Malinconia

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malinconìa (o melanconìa; ant. maninconìa, melancolìa) s. f. [lat. tardo melancholĭa, gr. μελαγχολία, comp. di μέλας «nero» e χολ «bile», propr. «bile nera»; cfr. atrabile]. –

1.

a. ant. Nella medicina ippocratica, uno dei quattro umori (umor nero) che costituiscono la natura del corpo umano e ne determinano l’equilibrio organico (dottrina accolta da tutta la medicina antica e trasmessa fino al Rinascimento): quando quello omore che si chiama melanconia sovrastà agli altri, il quale è freddo e secco come la terra, allora si sognano cose paurose e triste (Passavanti).

b. Stato d’animo tetro, depresso e accidioso e insieme meditativo e contemplativo, occasionale o abituale, che era attribuito al prevalere di quell’umore rispetto agli altri nella struttura organica dell’individuo (anche dopo abbandonata la teoria fisiologica dei quattro umori il termine ha conservato il suo sign. originario): lasciarsi prendere dalla m.; cupa, nera m.; anche, intimo e profondo dispiacere per desiderio inappagato: o per m. che il falcone aver non potea o per la ’nfermità ... di questa vita passò (Boccaccio).

c. In epoca più recente, spec. per influsso romantico, mestizia vaga e rassegnata, dolore raccolto e intimo: dolce, soave m.; M., ninfa gentile (Pindemonte); La mia Vita si gonfia di m. (Penna); la contenuta m. della poesia leopardiana.

d. Noia, fastidio, uggia: che m. questa pioggia!; era proprio una m. starlo a sentire.

2. Pensiero, avvenimento, ricordo che rende tristi, depressi e sim.: via queste malinconie!; talvolta mi passano per il capo certe malinconie ...

3. Nel linguaggio medico, è forma meno com. di melancolia o melanconia, come malattia psichica.

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