Definizióne

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definizióne (ant. diffinizióne) s. f. [dal lat. definitio -onis]. –

1. Determinazione, delimitazione esatta: d. di un confine; d. dei limiti di competenza di due organi amministrativi; d. dei termini di una questione.

2. L’atto, il fatto, il modo di definire (nel sign. 2 del verbo), di determinare cioè il significato di una parola o comunque di una espressione verbale mediante una frase (il più possibile concisa, e comunque completa) costituita da termini il cui significato si presume già noto, così da individuare di quella parola o espressione le qualità peculiari e distintive, sia con l’indicarne l’appartenenza a determinate specie, generi, classi, ecc., sia col rilevarne funzioni, relazioni, usi, ecc.: dare, formulare una d.; è spesso difficile dare la d. di un ente astratto, di un sentimento, di che cos’è un colore, ecc. Anche il risultato del definire, la frase con cui si definisce: una d. esatta, inesatta, incompleta, chiara, oscura, equivoca, ecc. Frequente nell’uso com. la locuz. per definizione, con cui si vuole sottolineare la verità e proprietà di un’asserzione, e più spesso (in frasi di tono enfatico o addirittura ironico, con lo stesso valore di per antonomasia) la piena rispondenza della qualità attribuita a persona o cosa alla definizione che di quella qualità è tradizionalmente data: ha trovato finalmente la serenità, la vera serenità, la serenità per d.; avevo un compagno che stava sempre chino sui libri, era proprio lo sgobbone per definizione. In partic.:

a. In linguistica e in lessicografia, enunciazione del significato, o dei significati, di una parola (o in genere di una unità lessicale), formulata attraverso un’ampia e approfondita analisi dei contesti di cui può far parte, e accompagnata in genere da altre indicazioni (sinonimi, antonimi, diffusione o specificità d’uso, colorito ambientale o tonale, ecc.) che contribuiscano a precisare il suo valore semantico e a suggerirne l’uso più corretto.

b. In filosofia, l’analisi e determinazione del contenuto di un concetto, espresse in un giudizio in cui il soggetto è il concetto da definire e il predicato è costituito dal complesso dei termini che nel loro insieme lo definiscono: d. reale, soprattutto nella filosofia scolastica, quella che ha per oggetto una cosa e ne spiega in parole l’essenza; d. nominale, quella che si limita a spiegare il significato di un nome. In contrapp. a descrizione (che è un elenco di caratteristiche e proprietà dell’oggetto da definire, talvolta anche accidentali), la definizione vera e propria, secondo la tradizione aristotelica (d. per genere prossimo e differenza specifica), è quella che individua una più vasta classe di enti (genere prossimo) entro la quale si trova la sottoclasse degli oggetti da definire, rilevando poi la o le restanti caratteristiche peculiari dell’oggetto che si vuole definire (differenza specifica): per es. «l’uomo è un animale [genere prossimo] razionale [differenza specifica]». Nella filosofia moderna, s’intende per d. la dichiarazione del significato di un termine con riferimento all’uso particolare che ne può essere fatto in un dato campo d’indagine.

c. In matematica: d. per astrazione, operazione consistente nel definire una classe di elementi attraverso una relazione di equivalenza la quale, all’interno di un insieme dato, identifica tutti e solo gli elementi tra loro equivalenti, con riferimento a un ente che è l’astratto comune a tutti gli elementi della classe; d. costruttiva o operativa, definizione di un ente in termini tali da indicare un procedimento atto a determinare l’ente stesso; d. implicita, in una teoria matematica costruita come sistema ipotetico-deduttivo, la relazione per la quale i postulati definiscono in modo implicito i concetti primitivi (per es., nella geometria euclidea, i concetti primitivi di «punto», «retta», «piano», ecc. sono definiti soltanto dalle loro proprietà, espresse dai postulati della geometria euclidea); d. nominale, quella che si ha quando un termine è definito da una frase contenente soltanto altri termini di significato noto.

d. In logica matematica, d. metalinguistica, quella espressa in un metalinguaggio, ossia in un linguaggio nel quale si può parlare del linguaggio usato nel sistema formale cui ci si riferisce; viene usata per individuare gli assiomi e le regole di inferenza del sistema, oppure per abbreviare determinate espressioni ricorrendo a espressioni più semplici appartenenti al metalinguaggio.

3. Dichiarazione, enunciazione in forma precisa. In partic., nella dottrina cattolica, d. dogmatica, d. di un dogma, giudizio dottrinale espresso dal papa o dai concilî, con cui si dichiara che una verità è contenuta nelle fonti della rivelazione e come tale deve essere oggetto di fede da parte di tutti i fedeli; la locuz. è usata anche per indicare i simboli o professioni di fede emanati o approvati dal magistero ecclesiastico.

4. In fisica, d. formale (o relazione di d.) di una grandezza, l’equazione che leghi tale grandezza ad altre già definite, e in particolare a grandezze fondamentali di un sistema di unità di misura; d. operativa, l’indicazione del procedimento che consente la misurazione della grandezza data.

5. In ottica e nelle varie tecniche di produzione e trasmissione delle immagini (stampa, fotografia, televisione, ecc.), determinazione, precisione dei particolari delle immagini. Con riferimento a strumenti, è sinon. di risoluzione: obiettivo, macchina fotografica ad alta definizione.

6. L’atto o il modo con cui si pone termine a una controversia, di solito mediante sentenza del giudice o transazione. D. amministrativa di una controversia, pagamento alla pubblica amministrazione, entro un determinato termine, di una somma stabilita dagli organi amministrativi in base alla legge, con l’effetto di estinguere il reato. ◆ Dim. definizioncina, definizioncèlla.

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