clìmax

clìmax

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clìmax s. m. [dal gr. κλμαξ f., propr. «scala», passato anche in lat. tardo, climax f.; nelle accezioni 2 e 3, per influenza dell’uso ingl.]. – 1. Figura retorica, detta anche gradazione o gradazione ascendente, consistente nel passare gradatamente da un concetto all’altro, o nel ribadire un concetto unico con vocaboli sinonimi via via più efficaci e intensi, o più genericam. nel disporre i termini di una frase in ordine crescente di valore e di forza. Con questo sign., il termine è talora usato al femm., come in greco e in latino. 2. a. In medicina, sinon. raro di acme, lo stadio di maggiore intensità di una malattia. b. In sessuologia, sinon. raro di orgasmo. 3. In ecologia, stadio di assetto nello sviluppo della vegetazione di un dato territorio, il quale rimane inalterato finché non mutano notevolmente le condizioni climatiche (per es., il climax della regione mediterranea è il bosco sempreverde di pini, sughere, lecci). Si tratta di un concetto teorico, che solitamente viene riferito a comunità stabili, negli stadî avanzati delle successioni ecologiche e in assenza di perturbazioni esterne.

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