Deriva

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deriva s. f. [dal fr. dérive; v. derivare2]. –

1. Trascinamento, da parte di una massa fluida in movimento, di un corpo galleggiante o immerso in essa, rispetto a una superficie fissa (fondo marino, superficie terrestre). Con sign. specifici:

a. D. marina, d. aerea, rispettivamente, lo scostamento dalla sua rotta di un natante per opera delle correnti marine e di un aeromobile per opera di correnti atmosferiche; anche, meno propriam., lo scarroccio di un natante dovuto all’azione del vento sulla sua parte emersa. Angolo di d., o semplicem. deriva, l’angolo che l’asse longitudinale della nave o dell’aeromobile forma con la effettiva direzione del moto a causa dell’azione delle correnti marine o aeree. Andare alla d., di galleggiante abbandonato alle forze dei venti e delle correnti; fig., nell’uso com., con riferimento a persona, abbandonarsi al corso degli eventi, cedere, senza capacità di reazione, a una sorte infelice. Per le reti (da posta) alla d., v. rete.

b. Nelle costruzioni automobilistiche, d. di uno pneumatico, fenomeno per il quale un pneumatico, a causa della sua deformabilità elastica, se soggetto a una forza agente in direzione dell’asse della ruota (forza centrifuga, vento, inclinazione del piano stradale, ecc.), si sposta sul terreno in una direzione diversa da quella che seguirebbe se non fosse deformato, formando con questa un angolo, detto appunto angolo di deriva.

c. In geografia fisica: correnti di deriva, correnti marine, superficiali e lente, prodotte da venti spiranti sempre in una stessa direzione; d. dei continenti, lento moto di slittamento in senso est-ovest a cui sono sottoposti i continenti in conseguenza delle spinte della nuova crosta che si forma dal sottostante mantello nelle dorsali oceaniche, zone di contatto e di frattura delle zolle tettoniche costituenti la crosta terrestre (precedentemente a questa moderna teoria della tettonica a zolle, una prima e diversa teoria della deriva era stata emessa dal geofisico A. Wegener, intorno al 1920, sulla base di considerazioni geomorfologiche); d. dei ghiacci, fenomeno per cui grosse masse di ghiaccio si spostano gradatamente a causa della rotazione terrestre, delle correnti marine e del vento.

2.

a. Nelle costruzioni navali, d. o chiglia di d. (e anche, talora, pinna di d., lamina di d.), il piano longitudinale, di lamiera, o anche di legno e talvolta di materiale sintetico, fisso o mobile, che prolunga in basso la chiglia di alcuni pescherecci, per ridurre l’azione trasversale delle reti rimorchiate di fianco, e di alcune imbarcazioni a vela da diporto o da regata per contrastare l’azione di scarroccio; analogam., d. o piano di d., il piano stabilizzatore fisso verticale di coda dei velivoli.

b. Nome generico di imbarcazioni a vela da diporto, munite di deriva mobile.

3. Nel linguaggio tecn. e scient., lo spostamento lento e progressivo, in uno strumento di misurazione, della posizione di riposo dell’indice nel corso del tempo, dovuto generalmente alla variazione delle caratteristiche elastiche del sistema antagonista agente sull’equipaggio mobile; più in generale, la variazione nel tempo del valore delle grandezze che caratterizzano l’andamento di un fenomeno: per es., d. di frequenza di un oscillatore, la variazione di frequenza di un sistema oscillante.

4. In biologia, d. genetica (calco dell’ingl. genetic drift), variazione della frequenza genica all’interno di una stessa popolazione (animale o vegetale) per frammentazione di questa in più popolazioni di piccole dimensioni a seguito di eventi naturali o accidentali.

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