Muṡèo

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muèo s. m. [dal lat. Musēum, gr. Μουσεον der. di Μοσα «musa2» (propr. «luogo sacro alle Muse»), nome di un istituto culturale dell’antica Alessandria d’Egitto]. – 1. a. Raccolta di opere d’arte, o di oggetti aventi interesse storico-scientifico, etno-antropologico e culturale; anche, l’edificio destinato a ospitarli, a conservarli e a valorizzarli per la fruizione pubblica, spesso dotato di apposito corredo didattico. Secondo la qualità delle collezioni si distinguono: m. d’arte e di archeologia, che raccolgono oggetti di pregio delle varie arti figurative e reperti e manufatti di civiltà del passato; m. scientifici e di storia naturale, contenenti raccolte di materiale importante per lo studio delle varie scienze (naturali, fisiche, geografiche) o di discipline tecniche (idraulica, tipografia, scienza delle costruzioni), e spesso corredati di modellini dimostrativi che posso essere azionati dai visitatori; m. scolastici e universitarî, annessi agli istituti di istruzione e alla facoltà universitarie come mezzo ausiliario dell’insegnamento; m. storici, contenenti documenti e cimelî d’interesse per la storia civile e politica; m. etnografici e etnoantropologici, nei quali si conservano i documenti degli orizzonti antichi o antichissimi delle varie civiltà umane, e delle arti e tradizioni popolari; m. pedagogici, che espongono collezioni in cui viene illustrata la scuola, e l’educazione in genere, in tutti i suoi aspetti; m. dei gessi, contenenti riproduzioni e ricostruzioni in gesso di opere scultorie o architettoniche; m. delle cere, in cui sono esposte statue di cera raffiguranti personaggi celebri (e, in senso fig. o in similitudini, luogo in cui si trovano o si riuniscono persone di una certa autorevolezza e importanza, ma ormai vecchie e cadenti: la sala del circolo a volte sembra il m. delle cere); m. lapidarî, contenenti raccolte di lapidi, frammenti architettonici e sim.; museo all’aperto, allestito all’aria aperta, e usato spec. per esporre opere d’arte contemporanea o per ricostruire e illustrare spazî abitativi, edifici civili e attività economiche di civiltà del passato o di realtà territoriali in pericolo di scomparsa (in quest’ultimo senso è talvolta usato il termine ecomuseo); in senso anche fig., luogo particolarmente ricco di reperti archeologici o di beni storici e culturali che può essere considerato, di fatto, un museo (per es., il centro storico di Roma è un grande museo all’aperto); casa-museo, di solito ambientato nell’abitazione storica di un personaggio celebre, del quale vengono ripercorse la biografia e le principali attività. Secondo l’ordinamento amministrativo si distinguono: m. statali, m. provinciali o comunali (questi ultimi detti anche m. municipali o civici), m. universitarî, m. diocesani, appartenenti a enti morali riconosciuti, e m. privati. M. virtuale, raccolta di contenuti digitali di ambito artistico-culturale, o anche tecnico-scientifico (immagini in formato elettronico di opere d’arte, monumenti, siti archeologici, macchinari e strumenti, scientifici o di altri ambiti; disegni, diagrammi; video), resa disponibile al pubblico tramite strumenti telematici, l’accesso ai quali può avvenire all’interno delle sale di un museo tradizionale o tramite Internet (m. virtuale on-line): m. virtuale dell’architettura moderna; m. virtuale degli strumenti musicali (v. fig. p. 510). b. In senso fig., con tono scherz. o spreg., è com. la locuz. da museo, relativa a cose, abitudini e anche persone d’altri tempi, prive di ogni valore d’attualità: è roba da m.; sono idee da m.; pezzo da m., oggetto vecchio e inutile, ormai superato, e anche persona vecchia e antiquata nel modo di pensare e di comportarsi. 2. In passato (specialmente nei secoli 17°-19°), titolo di opere dotte a carattere espositivo, e soprattutto di periodici: Museo Novarese, repertorio biografico edito nel 1701.

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