel mondo non si aspirasse sempre all'impossibile" (La politica come professione, Torino, Einaudi, 2004, p. 121).

*Insegna Storia della storiografia filosofica e Bioetica presso l'Università di Roma Tor Vergata. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Appropriazione e dialogo. La storia della filosofia in Karl Jaspers, Napoli-Roma, LER, 1999.

Pubblicato il 21/2/2006

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