quaréṡima

quaréṡima

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quaréima s. f. [lat. eccles. quadragēsĭma, femm. sostantivato dell’agg. quadragēsĭmus «quarantesimo»; quindi «quarantesimo giorno (prima di Pasqua)»]. – 1. a. Nella liturgia cattolica, periodo penitenziale di quaranta giorni in preparazione della Pasqua, che nella prassi odierna (ma l’uso risale almeno al sec. 4°) comincia il mercoledì delle ceneri e si prolunga per sei settimane, fino al giovedì santo, prima della messa vespertina detta In cena Domini, con la quale si entra nel triduo pasquale. Nella liturgia si omettono i segni di gioia gloria e alleluia, il colore liturgico è il viola, l’altare non è ornato di fiori e non si suona l’organo (che può tuttavia accompagnare il canto). b. Locuz. più comuni: fare, osservare la q., osservare il precetto del digiuno e dell’astinenza nei giorni prescritti; rompere la q., trasgredire questo precetto; predicare la q., tenere un ciclo di prediche nel periodo quaresimale; lungo come la q., di cosa lunga e molesta o anche di persona lenta, che impiega troppo tempo nel fare qualcosa, oppure molto alta e magra. Ormai rari il prov. quando il padre fa carnevale, ai figlioli tocca far q., se il padre è sprecone, la famiglia ne patisce, e il modo prov. carnevale o q., per me è la medesima, detto da chi non ha mai tempo e modo di divertirsi, sicché per lui, o per lei, tutti i giorni sono uguali (o anche da chi non vuol riconoscere la quaresima come periodo penitenziale). 2. estens., ant. o raro. Qualsiasi periodo riservato a digiuni e astinenze, sia prescritto dalla Chiesa sia osservato per particolare devozione: oltre alli digiuni delle q. che nell’anno si fanno dalle divote persone (Boccaccio); essendo andato ... a fare la q. dello Spirito Santo (Belcari).

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