prefisso

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prefisso s. m. [dal lat. praefixus, part. pass. sost. di praefigĕre «prefiggere»]. – 1. In linguistica, morfema che viene anteposto alla radice o al tema, nominale o verbale, per la formazione di una nuova parola (per es., s-contento, in-trattabile, dis-armare): costituisce, con l’infisso e il suffisso, uno dei tre tipi di affisso (il prefisso costituito da una preposizione e unito a un verbo è detto anche, con più esattezza, preverbio). Buona parte dei prefissi del lessico ordinario italiano sono costituiti da elementi prepositivi, già presenti nei corrispondenti composti latini, in forma identica o alterati per evoluzione fonetica: così a(d)-, ante-, con-, circum- e circon-, contra- e contro-, in-1, per-1, post-, pre-, trans- e tras-, ecc., e, in parte, sopra- e sotto-; altri, spec. nella terminologia scient., sono di origine greca, come per es. anti-1, iper-, ipo-, meta-, ecc. Altri prefissi, anch’essi molto produttivi, sono morfemi non prepositivi, che hanno la funzione di conferire al tema cui sono preposti un preciso valore: per es. in-2, che dà un sign. negativo (incivile, impotente) così come s- e dis-2, oppure re- che indica ripetizione, ritorno, e così via. Quando l’elemento che si prefigge ha una propria autonomia semantica, si parla più propriam. di prefissoide (v.) o confisso (v.). 2. Nella commutazione telefonica automatica, cifra o combinazione di cifre che un utente telefonico deve formare prima di comporre il numero dell’utente chiamato, e che serve a individuare il distretto geografico della rete o (in partic. nella telefonia mobile) la compagnia telefonica del destinatario della chiamata: p. nazionale, per comunicazioni urbane e interurbane; p. internazionale, per comunicazioni fra nazioni diverse; è detto anche, correntemente, p. di teleselezione o p. teleselettivo. 3. In logica matematica, la sequenza iniziale dei quantificatori di una formula del calcolo dei predicati scritta in forma normale prenessa (v. prenesso). 4. P. metrologici: sono quei prefissi che, premessi al nome o al simbolo di un’unità di misura, ne moltiplicano il valore per una data potenza di 10; introdotti inizialmente nel sistema metrico decimale (deci-, etto-, miria-, ecc.), sono stati normalizzati nell’ambito del sistema internazionale (SI), procedendo per potenze di 10, positive e negative, di 3 in 3 (è peraltro tollerato l’uso di qualche molto usato prefisso del sistema metrico decimale per potenze non multiple di 3, quali deci- ed etto-), con il nome del prefisso costituito da due sillabe e il suo simbolo (da premettere al simbolo dell’unità di misura) di una sola lettera: kilo- (k-) per 103, mega- (M-) per 106, ecc., milli- (m-) per 10-3, micro- (μ-) per 10-6, ecc.

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