diritto²

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diritto2 (ant. dritto) s. m. [uso sostantivato dell’agg. prec.]. – 1. In senso ampio, nel linguaggio letter. (non quindi come termine tecnico del linguaggio giur.), ciò che è giusto, o è sentito o dovrebbe essere sentito come giusto, come appartenente cioè o improntato a quel complesso di principi morali che regolano i rapporti tra gli uomini uniti in società: possedere innato il senso del d.; conoscere, distinguere il d. e il torto (per altri esempî, v. dritto2). 2. a. Complesso ordinato di norme (specificamente, nel linguaggio giur., d. oggettivo), variabili da tempo a tempo e da popolo a popolo, che prescrivono o vietano determinati atti e comportamenti, con lo scopo di regolare i fondamentali rapporti (familiari, economici, politici) su cui si regge l’organizzazione, la convivenza e la sopravvivenza della società, e disciplinare le relazioni intersoggettive, stabilendo insieme le sanzioni e gli altri mezzi adatti a impedire le azioni più dannose per il gruppo sociale e a prevenire o risolvere i conflitti e le tensioni che possono minacciare l’ordine, la pace e la sussistenza stessa del gruppo: i fondamenti, i principî, il concetto del d.; la codificazione del d.; il d. romano, il d. germanico, il d. intermedio; il d. vigente in Italia; d. positivo, l’insieme delle norme che costituiscono l’ordinamento giuridico di un paese (contrapp. in genere al d. naturale: v. naturale, n. 2 a e giusnaturalismo). Per i varî rami del diritto oggettivo, e cioè d. pubblico e privato, d. interno e internazionale, d. civile e penale, e inoltre d. agrario, amministrativo, canonico, commerciale, costituzionale, ecclesiastico, fallimentare, industriale, d. del lavoro, d. della navigazione, e d. processuale, si veda ai singoli aggettivi o sostantivi determinanti. b. Scienza che ha per oggetto lo studio di tali norme nel loro insieme o nei loro particolari raggruppamenti: scuole, cultori di d.; professore di d. (e, anche in questo sign., d. civile, d. penale, ecc.); d. comparato (v. comparato). 3. a. Facoltà o pretesa, tutelata dalla legge, di un determinato comportamento attivo o omissivo da parte di altri (specificamente, nel linguaggio giur., d. soggettivo); spesso contrapposto al dovere: d. di proprietà; d. di voto; i d. e i doveri del cittadino; d. civili, politici, umani; d. acquisito; avere, acquistare, arrogarsi, conservare, difendere, esercitare, far valere, rivendicare, sostenere, tutelare un d.; godere di un d.; accordare, assicurare, cedere, concedere, convalidare, trasmettere un d., o il godimento di un d.; negare, riconoscere un d.; calpestare, conculcare, ledere, offendere, usurpare, violare i d. altrui; perdere un d.; abdicare, rinunciare a un d.; rientrare nei proprî d.; valersi di un d., ecc.; con la preposizione a, quando si specifichi l’oggetto particolare riconosciuto, o di cui si chiede il riconoscimento, come diritto: (avere) d. alla retribuzione, alle ferie, al risarcimento di un danno, al lavoro. In un senso ampio, i d. dell’uomo (espressione che ricalca l’ingl. rights of man, da cui anche il fr. droits de l’homme), i diritti fondamentali (libertà di parola e di stampa, di organizzazione politica e di fede religiosa, libertà di movimento, ecc.) che sono tutelati dagli ordinamenti dello stato moderno e da apposite convenzioni nazionali o internazionali, quali soprattutto la dichiarazione dei d. dell’uomo e del cittadino votata dall’Assemblea costituente francese nel 1789 e la dichiarazione universale dei d. dell’uomo adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1948. Movimento dei d. civili, la campagna sviluppatasi negli Stati Uniti d’America negli anni ’50 e ’60 del Novecento per ottenere l’integrale applicazione, anche per i cittadini di pelle nera, del dettato costituzionale e in partic. dell’uguaglianza (la locuz. è stata poi estesa a designare ogni movimento rivolto a tutelare i diritti delle minoranze, con azioni legali dimostrative e non violente). b. Per estens., facoltà o pretesa giustificata da una norma morale, dalle consuetudini del vivere civile, dalla particolare posizione in cui una persona si trova, dalla speciale relazione che intercorre fra essa e altre persone, ecc.: ognuno ha d. al rispetto da parte del prossimo; ho anch’io il d. di esprimere la mia opinione; d. di comandare, di punire; i d. dei genitori, dei figli, dei coniugi; i d. dell’amicizia; per d. d’anzianità; per d. di conquista; il d. del più forte; dopo aver tanto lavorato, ho anch’io d. a un po’ di riposo; come direttore ho il d., è nel mio d., di sapere; ne ho il d., ne ho tutto il d.; credersi in d. di ...; nessuno t’ha dato il d. d’intervenire nei miei affari; non so con quale d. leggi le mie lettere, ecc. c. Locuzioni: a diritto, a buon d., giustamente, per giusti motivi (contr. di a torto); a maggior d., tanto più; di diritto, per diritto tutelato dalla legge (cfr. ope legis), ma anche, più genericam., come conseguenza diretta di una condizione, o sim.: il posto di lavoro mi spetta di d.; l’assessore più anziano è di d. il vicesindaco; talora contrapp. a di fatto (v. anche de iure). 4. Nel diritto processuale, termine (contrapp. a fatto) che indica la concreta applicazione della norma giuridica, da parte del giudice, alla fattispecie da lui accertata: la Cassazione è giudice del d. e non del fatto. Anche nelle sentenze e nelle comparse: in fatto ..., in diritto ..., formule che introducono le motivazioni. 5. a. Nome di varî tributi medievali e anche (soprattutto al plur.) di tributi erariali vigenti, aventi carattere di imposte indirette sui consumi (diritti di confine, diritti erariali sugli spettacoli, ecc.) o di tributi, erariali o locali, assimilabili alle tasse (diritti di peso pubblico, di misura pubblica, di affitto di banchi pubblici, diritti marittimi, diritti di cancelleria, di segreteria, ecc.). b. Compenso dovuto a enti o privati in corrispettivo della prestazione di un servizio: d. casuali, versati dal pubblico al personale dell’amministrazione dello stato per particolari prestazioni; diritti di corsa, di brevità, nelle banche; diritti di stola, corrisposti in passato dai fedeli al parroco in occasione di alcune funzioni espressamente richieste (v. stola, n. 2 a); diritti d’autore, percentuale (o compenso altrimenti determinato) dovuta all’autore per lo sfruttamento di una sua opera (letteraria, teatrale, musicale, scientifica, ecc.) ai fini commerciali; d. d’asta, percentuale (di solito il 10%) che l’impresa di un’asta pubblica aggiunge a proprio favore ai prezzi di aggiudicazione; d. fisso, percentuale dovuta dal cliente al cameriere di un pubblico esercizio sul prezzo delle consumazioni (ma anche con uso più ampio).

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