Primo

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primo agg. [lat. prīmus, superl. dell’avv. e prep. ant. pri «davanti», da cui anche il compar. prior]. –

1. Numerale ordinale (indicato con 1° se si utilizzano cifre arabiche, oppure con il numero romano I) che, con il suo normale uso di agg., è attribuito a persona, animale o cosa (concreta o astratta) che, nella sequenza, nella serie o nel gruppo di cui fa parte, precede altre persone o animali o cose (simili o analoghe) e non è da altre preceduta, sia in senso spaziale (con riguardo alla collocazione, alla disposizione, al movimento, alla successione), sia in senso temporale, sia con riferimento alla posizione in elenchi, classifiche, graduatorie: Come le pecorelle escon del chiuso A una, a due, a tre, ... E ciò che fa la prima, e l’altre fanno, Addossandosi a lei, s’ella s’arresta, Semplici e quete, e lo ’mperché non sanno (Dante); il p. gradino di una scala; la p. fila di poltrone; gli alunni del p. banco; i libri del p. scaffale (ordinariamente s’intende quello più basso); combattere in p. linea (v. linea, n. 3 c); il p. giorno del mese, dell’anno; la p. notte (di nozze), v. anche notte, n. 1 c; il p. esame, il p. stipendio; le p. delusioni; ripetere le p. battute, di un brano musicale, di un’azione scenica (e fig., alle p. battute, fin dalle p. battute, subito, fin dall’inizio); arrivare p., in una gara, in un concorso (con funzione appositiva, è di solito preceduto dalla prep. per: ha parlato lui per p., o lei per prima; sono io che l’ho saputo per primo). Per indicare l’ordine di successione di sovrani e pontefici (scritto sempre in numeri romani): Napoleone I, Vittorio Emanuele I, Onorio I. Con l’una o con l’altra delle prec. accezioni, in espressioni del linguaggio scient. o tecn.: p. arte, nel medioevo, la prima delle cosiddette arti del trivio, cioè la grammatica: quel Donato Ch’a la prim’arte degnò porre mano (Dante); filosofia p., in Aristotele, quella parte della filosofia che è volta alla ricerca dell’essenza immutabile delle cose; nel sistema filosofico-astronomico medievale, p. mobile, o p. cielo mobile, v. mobile1, n. 2 c; in grammatica, p. persona, del verbo, del pronome, v. persona, n. 6 a; in astronomia, p. quarto, la fase della Luna corrispondente alla prima quadratura, cioè all’età di circa 7,38 giorni; p. punto del Cancro e p. punto del Capricorno, v. solstiziale; in aerodinamica, p. regime di un velivolo, lo stesso che regime rapido del velivolo; in sismologia, onde prime (simbolo P), le onde sismiche longitudinali che, essendo le più veloci, sono le prime a giungere dall’ipocentro del terremoto alla stazione sismologica e quindi le prime a essere registrate dai sismografi. Per altri usi analoghi in altre scienze e discipline, si veda il sost. che fa parte della locuzione.

2.

a. Riferito alla fase iniziale di un lavoro, di un’opera, o comunque di un’azione destinata a ripetersi: dare il p. colpo di piccone; porre la p. pietra, anche in senso fig. (v. pietra, n. 1 c); dare una p. mano di tinta, di vernice (con sign. diverso, e uso fig., di p. mano, come locuz. agg., diretto, originale, non proveniente da altri: notizie, informazioni, ecc., di p. mano, contrapp. a di seconda mano). Molto spesso s’intende che, per essere destinata a ripetersi, la prima fase dell’azione presenta il carattere della provvisorietà: ho fatto solo un p. tentativo; alla p. lettura il libro mi aveva fatto un’impressione migliore; fare una p. cernita, una p. scelta (ma la locuz. di p. scelta significa anche «di prima qualità», alludendo a quella scelta che ha lo scopo di raccogliere i pezzi migliori di una certa produzione); a p. vista, a un esame superficiale, non approfondito (a p. vista l’avevo giudicato un galantuomo); in contabilità, p. nota, o libro di p. nota, registro in cui, senza alcuna determinata forma, si fanno le prime annotazioni dei fatti amministrativi di un’azienda, a mano a mano che avvengono, uno di seguito all’altro. In altri casi, invece, l’agg. primo serve ad accentuare il carattere della rapidità, dell’immediatezza, dell’improvvisazione, o della pronta riuscita, senza che ci siano tentativi ripetuti: obbedire al p. impulso, seguire la p. ispirazione; versi composti di p. getto; fare centro al p. colpo, o di p. acchito. In partic., la p. volta, per sottolineare il fatto che non ci sono state altre volte precedenti (anche in riferimento a esperienze importanti, per es., quella sessuale o amorosa in genere): è la p. volta che lo vedo; era la p. volta che mi succedeva un fatto simile; o che ci sono state altre volte successive: la p. volta non ci badai, ma la seconda cominciai a preoccuparmi; in tono deciso: è questa la prima e l’ultima volta che seguo il suo consiglio; e in frasi di rimprovero o di minaccia: sia questa la p. e l’ultima volta che vai a rovistare nel mio cassetto.

b. Che arriva, viene, s’incontra subito dopo (equivale a prossimo): devo partire con il p. treno; si fermò alla p. osteria. Più genericam., per escludere un’attesa, una dilazione: si è fermato alle p. difficoltà; approfitterà della p. occasione per sbarazzarsi di noi.

c. Con sign. più esplicitamente temporale, indica, in una successione ideale di frazioni di tempo, quella iniziale, oppure la fase iniziale dello svolgimento di un periodo determinato: in un p. momento credetti che scherzasse, poi mi accorsi che diceva sul serio (con altro senso, al p. momento, dal p. momento, subito, immediatamente: l’ho capito al p. momento, sin dal p. momento); partì di p. mattina; telefonami nel p. pomeriggio; la p. infanzia, la p. giovinezza (e in forma poetica: Nel dolce tempo de la p. etade, Petrarca; le sudate carte Ove il tempo mio primo E di me si spendea la miglior parte, Leopardi); con l’infinito di un verbo, esprime di solito il momento iniziale di un’azione, di un fatto: al suo p. apparire, scoppiò un fragoroso applauso; il p. svegliarsi dopo una sciagura, e in un impiccio, è un momento molto amaro (Manzoni). Per estens., di ciò che avviene, che si manifesta in un periodo iniziale o è ad esso relativo: la vita dei p. uomini; i p. passi del bambino; le p. luci dell’alba; essere alle p. armi, essere ancora inesperto in un’arte, in una disciplina, in un lavoro; opere della p. maniera, di un pittore o scultore; della p. ora, locuz. agg. riferita a chi ha aderito a un movimento politico, o anche artistico, letterario (soprattutto quando questi abbiano un carattere di rottura con il passato), fin dalla sua costituzione: un fascista, un futurista della p. ora.

3.

a. In una graduatoria, detto di ciò che è al posto più alto per qualità, pregio, importanza: carrozza, cabina di p. classe, in treni e navi; onorificenza di p. classe; albergo di p. categoria; stella di p. grandezza (in senso proprio e fig.). Comuni le locuz. di p. qualità, di prim’ordine, di p. piano, per indicare eccellenza su ogni altra persona o cosa dello stesso genere o categoria: un pianista, uno spettacolo di prim’ordine; una personalità, una manifestazione culturale di p. piano; merce, carne di p. qualità. Con sign. opposto, di p. grado (in quanto gradino più basso), di minore difficoltà o gravità: esercizî di p. grado; ustioni di p. grado (per altri esempî, v. grado1).

b. Riferito a persona, in denominazioni usuali o ufficiali indicanti funzioni di preminenza in un’attività o professione: p. violino, p. ballerina, in un’orchestra e rispettivam. in un corpo di ballo, gli esecutori che hanno parti soliste (in contrapp. ai violini e alle ballerine «di fila»); p. attore, e p. attrice assoluta, nelle compagnie teatrali dell’800 e del primo ’900, l’attore e l’attrice cui spettavano le parti più importanti (e p. attor giovane, l’attore designato per le parti amorose); p. donna (v. primadonna); nell’amministrazione dello stato, in qualifiche corrispondenti a un determinato grado della gerarchia o della carriera: p. archivista, p. cancelliere; nella gerarchia militare, p. capitano, p. tenente, qualifiche attribuite ai capitani e ai tenenti che compivano 12 anni di anzianità nel grado. Con accezione e uso partic., p. ministro, il presidente del consiglio dei ministri.

c. Con valore più genericam. elativo: è il p. avvocato della città; era una delle p. famiglie del paese; e con allusione ad alte cariche politiche: il p. cittadino, il sindaco, o, ma meno com., il presidente della Repubblica.

4. fig. Principale, fondamentale: il suo p. pensiero è la famiglia; il tuo p. dovere, per ora, è lo studio; la causa p. di tutti i suoi guai è stata la sua sfrenata ambizione; con sign. simile, materia p. e materie p. (v. materia, n. 2 c). Sempre alludendo a priorità ideale, nelle locuz. avv. per p. cosa, in p. luogo, e sim., con cui si suole enunciare l’affermazione o il fatto che si ritiene d’importanza fondamentale: in p. luogo dobbiamo provvedere alla nostra sicurezza, poi, se possibile, penseremo al resto.

5.

a. In matematica, non ulteriormente decomponibile, nella locuz. numeri p., i numeri naturali maggiori di 1 che sono divisibili soltanto per sé stessi e per l’unità: per es., 2, 7, 23 sono numeri primi, mentre 10 è un numero non primo (o come anche si dice «composto»). Si parla anche di numeri p. fra loro con riferimento a due o più numeri (come 10 e 27) che ammettono come divisore comune solo l’unità.

b. In fisica, per estens. del precedente sign. matematico, fenomeno p., o anche fatto di natura, fenomeno del quale non si conosce la spiegazione e che non può essere ricondotto ad altri fenomeni di origine nota, quali sono, per es., le azioni che si sviluppano tra corpi in virtù della loro massa o della loro carica elettrica o della loro polarità magnetica.

6. Con ellissi di un sost., forma varie locuz. aventi valore avverbiale:

a. Alla prima, già nella prima fase di un’azione, senza cioè che si debba ripetere: ci sono riuscito alla p.; chi spara e colpisce il centro alla p., ha vinto; immediatamente, su due piedi: l’ha indovinato alla p.; così alla p. non saprei che cosa dirti; con riferimento a scritti o opere d’arte composte di getto, nella foga del primo impulso creativo, senza interruzioni e riprese: poesia, articolo scritto alla p.; quadro dipinto alla p.; nella terminologia artistica, con valore aggettivale, esecuzione alla p., pittura a olio condotta senza esitazione e pentimenti sopra un abbozzo precedentemente preparato.

b. A tutta prima, a bella prima, sulle prime, meno com. sul primo, dapprima, in un primo momento, dapprincipio: a tutta p. non mi ero accorto della cosa; sulle prime ci credettero tutti, poi si accorsero che era stato uno scherzo.

c. Per primo, non com., per prima cosa, principalmente: per p. devi cercare di essere meno nervoso.

d. Nel gioco del calcio, passaggio o tiro di prima (sottintendendo intenzione), quello effettuato direttamente, senza fermare sul terreno il pallone in arrivo.

7. Con funzione di s. m.:

a. (f. -a) Riferito a persona, chi viene per primo, chi precede altri nell’arrivo o nel fare qualcosa, o anche nel merito: il Vangelo afferma che gli ultimi saranno i p.; nelle semifinali si è piazzata tra le p.; il p. che fa confusione lo mando a spasso; è stato fra i p. ad accorrere; il p. della classe, ragazzo che riporta le migliori votazioni tra i compagni di classe, facendosi notare per l’intelligenza e l’applicazione allo studio (anche, per lo più in tono iron., chi, spec. in ambienti di lavoro, spicca per la competenza e lo zelo con cui svolge le sue mansioni); di persone o di cose, il p., la p. che càpita, uno, una, una cosa qualsiasi; spesso seguito da un part. pass.: il p. arrivato, il concorrente che è arrivato primo in una gara di corsa; il p. venuto, la prima persona che capita, una persona qualsiasi, non importa chi (mi hai preso per il p. venuto?; guarda che non sono il p. venuto e sim., non sono un estraneo, o anche non sono degli ultimi, quindi ho diritto a una certa considerazione). Con altro sign. (e solo al masch.), chi, in un duello, scende sul terreno assistito da due secondi; analogam., nel pugilato, l’atleta che combatte, assistito da uno o due secondi. Non com., al plur., avi, antenati: fieramente furo avversi A me e a miei p. e a mia parte (Dante).

b. Riferito a cose, solo al masch., per ellissi di un sost.: il p. del mese, il p. dell’anno, il p. di marzo o il p. marzo, sottint. giorno; anche assol.: si riapre il p., ossia il primo giorno del mese. Sottintendendo piatto, la prima portata di un pranzo o di una cena, generalm. costituita da pasta asciutta o minestra: che cosa c’è per p.?; prendo l’antipasto ma salto il primo. In usi tecnici: abbrev. usuale di minuto primo, unità di misura di angoli e di tempo (v. minuto2, nel sign. 1 a); in astronomia, p. verticale, il cerchio massimo passante per lo zenit e per i punti est e ovest; nelle antiche costruzioni navali in legno, primo era un’altra denominazione della chiglia, forse perché era il primo legno messo in opera nella costruzione di un bastimento.

c. Come s. f., per ellissi di un sost. di genere femminile: la prima gliel’ho perdonata, ma la seconda no!, la prima scappatella, malefatta, cattiva azione e sim.; e così: alla p. che mi combina, lo caccio via; questa è la p. e l’ultima che mi fate! Prov. chi vince la p., perde il sacco e la farina, chi vince la prima giocata, la prima partita di gioco, poi perde tutto. Per altri usi, v. prima2. ◆ Pur essendo già etimologicamente un superlativo, primo non è più sentito come tale, e può quindi avere il superl. primìssimo, usato per lo più con valore enfatico: trovarsi nelle primissime posizioni; occupare uno dei primissimi posti in graduatoria; è stato fra i primissimi a portare aiuto.

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