grano

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grano s. m. [lat. granum «frumento; chicco»] (pl. -i; ant. le grana e anche le grànora). – 1. a. Nome generico delle varie specie e varietà di piante del genere Triticum della famiglia delle graminacee (sinon. di frumento); sono piante annue, con una radice primaria che si sviluppa direttamente dall’embrione durante la germinazione e con radici avventizie, che vengono emesse dai primi nodi del culmo presso la superficie del suolo; l’infiorescenza terminale è una spiga composta (che può essere mutica, aristata o semi-aristata, a seconda che le reste siano mancanti, presenti, o presenti solo nella metà superiore della spiga) contenente i frutti: g. duro, con cariossidi allungate, lucide, a frattura vitrea, ricche di glutine, particolarmente adatte al pastificio; g. tenero, con granelli opachi, a struttura farinosa, ricchi di amido e particolarmente adatti alla panificazione. Nel linguaggio com., con valore collettivo: seminare, mietere, trebbiare il g.; un campo di grano, o coltivato a grano; battaglia del g., complesso di misure attuate in Italia dal regime fascista (dal 1925), allo scopo di aumentare la produzione granaria. b. Il frutto della pianta (detto anche granello e impropriam. seme), costituito da una cariosside ovoidale, che contiene un piccolo embrione e abbondante albume farinoso: un chicco di g.; per lo più con valore collettivo: insaccare, macinare il g.; farina di grano; un sacco, un quintale, un carico di grano; mercante di grano. Proverbî: per sant’Urbano (25 maggio) il frumento è fatto g. (ha granito); ogni g. ha la sua semola, non vi è bene o felicità senza qualche dispiacere; ogni uccello conosce il g., ciò che è buono piace a tutti; chi ha il g. non ha le sacca e chi ha le sacca non ha il g., a ognuno manca qualcosa e spesso la fortuna càpita a chi non sa o non può sfruttarla. 2. Per estens., nome di piante e frutti di altri generi di graminacee: a. Grano turco, o più comunem. granturco (v.). b. Grano saraceno o gran saraceno, nome di due piante coltivate delle poligonacee: Fagopyrum esculentum, annuo, originario dell’Asia centr., coltivato nei paesi freddi e in Italia soprattutto nelle vallate alpine per i frutti che si usano come mangime per animali domestici e per ricavarne una farina nutritiva, ma grigiastra e di mediocre qualità; e Fagopyrum tataricum, detto grano saraceno di Tartaria, della Siberia e Asia centr., che si coltiva solo per foraggio (la farina che se ne ottiene è amarognola). c. Grano segalato, miscuglio di granelli di frumento e di segale, che si ottiene da coltivazione promiscua delle due piante, in alcune regioni dell’Europa centro-orientale. d. In patologia vegetale, grano speronato, nome degli sclerozî a forma di fuso o di corno che si producono sulle spighe della segale e di altre graminacee colpite da segale cornuta. e. Al plur., cereali in genere: commercio dei grani. 3. a. Chicco, granello, particella minuta: un g. di pepe, di sale, di panìco, di miglio; i g. della mela granata; un g. d’incenso; i g. della corona del rosario. Anche sinon. di granulo, nella sua accezione più generica. Con sign. specifico in botanica, al plur., formazioni granulari presenti nei cloroplasti, più spesso indicati col nome lat. scient. di grana (v. grana4). In cristallografia, il singolo elemento cristallino tra quelli che compongono un aggregato policristallino. b. In senso fig., minima parte di qualche cosa, piccolissima quantità: non ha un g. di buon senso; ha anche lui qualche g. di pazzia; mettici un g. di buona volontà; a grano a grano, poco per volta. 4. G. gialli: denominazione con la quale sono noti i frutti di alcune specie di ramno, raccolti immaturi e poi seccati, usati in tintoria, per pittura, e per tingere carta, saponi o altro. 5. Unità di misura (corrispondente in teoria alla massa media di un chicco di frumento) in uso nei paesi anglosassoni, con il nome di grain (v.), e di valore variabile: per es., per l’oro e in farmacia equivale a g 0,0648. G. metrico, unità di massa usata per le pietre preziose e per le perle, equivalente a un quarto di carato metrico e a un ventesimo di grammo 6. a. Nome (pl. le grana) di una moneta napoletana e siciliana, che equivaleva idealmente alla 600a parte dell’oncia d’oro, emessa come moneta effettiva a cominciare dal regno di Ferdinando I d’Aragona (2a metà del sec. 15°). b. Moneta divisionale dell’Ordine di Malta, pari alla 20a parte del tarì. 7. In astronomia: a. Grani o perle di Baily, fenomeno consistente in una serie di punti luminosi o oscuri che si vedono talvolta al principio e alla fine di un’eclisse totale di Sole tra il disco di questo e quello della Luna, dovuto all’effetto combinato dell’irradiazione e delle ineguaglianze del bordo lunare (deve il nome all’astronomo ingl. F. Baily ‹bèili›, 1774-1844). b. Grani di riso, altro nome dei granuli del Sole (v. granulo, n. 3). 8. a. Nelle artiglierie ad avancarica, o a retrocarica prive di bossolo, del sec. 19°, il corpo del focone in rame, applicato mediante impanatura o ribaditura. b. Nei fucili basculanti di pregio, cilindretto d’acciaio, svitabile e sostituibile, attraverso il quale passa l’asta del percussore. c. Nei razzi e nei missili a propellente solido, denominazione data correntemente alla carica propellente. d. Nelle armature dei guerrieri medievali, grani d’orzo, le ribattiture degli anellini che componevano le maglie d’acciaio delle cotte. ◆ Dim. granèllo (v.), rari granino e granolino; accr. granóne (v.).

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