móndo²

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móndo2 s. m. [lat. mŭndus (voce d’incerta origine), che designò dapprima la volta celeste e i corpi luminosi che la popolano, poi la Terra e i suoi abitanti, assumendo poi, nel linguaggio della Chiesa, anche un sign. più ristretto, di «mondo terreno» in contrapp. al cielo]. – 1. L’universo, come totalità di tutte le cose create ed esistenti: la creazione, l’origine, il principio del m.; i sei giorni della creazione del m., secondo il racconto della Bibbia (di qui il modo prov. il m. non fu fatto in un giorno, che si usa ripetere a chi si mostra troppo impaziente); Leibniz riteneva che il m. presente fosse il migliore di tutti i m. possibili; la macchina del m., letter., l’universo considerato nella sua organizzazione e struttura. Anima del m., nel Timeo di Platone, principio di vita e di ordine nell’universo fisico, mediatrice fra l’identico e il diverso; la dottrina ebbe varî sviluppi nel platonismo e nello stoicismo che ne accentuano le funzioni unificatrici e dinamiche e il carattere di principio di vita e di continuità; ampiamente presente nel mondo tardo-antico, medievale e rinascimentale, legandosi altresì a motivi ermetici, astrologici e alchemici, torna a presentarsi in alcune filosofie della natura di età romantica. Dacché m. è m., finché m. sarà m., modi fam. enfatici che significano «sempre, in ogni tempo» e sim.: dacché m. è m., non s’è mai vista una cosa simile; finché m. sarà m., esisteranno sempre i furbi e i minchioni. Fine del m., espressione con la quale si designa, nella escatologia di diverse religioni e dottrine filosofiche, la cessazione, attraverso un momento critico di passaggio (che include cataclismi, guerre, ecc.), dell’attuale ordine cosmico per l’instaurazione di una realtà radicalmente diversa. Con uso iperb., nel linguaggio fam., è la fine del m., a proposito di persona, spettacolo, cosa e sim. eccezionali, capaci di entusiasmare grandemente: quel film è proprio la fine del m.!; pop., sembrare la fine del m., a proposito di qualcosa che si svolge con grande rumore e confusione (cfr. finimondo); non sarà la fine del m., non cascherà il m. e sim., espressioni che intendono attenuare quanto si dirà in seguito: non sarà la fine del m. se ti prendi un giorno di vacanza; non aver paura, non casca il m., per rassicurare, in tono scherz., chi teme qualche pericolo; cascasse il m., lui non si muoverebbe, di persona indolente per natura, o molto tenace nelle sue idee e nei suoi propositi; caschi il m., qualunque cosa accada, a qualsiasi costo: caschi il m., ci devo riuscire. 2. a. La Terra, il globo terrestre: per lo m. io non intendo qui tutto ’l corpo de l’universo, ma solamente questa parte del mare e de la terra (Dante); le cinque parti del m. (o le sei, includendovi l’Antartide); fare il giro del m., la circumnavigazione del globo; girare il m. (o per il m.), girare tutto il m., girare mezzo m., girare il m. in lungo e in largo, viaggiare molto (v. anche giramondo); un angolo di m., un punto della Terra, spec. remoto; in capo al m., all’altro capo del m., in un punto lontanissimo, ai confini della Terra (secondo l’antica opinione che la Terra fosse piatta anziché sferica): lo troverò, fosse anche in capo al m.; iperb., è andato ad abitare in capo al m., in luogo remoto, fuori mano (con sign. simile: stare, abitare fuori del m.; con altro senso, vivere fuori del m., riferito a persona che si mostra disinformata sui fatti del giorno, o anche che professa idee o conduce uno stile di vita fuori dal comune). Modi comuni: il m. è grande, il m. è largo, frasi usate per significare (con vario tono e in varie occasioni) che c’è spazio per tutti o che c’è posto anche in un luogo diverso da quello in cui ci si trova; al contr., il m. è piccolo, nell’osservare quanto sia facile incontrare persone che si conoscono nei luoghi più lontani e impensati; far tremare il m., in frasi per lo più iron., riferite a chi urla, minaccia, fa lo spavaldo; chi crede di essere, il padrone del m.?, a proposito di persona superba o prepotente. b. Determinato da un agg., indica una parte della Terra: già per la nuova luce vegnente [della luna] ogni parte del nostro m. era chiara (Boccaccio), cioè del nostro emisfero; il m. antico, lo stesso che il continente antico, ma con riferimento agli avvenimenti storici più che alla configurazione geografica; il m. romano, le regioni che furono soggette all’impero romano; il nuovo m., l’America, contrapposta al vecchio m., che comprende l’Europa, l’Asia, l’Africa (quindi: l’eroe dei due m., Garibaldi, per le sue imprese in Europa e nell’America Merid.); m. nuovissimo, l’Australia. c. La Terra considerata come teatro della vita umana, e quindi simbolo della vita stessa: il sole della mattina rivelava un m. così calmo, così stipato di sorrisi della Natura da consolare anche un cuore infreddolito (Anna Maria Ortese); mettere (meno com. dare) al m., generare, partorire; venire al m., nascere: io son venuta al m. prima di voi; e il m. lo conosco un poco (Manzoni); essere al m., esser vivo, essere nato; essere solo al m., non avere nessuno al m., non avere più né famiglia né familiari, aver perso tutte le persone care; abbandonare il m., lasciare il m., sparire dalla scena del m., morire; tornare al m., rinascere, tornare in vita: ah, se i nostri vecchi potessero tornare al mondo!; rimettere al m., guarire, anche in senso fig.: quella medicina mi ha rimesso al m.; dopo il brutto colpo della perdita del lavoro, quel nuovo incarico l’ha rimesso al mondo. d. Con riferimento alle vicende, agli avvenimenti, alle circostanze della vita: così va il m.; così vanno le cose del m.; prendere (o pigliare) il m. come viene, accettare la vita com’è, senza preoccuparsi eccessivamente (soprattutto nel prov. chi vuol vivere e star bene prenda il m. come viene); il m. è fatto a scale, chi le scende e chi le sale, prov. allusivo alle varie sorti degli uomini (meno com., con lo stesso senso, il m. è fatto a scarpette, chi se le leva e chi se le mette); andare alla conquista del m.; quando si è giovani, sembra che tutto il m. sia nostro. e. Con più diretto riferimento al consorzio umano e al suo modo di agire, di comportarsi: in che m. siamo costretti a vivere!; com’è cambiato il m.!; il m. va alla rovescia, frase che si è soliti dire per significare che le vicende umane talvolta seguono un senso esattamente opposto a quello che dovrebbero seguire; sperare in un m. migliore; avere esperienza, avere pratica del m. (al contr., non conoscere il m., non saper stare al m., ignorare le astuzie e le malizie necessarie per vivere tra gli uomini, o anche le norme del vivere civile); Del m. seppi, e quel valore amai Al quale ha or ciascun disteso l’arco (Dante); prov., tutto il m. è paese, i pregi e i difetti degli uomini sono uguali dappertutto. Frequenti le esclam. di rabbia, di malcontento, o anche di meraviglia (spesso scherz.): porco m.!; m. cane!; m. ladro! 3. a. Con valore collettivo, gli uomini che vivono sulla Terra, nella loro totalità (o anche soltanto una parte di essi, in modo indeterminato): Cristo redentore del m.; l’agnello di Dio che toglie i peccati del m., Gesù, nella liturgia cattolica (sono propriam., secondo Giovanni 1, 29, le parole pronunciate dal Battista, quando vide venire Gesù: «Ecce Agnus Dei, ecce qui tollit peccatum mundi»); E se ’l mondo sapesse il cor ch’elli ebbe ..., Assai lo loda, e più lo loderebbe (Dante); Diva il m. la chiama (Foscolo); salvare le apparenze agli occhi del m.; imbrogliare, gabbare il m.; far ridere il m. alle proprie spalle. Con valore iperbolico: persisterei nella mia idea anche se avessi tutto il m. contro; c’era bisogno di mettere sottosopra mezzo m.?; l’ha raccontato a mezzo mondo. b. Determinato da un attributo di carattere storico, geografico, etnico o culturale, indica una totalità di uomini distinta per una comune civiltà o religione o per una comune situazione politica, sociale, economica: il m. greco-romano; il m. cristiano; il m. pagano; il m. civile; il m. latino, slavo, anglosassone; il m. occidentale, il m. orientale; per le espressioni del linguaggio polit. e sociologico terzo m. e quarto m., v. rispettivam. terzo e quarto. c. Seguito (o, in qualche caso, preceduto) da altre specificazioni, indica un complesso di persone che hanno interessi, attività, atteggiamenti, modi di vita comuni; è quindi sinon. di classe, ceto, categoria, ambiente sociale, e sim.: il m. degli affari; il m. commerciale (o del commercio); il m. letterario (o delle lettere); il m. artistico (o degli artisti), il m. dello spettacolo; nel m. del teatro, del cinema (o nel m. teatrale, cinematografico); il m. politico (o della politica); è gente che appartiene a un altro m., che non è del nostro m., che vive in un m. diverso, e sim., alludendo a diversità di condizioni sociali e morali; analogamente, riferito anche ad animali o cose: il m. vegetale, minerale; il m. dell’informatica, dell’high tech. d. In partic., il bel m., il gran m. (locuzioni che ricalcano il fr. beau monde, grand monde), l’ambiente frequentato dalle persone appartenenti alle classi sociali più agiate, che conducono vita mondana e brillante e, per estens., le persone stesse: frequentare il bel m., far parte del bel m.; alla festa si era dato convegno tutto il gran mondo. e. Con valore collettivo e tono pegg. e spreg., in frasi contenenti giudizî morali sull’umanità in genere: frate, Lo m. è cieco, e tu vien ben da lui (Dante); le piaghe onde la rea fortuna E amore e il m. hanno il mio core aperto (Foscolo); Il m. d’oggi è un diavolo Di m. sì viziato (Giusti); questo è proprio un brutto m.; non curarsi del m.; infischiarsi dell’opinione del m., di ciò che dice il mondo. Anche, con senso limitativo in contesti in cui è implicita una contrapp. tra l’età presente e un mondo futuro, la società terrena considerata nella sua esteriorità, nella vita avida di piaceri che conduce, in antitesi con la vita dello spirito: le insidie, i pericoli, le gioie, le vanità, le meschine ambizioni del m.; a che vale il giudizio del m.?; essere ignoto al m., disprezzato dal m.; Pace, che il m. irride, Ma che rapir non può (Manzoni); o la vita secolare, in contrapp. alla vita solitaria e, soprattutto, alla vita monastica: lasciare il m., fuggire dal m., rinunciare al m., dire addio al m., esser morto al m., abbandonare la società degli uomini, i beni e i piaceri terreni, per ritirarsi nella vita religiosa del convento; Dal m., per seguirla [per seguire s. Chiara], giovinetta Fuggi’mi, e nel suo abito mi chiusi (Dante); si dispose di non volere più essere al m., ma di darsi al servigio di Dio (Boccaccio). Uomo di mondo, chi, vivendo in mezzo agli uomini, ne conosce bene il carattere, le debolezze e sim., ed è quindi di idee larghe, privo di pregiudizî e talora di scrupoli: lor signori son uomini di m. e sanno benissimo come vanno queste faccende (Manzoni); anche, chi fa parte del cosiddetto «bel mondo» (v. al n. 3 d), e conduce un’esistenza spensierata e gaudente (con questo stesso sign., donna di m., che originariamente significava mondana, prostituta, e che oggi è usato spec. in senso scherz.). 4. a. Per estens., ogni altro corpo celeste simile alla Terra, o altro sistema analogo a quello solare, soprattutto in quanto si immagini in essi una possibilità di vita: l’astronomia scopre sempre nuovi m.; i m. che popolano lo spazio; l’arca ... di chi vide Sotto l’etereo padiglion rotarsi Più mondi, e il Sole irradïarli immoto (Foscolo); la questione della pluralità, dell’abitabilità dei mondi. Scherz., il m. della luna, il regno della fantasia e dell’immaginazione, contrapposto alla realtà terrena (per altri sign. della locuz., v. luna, n. 3 b). b. Preceduto dall’agg. dimostr. questo, indica la vita terrena, la vita mortale: il mio regno non è di questo m., parole di Gesù a Pilato («regnum meum non est de hoc mundo», Giovanni 18, 36); finché sarò in questo m., finché sarò vivo; aver lasciato questo m., non essere più di questo m., e sim., essere morto; si contrappone per lo più a l’altro m. (meno com., il m. di là), la vita dell’eternità, il regno dei morti, l’oltretomba: andare all’altro m., morire; far andare, mandare all’altro m., far morire, deliberatamente o no; fam., cose dell’altro m., straordinarie, incredibili: fare, dire cose dell’altro m.; mi tocca sentire cose dell’altro m.; anche come esclam., esprimendo per lo più meraviglia mista a sdegno, o anche soltanto in tono scherz.: ma che dici? cose (o roba) dell’altro mondo! Con altro sign., e in senso fig., altro m. (o m. diverso, m. nuovo e sim.), realtà, ambiente, condizione – anche spirituale – diversi da quelli abituali e noti: gli parve di essere, di trovarsi in un altro m.; si sentì trasportato in un m. nuovo; analogam., non sapere più in che m. si è, di chi, per turbamento o altro, non si raccapezza più: don Abbondio non sapeva più in che mondo si fosse (Manzoni). c. Con varie determinazioni, ciascuno dei tre regni dell’oltretomba: il m. dei dannati, l’inferno (in Dante: m. cieco; m. defunto; m. gramo; mal m.; m. sanza fine amaro); il m. delle anime penanti o purganti, il purgatorio; il m. dei beati, il paradiso. 5. fig. a. Nel linguaggio filos. il termine, seguito da varie specificazioni, indica l’insieme delle realtà di un determinato genere: il m. fisico, metafisico; il m. naturale, soprannaturale; il m. del trascendente; il m. interno, esterno; il m. delle idee, nella dottrina platonica, la sfera assoluta della realtà, contrapposta alla sfera del contingente (v. idea, n. 2 d, anche per l’uso fig. dell’espressione). In partic.: m. sensibile (o m. dei fenomeni), la totalità delle cose che sono o possono essere oggetto di percezione, così come l’individuo se le rappresenta; m. intelligibile, l’insieme delle realtà non sensibili che possono essere afferrate solo mediante l’intelletto o la ragione, opposto perciò al mondo sensibile; m. morale, l’insieme delle attività e delle opere umane in quanto ha a suo principio la libertà e quindi opposto alla natura, intesa come sistema della necessità. b. Con sign. affine, il modo particolare con cui si configura la realtà nel pensiero e nella fantasia di un individuo (e, nel caso di un artista, si riflette nell’opera), il complesso di sentimenti, di principî morali, di idee, atteggiamenti, ecc. che costituiscono e caratterizzano la vita spirituale di una persona: ognuno ha un suo m. interiore; il m. poetico dell’Ariosto, del Tasso, di Leopardi; crearsi un m. proprio; vive in un m. tutto suo; in che m. vivi?, a chi mostra di avere una concezione del mondo e della vita troppo astratta e lontana dalla realtà quotidiana. 6. a. In usi enfatici, è com. la locuz. del mondo, spesso unita a un superl. relativo (che acquista così, per lo più, valore di superl. assoluto) o a espressioni formate con l’agg. tutto, per dare maggior forza alla frase: è l’uomo più buono (o è l’uomo peggiore) del m.; si sentiva l’uomo più felice del m.; è la cosa più facile del m.; gli vuole il più gran bene del m.; non ci riusciresti con la miglior buona volontà del m.; si presentò con la faccia più ingenua di questo m.; non lo farei, non lo darei per tutto l’oro (o per tutti i tesori, per tutti i regni) del m.; cominciò a fare i più brutti e arruffati sogni del mondo (Manzoni). Anticam. anche dopo un avverbio: cominciò a vivere più lietamente del m. (Boccaccio), lietissimamente. b. Ha valore intensivo la locuz. al mondo, in frasi negative: non ha un mestiere al m., non ha alcun mestiere; beato lui, che non ha un pensiero al m.!, che non ha nessun pensiero; si è comportato così senza una ragione al m.; non c’è niente al m. di più divertente; non c’è al m. persona più noiosa di lui; per nulla al m., per nessuna cosa al m. e sim., in nessun modo, a nessun patto. c. Con uso iperbolico, nel linguaggio fam., un m., una gran quantità, moltissimo: ho un m. di guai, di fastidî; hai detto un m. di sciocchezze; gli fece un m. di complimenti; ti voglio un m. di bene. Con altro senso, ma ugualmente iperbolico: avaro e buono a nulla, esige mondi Da te che mostri un’oncia di valore (Giusti), pretende cioè grandi cose. d. Con valore avverbiale, un m., moltissimo, assai: se la godeva un m. a stuzzicarlo; mi sono divertito un m.; vale un m., costa un m.; sei lontano un m. dall’indovinarlo. 7. Altro nome del gioco della campana (v. campana1, n. 7 a). 8. Il mondo, titolo di giornali e periodici. ◆ Pegg. mondàccio, mondo malvagio, soprattutto con riferimento agli uomini che lo popolano (quello di oggi è proprio un mondaccio; che mondaccio!) e in esclam. (mondaccio ladro!; mondaccio cane!; porco d’un mondaccio!).

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