Fuoco

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fuòco (ant., region. o pop. fòco) s. m. [lat. fŏcus, propr. «focolare», e per metonimia, già nel lat. class., «fuoco, fiamma»] (pl. fuòchi, ant. le fuòcora). –

1.

a. L’insieme degli effetti calorifico e luminoso della combustione, che hanno la loro manifestazione nella fiamma. Considerato dai primi filosofi greci come uno dei quattro elementi, cioè la materia divina e incorruttibile di cui sono formati gli astri e le anime, ha sempre occupato un posto fondamentale in quasi tutte le religioni del mondo. Nel linguaggio com. il termine è riferito di solito alla combustione di sostanze solide (mentre nel caso di liquidi e aeriformi è più spesso sostituito dal termine fiamma). In senso generico: l’impeto, la violenza del f.; il f. riscalda, brucia, distrugge; il culto, gli adoratori del fuoco. Con senso più ristretto, in quanto prodotto di una determinata combustione: f. di legna, di carbone, di fascine; il f. del caminetto; un bel f., un buon f., forte; un f. allegro, vivace, scoppiettante; il f. si appiglia o si apprende, arde, divampa; far f.; accendere, avviare, attizzare, sbraciare, (lasciar) spegnere il f.; attaccare, appiccare il f. a un oggetto, comunicargli la fiamma; con lo stesso sign. dare f., che può anche significare bruciare, distruggere col fuoco, incendiare: bisognerebbe dar f. a tutte queste carte inutili; minacciava di dar f. alla casa (ma: dammi un po’ di f., e sim., per accendere la sigaretta); prendere, pigliar f., accendersi, cominciare ad ardere (fig.: persona che piglia f. facilmente, facile ad adirarsi o a infiammarsi d’una passione); roba da buttare nel f., buona a nulla, inservibile; buttarsi nel f. per qualcuno, fig., iperb., essere disposto a fare qualsiasi cosa per lui; lingue di f., fiamme o fiammelle lunghe e sottili. A fuoco, per mezzo del fuoco o del calore: lavorare, saldare, dorare, verniciare a f.; bollare a f., imprimere un marchio con ferro rovente, un tempo anche a persone per segno infamante (quindi, fig., coprire di vituperio, d’infamia). Prova del f., uno dei giudizî di Dio, presso popoli primitivi e nell’Europa medievale (anche fig., prova rischiosa e decisiva); di qui forse la locuz. metterei la mano sul f. e sim., modo di asseverare con certezza assoluta. Talvolta con riferimento alle fiamme provocate da incendî o sim.: al fuoco! al fuoco!; suonare a f., dare segno con le campane che è scoppiato un incendio perché accorra gente a domarlo; mettere una regione a f. e fiamme o a ferro e f., bruciarla, devastarla. In altri casi, carbone, legna, brace accesa: una palettata di f.; mettere il f. a letto, lo scaldino con la brace, per intiepidire le lenzuola d’inverno.

b. In partic.: fuochi di gioia, come manifestazione festosa, in cui il fuoco ha spesso valore simbolico; il f. sacro, quello che le Vestali tenevano perennemente acceso; f. eterno, le fiamme dell’inferno; f. fatui (v. fatuo); f. naturali o fuochi della terra, lo stesso che fontane ardenti (v. fontana); f. olimpico, lo stesso che fiaccola olimpica (v. fiaccola). Fuochi di sant’Elmo (o di sant’Ermo), manifestazione luminosa di elettricità atmosferica sotto forma di un velo incandescente, e talora con aspetto di pennacchio, di stellina, ecc., che può apparire durante la notte sull’estremità degli alberi delle navi o di aste metalliche in montagna; è dovuta a un fenomeno di effluvio elettrico provocato da anormali aumenti del campo elettrico atmosferico (la locuzione fa riferimento a sant’Erasmo, antico patrono dei marinai, il cui nome fu trasformato nel medioevo in Elmo o Ermo, lat. mediev. Elemus, Elmus, Ermus, spagn. Elmo o Telmo).

c. estens., poet. Fulmine: Non scese mai con sì veloce moto Foco di spessa nube (Dante); E cade da le nubi aereo fuoco (T. Tasso).

2.

a. Nell’uso corrente, senz’altra determinazione, il fuoco acceso nel focolare, e nell’uso moderno anche ciascuno dei fornelli o bruciatori di una cucina a carbone, a gas, elettrica (cucina a due, tre f.): mettere la pentola al f. o sul f.; levare la teglia dal f.; cuocere a f. vivo, a f. lento, a f. moderato; mettere troppa carne al f., fig., impegnarsi in troppe cose insieme. Per estens., il focolare stesso: stare, raccogliersi intorno al f., in un canto del f.; anche come simbolo della casa, della famiglia: Lungi a’ f. paterni oramai siete (Buonarroti il Giov.). Nel medioevo e all’inizio dell’età moderna, il termine era usato per indicare le singole unità familiari nelle registrazioni di censimento, e libro o lista dei f. era l’elenco delle persone dimoranti stabilmente in un paese e tenute al pagamento dell’imposta personale (o focatico).

b. Ciascuna delle caldaie dell’apparato motore di una nave a vapore: accendere, attivare, spegnere i fuochi.

3. fig.

a. Calore intenso, spec. di persona febbricitante: hai le mani, la fronte di f. o che ti bruciano come il f.; anche, senso d’arsura interna: mi sento un f. nello stomaco, nelle viscere; è un liquore che mette il f. in gola. Con riferimento al colore della fiamma: diventare di f., rosso per ira o vergogna.

b. Ardore di sentimenti, stato di eccitazione e di entusiasmo: il f. della gioventù, dei vent’anni; possibile che abbiate ancora addosso tutto quel f., dopo tante cose! (Manzoni); f. di carità; il f. della passione, dello sdegno, dell’ira; mettere, e sentirsi, il f. addosso, nelle vene, eccitare, essere eccitato; avere il f. addosso, di persona vivace, irrequieta, ardente; una donna piena di f., tutta f.; occhi di f., vivacissimi, lampeggianti; sguardi di f., accesi d’ira, di passione, di desiderio intenso; parole di f., infiammate, ardenti, o minacciose, sferzanti: nella vostra osteria, alla vostra presenza, si son dette cose di f. (Manzoni); fare cose di f., terribili o meravigliose; parlare, recitare, suonare con f., senza f., con o senza calore; scherz., il sacro f., l’estro poetico. In usi poet., ciò che suscita entusiasmo e ardore: Dammi, o ciel, che sia foco Agl’italici petti il sangue mio (Leopardi).

c. Locuzioni: f. di paglia, entusiasmo o passione improvvisa e di breve durata; f. che cova sotto la cenere (o semplicem. f. che cova), odio o altro male che si sviluppa in segreto; far f. e fiamme, mettersi con tutto l’impegno, fare il possibile e l’impossibile per raggiungere uno scopo; gettare, schizzare f., manifestare violentemente l’ira, il furore; soffiare nel f., aggiungere legna o esca al f., attizzare discordie o fomentare passioni già vive (il contr., versare acqua sul f.); scherzare col f., col pericolo, soprattutto alludendo ai pericoli della passione d’amore; prov., chi scherza col f. finisce col bruciarsi le ali.

d. Nei giochi infantili, parola con cui si indica la vicinanza a un oggetto cercato che sia stato precedentemente nascosto (di solito in contrapp. ad acqua, che indica invece la lontananza dall’oggetto stesso).

4. estens.

a. L’esplosione di polveri ottenuta per mezzo della miccia o con altro congegno in mine e in ordigni guerreschi, e anche lo sparo e il lancio di proiettili mediante armi dette appunto da fuoco: dare f. alle polveri, provocarne l’esplosione (in senso fig., far scoppiare un’insurrezione, dare inizio a un’azione violenta e decisiva, o sim.); bocche da f., pezzi d’artiglieria; carta per la manovra del f., carta topografica o piano quadrettato, su cui sono riportati gli elementi topografici relativi alle posizioni delle forze amiche, alle possibilità di osservazione e di tiro necessarî per attuare la manovra del fuoco delle artiglierie; fare f., sparare; ordinare, aprire, cessare il f., in combattimento (fig., aprire il f., iniziare atti di ostilità, entrare decisamente in polemica, e sim.); fuoco!, ordine di sparare; un f. vivo, nutrito; f. di fila (v. fila); battesimo del f. (v. battesimo); essere sotto il f. nemico; linea del f., la linea del fronte più vicina alle artiglierie nemiche; f. amico, espressione con cui, nel linguaggio giornalistico, si fa riferimento a bombe o proiettili che, durante un’azione di guerra, colpiscono per errore i soldati del proprio schieramento; essere, trovarsi tra due f., fig., tra due nemici o avversarî ugualmente pericolosi, tra due gravi difficoltà o minacce.

b. F. greco, specie di esplosivo (prob. a base di salnitro), inventato nel sec. 7°, che, con un tubo, veniva lanciato da una certa distanza contro le navi nemiche, provocandone l’incendio; oggi la locuz. indica una miscela, usata spec. in pirotecnica, costituita da bisolfuro di arsenico con zolfo e nitro, capace di bruciare con fiamma vivissima.

c. F. fenico o feniano, in chimica, soluzione di fosforo nel solfuro di carbonio usata talvolta come mezzo incendiario; data la facile evaporazione del solvente, spargendo la soluzione si ha un residuo di fosforo finemente suddiviso, in grado cioè di accendersi facilmente all’aria.

d. Fuochi d’artificio o artificiali (ant. f. lavorati), composizione di miscele di materiali a rapida combustione i quali, bruciando, producono effetti luminosi svariatissimi per forma e colore (v. anche artificio e pirotecnica).

5. Denominazione di varie specie di segnalazioni luminose: f. indicatore, segnale luminoso o fumogeno applicato a salvagenti, che si accende automaticamente quando è gettato in acqua, in modo da indicare anche a distanza la sua posizione; fuochi di colore, luci colorate emesse da appositi fanali, usate nell’esercizio ferroviario e nella navigazione a scopo di segnalazione.

6. Con sign. particolari:

a. F. delle pietre preziose, lucentezza con vivace gioco di colori, che presentano in misura diversa le varie pietre preziose sfaccettate, dovuta a fenomeni di riflessione totale e di dispersione della luce che penetra nell’interno.

b. F. di s. Antonio (o f. sacro, calco del lat. sacer ignis), denominazione pop. della malattia cutanea di origine virale detta più propriam. herpes zoster.

c. Nome usato in varie regioni d’Italia per le orobanche, piante dannose alle coltivazioni.

7.

a. In ottica, punto dell’asse ottico di una lente o di uno specchio in cui vanno a convergere i raggi (f. reale) o i prolungamenti dei raggi (f. virtuale) che incidono sulla lente o sullo specchio parallelamente all’asse ottico. Locuzioni: mettere a f., regolare l’obiettivo d’una macchina fotografica o di proiezione, in modo che l’immagine risulti nitida (analogam., mettere a f. un binocolo, un cannocchiale, un microscopio, regolare l’apparecchio per avere una visione nitida); se invece l’immagine risulta confusa, si dice che è fuori f. o sfocata; in senso fig., mettere a f. una questione e sim., metterla nella sua giusta luce, fissarne esattamente gli aspetti nella loro realtà in modo da facilitarne l’esame e la discussione.

b. In un sistema diottrico centrato, primo f., punto dell’asse da cui passa il raggio incidente cui corrisponde un raggio emergente parallelo all’asse; secondo f., punto dell’asse per cui passa il raggio emergente che corrisponde a un raggio incidente parallelo all’asse stesso.

8. In matematica, fuoco di una conica, il punto fisso F del piano della conica stessa tale che per ogni punto P di questa sia costante il rapporto tra la distanza di P da F e da una retta fissa del piano (direttrice relativa al detto fuoco). Nei casi partic. dell’ellisse e dell’iperbole i fuochi sono due, mentre nella parabola è uno solo. ◆ Dim. fochétto, fochettino, focherèllo, focherellino, non com. focolino; accr. focóne e focaróne (sono in uso anche, spec. per fuochétto, fuocherèllo, fuocóne, le forme con dittongo).

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