Palazzo

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palazzo s. m. [lat. palatium, in origine «palazzo imperiale» costruito sul colle Palatino a Roma, sign. acquisito per evoluzione del toponimo Palatium (v. l’etimologia di palatino2)]. –

1.

a. Edificio di grandi dimensioni, solitamente di particolare dignità architettonica, destinato a dimora di sovrani, prìncipi, famiglie nobiliari o signorili, oppure a sede di governo, di uffici pubblici, di musei, di istituti culturali, e sim.: un p. medievale, rinascimentale, barocco; i p. dell’età umbertina; determinando la destinazione: p. reale, ducale, arcivescovile; i sacri p. apostolici, gli edifici che costituiscono la residenza papale in Vaticano; p. comunale, il Municipio; p. del Tribunale (detto anche, in alcune città, p. di Giustizia, e in altre, con denominazione storica, p. della Ragione); il p. delle Poste; seguìto dal cognome della famiglia che lo ha posseduto o che ancora lo possiede e vi abita: p. Strozzi, p. Davanzati, a Firenze; p. Filomarino, a Napoli; p. Colonna, p. Doria, p. Torlonia, a Roma; p. Chigi, che a Roma indica oggi, antonomasticamente, la sede della presidenza del Consiglio dei ministri, e la presidenza stessa (d’altra formazione, p. Montecitorio, e più spesso assol. Montecitorio, la sede della Camera dei deputati, e la Camera stessa [v. montecitorio]; e p. Madama, la sede del Senato a Roma, e il Senato stesso, così denominato in ricordo di madama Margherita d’Austria, moglie di Alessandro de’ Medici, famiglia che ne ebbe in passato il possesso). Con denominazioni speciali: p. di città (traduz. del fr. hôtel de ville), la sede dell’amministrazone comunale, il municipio; p. dei congressi, grande edificio appositamente concepito e costruito in grandi città o in luoghi di particolare importanza culturale, industriale, commerciale, turistica per ospitare congressi, convegni, o comunque riunioni affollate di studiosi, professionisti, operatori economici, o dibattiti politici, ecc., anche a carattere internazionale, dotato perciò di sale molto capienti, di ambienti speciali (sala proiezioni, sala stampa) e di altri opportuni impianti (telescriventi, traduzione simultanea, ecc.); p. dello sport, impianto sportivo coperto per manifestazioni ginniche, atletiche, incontri di pugilato, ecc.; p. del ghiaccio, stadio coperto dotato di una pista ghiacciata per partite di hockey, spettacoli di pattinaggio artistico e per esercitazioni di pattinatori dilettanti; p. di vetro, per antonomasia, la sede dell’Organizzazione delle Nazioni Unite a New York.

b. Corte, residenza di un sovrano, di un principe; anche l’insieme delle persone che vivono in tali residenze o svolgono la loro attività al seguito di un sovrano, di un principe, curandone l’amministrazione, il cerimoniale, ecc.: intrighi di p.; congiura di p. (v. congiura); conte di p., nel medioevo, il conte palatino; maestro di p., lo stesso che maggiordomo (v.) come carica storica; nella Corte pontificia, maestro del Sacro P. (v. maestro1, n. 4); dama di p. (v. dama1, n. 1).

c. Anticam., con uso assol., la sede del Tribunale, nelle espressioni: essere citato, essere chiamato a palazzo (v. anche palagio).

d. estens. Nel linguaggio giornalistico, di solito con iniziale maiuscola, il potere, considerato come apparato autoritario e talora prevaricatore, contrapposto polemicamente alla realtà e alle esigenze dei cittadini: le segrete decisioni del P.; voci di P.; accordi, compromessi di P., ecc.

2. Edificio di dimensioni considerevoli, per abitazioni civili o uffici: un imponente p. di nove piani; i p. del centro, della periferia. ◆ Dim. palazzino, palazzina f. (v.), palazzétto (in partic., palazzetto dello sport, impianto sportivo coperto, di dimensioni minori del palazzo dello sport), palazzòtto, piccolo palazzo dall’aspetto pesante e severo (il palazzotto di don Rodrigo sorgeva isolato, a somiglianza d’una bicocca, Manzoni), palazzuòlo, palazzòlo (solo in toponimi); spreg. palazzùccio; accr. palazzóne; pegg. palazzàccio, a Roma, denominazione pop. del palazzo di Giustizia, che sorge fra il Tevere e piazza Cavour, costruito tra la fine del sec. 19° e l’inizio del 20° dall’architetto G. Calderini. TAV.

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