sentire

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sentire v. tr. [lat. sĕntire] (io sènto, ecc.). – In senso ampio, avvertire un qualsiasi stato di coscienza indotto in noi dal mondo esterno attraverso i sensi o un qualsiasi stato affettivo insorgente nell’animo. Nella varietà degli usi e delle particolari accezioni, i sign. fondamentali del verbo si possono ricondurre a questi tre: avvertire una percezione; avvertire una sensazione; provare un sentimento. 1. a. Apprendere attraverso i sensi; ricevere una o più impressioni sensoriali e averne coscienza. Usato assol., in qualche caso, può riferirsi complessivamente a tutti e cinque i sensi: la facoltà di s.; gli animali vivono e sentono. Più comunem. si riferisce all’uno o all’altro dei sensi (udito, tatto, gusto, odorato, non però alla vista), ed è di solito usato con compl. oggetto o, talora, con prop. oggettiva: s. un suono, un rumore; s. un sapore, o s. il sapore d’un cibo, d’un frutto; s. un odore, e s. l’odore d’un fiore, dell’incenso; non senti questo puzzo di bruciato?; O bella Musa, ove sei tu? Non sento Spirar l’ambrosia, indizio del tuo Nume (Foscolo); e con riferimento al tatto: s. un colpo, un urto; continua pure, poi sentirai che botte!; quando sentì la frusta, il cavallo si mise al trotto; il caldo si fa s. oggi! Può anche avere valore potenziale: s. i sapori, gli odori, avere la capacità di percepirli, e al contr. non s. i sapori, gli odori, essere privi di tale capacità (usato assol., sentire o sentirci, sentir bene, male, sentirci poco, non sentire o non sentirci, si riferisce sempre all’udito: v. oltre, al n. 2 c); in usi fig., un cavallo che non sente la frusta, che non obbedisce neanche alle frustate; scherz., è testardo, ma il bastone lo sente!, è un mezzo da cui si lascia convincere. b. Con valore più attivo, portare l’attenzione su un’impressione sensoriale, cercare di percepirla; si riferisce ai varî sensi (tranne la vista) e comprende quindi in sé i sign. specifici di ascoltare, annusare, assaggiare, toccare (per avvertire e intendere il suono, per cogliere l’odore, il sapore, le qualità tattili); con questa accezione, regge per lo più una prop. interrogativa indiretta o altra costruzione equivalente: senti che fresco stasera!; senti quant’è buono questo pane; senti che buon odore d’arrosto; senti questo profumo com’è delicato; senti la morbidezza di questa lana. Specialmente allo scopo di analizzare la percezione o le sue qualità, per dare un giudizio: senti se ti piace (questa musica, questa salsa, questo profumo); senti se è giusta di sale la minestra; vuoi s. questo vino, se ti pare che sappia d’aceto? In qualche caso, accertarsi di una situazione mediante uno dei sensi: senti se il bimbo scotta, se ha la febbre (e così, s. il polso, s. il cuore, ecc.); volevo s. se dormivi. c. fam. Riferito a cibi e bevande, assaggiarne, gustarne, nel senso di mangiarne o berne un po’: al bicchiere Materno, ognuno ne sentiva un dito (Pascoli); vuoi s. uno di questi fichi? d. Con altro senso, s. al sapore, al suono, al tatto, giudicare, riconoscere (o essere in grado di riconoscere) una cosa dalla particolare qualità della sensazione ch’essa provoca; e così, s. all’odore, al fiuto, anche fig., iperb.: io gli imbroglioni li sento all’odore. 2. Comune soprattutto con riferimento al senso dell’udito, come sinon. ora di udire ora di ascoltare: a. Udire, percepire con l’udito; con compl. oggetto: s. il rumore del treno in arrivo; ho sentito una gran confusione; senti questo strano rumore?; non ho sentito nulla; iperb., quando dorme, non sente neanche le cannonate; non hai sentito il campanello?; Sentesi un grato mormorio dell’onde, Che fan duo freschi e lucidi ruscelli (Poliziano); si sentì uno scalpiccìo giù nella strada; ho sentito dei passi nel corridoio; far s. il ritmo, far s. l’accento d’una parola, e sim. (qui con senso partic.: marcare, dare rilievo al ritmo, all’accento, in modo da farlo ben sentire). Con verbo all’infinito o con prop. oggettiva: Pianger senti’ fra ’l sonno i miei figliuoli Ch’eran con meco, e dimandar del pane (Dante); sentii squillare il telefono; sentir qualcuno gridare (o, più indeterminatamente, sentir gridare); mi sentii chiamare (con valore passivo: sentii d’esser chiamato da qualcuno); sento venir gente (o, ellitticamente, sento gente); s. arrivare il treno; pop., in quella casa ci si sente, si sentono rumori strani, ci sono i fantasmi, gli spiriti. b. Assai spesso riferito alla voce umana, alle parole dette da altri (con la duplice accezione di percepire il suono o di intenderne il significato): ti sento ma non capisco; grida più forte, che non sento (o non ti sento, e più esplicitamente non sento le tue parole, non sento ciò che dici); non posso s. quella sua voce sgradevole; li sentivo mormorare in disparte; era tanto che non sentivo parlare il mio dialetto; l’ho sentito che diceva ...; l’ho sentito cantare o che cantava; bisogna s. come risponde!; bisognava s. le meraviglie che raccontava!; mi fa male a s., sono cose che non posso s., e sim., nell’udire racconti penosi, discorsi spiacevoli o ripugnanti, ecc.; non senti?, non hai sentito quel che t’ho detto?, soprattutto come rimprovero a chi non esegue ciò che gli abbiamo chiesto o ordinato. Locuzioni e frasi partic. (anche con compl. oggetto di persona): tu sentissi!, comunicando ad altri qualche cosa che, udita, ci aveva impressionato; mi par di sentirlo! (con varî sign.: può indicare la presenza ancora viva nella memoria della voce di una persona nell’atto di dire qualche frase caratteristica o con un suo tono particolare, oppure la certezza che una persona si esprimerà o reagirà in una determinata maniera, intonata col suo carattere, ecc.); a sentir lui, non c’è chi lo superi (stando a ciò ch’egli afferma, dando fede alle sue vanterie); farsi s., alzare la voce, fare la voce grossa, protestare (per ottenere qualche cosa, per imporsi, ecc.); insomma, mi vuoi s. davvero!, minacciando di adirarsi sul serio; ora mi sentirà!, gli dirò il fatto suo (e parlando d’altri: sentirai la mamma, ora!; ora sì che lo sentiremo!; sentirete, quando saprà tutto!, modi di preannunciare una sfuriata, una reazione violenta; e così: m’ha da sentire la signora Perpetua (Manzoni); non ti far più s.! (sottint. gridare, piangere, o semplicem. «non far più udire la tua voce»; in forma esplicita, spesso con la prep. a davanti all’infinito: non ti far più s. a piangere!); che sento!, che mi tocca s.!, esprimendo sorpresa, stupore, indignazione per le parole dette da altri, per una notizia riferita, ecc. c. Con riguardo alla facoltà dell’udito e al grado della funzione auditiva: sente nascere l’erba, o la gramigna, di persona d’udito finissimo, o meticolosa, che fa caso a tutto, o che di tutto teme, e sim.; per lo più usato assol., o determinato da avverbî: ci senti bene?; ci sente poco; non ci sente, non ci sente affatto, è sordo; Non veder, non sentir m’è gran ventura (Michelangelo); da quest’orecchio ci sento meno; fig., non ci sente da quell’orecchio, è una questione su cui non vuol discutere o transigere, su cui non è disposto a cedere (anche in prima persona: non ci sento da quest’orecchio); prov., non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. d. Venire a sapere, a conoscere; di cosa che viene alle orecchie, o che comunque si apprende, anche non dalla viva voce (e quindi senza un preciso o diretto riferimento all’atto auditivo): ne ho già sentito parlare dai giornali; ho sentito una brutta notizia; hai sentito la novità?; a quel che sento, a quel che si sente dire ...; ne ho sentite delle belle sul tuo conto; se ne sentono di tutti i colori; s’è mai sentita una cosa simile? Ancora più vicino ad apprendere (e più lontano da udire): sento dalla tua ultima (sottint. lettera) che sei stato poco bene. Con uso intr. (aus. avere), o con compl. indeterminato, avere notizie, avere sentore di qualche cosa (ant.): O tuo parlar m’inganna, o el mi tenta ... ché, parlandomi tosco, Par che del buon Gherardo nulla senta (Dante), che tu non abbia mai avuto notizia di lui. e. Ascoltare, porgere l’orecchio per udire: non è bello stare a s. dietro gli usci; se l’argomento non t’interessa, nessuno ti dice di stare qui a s.; vuoi sentir questa?, vuoi sentirne una nuova?, accingendosi a raccontare un fatto curioso, o che sia causa di stupore, di sdegno; è meglio s. tutte e due le campane (fig.), ascoltare le ragioni dell’uno e dell’altro, o le diverse versioni che d’uno stesso fatto danno le due parti in contrasto. In partic., di narrazioni, discorsi pubblici, spettacoli varî: lei sa che noi altre monache, ci piace di sentir le storie per minuto (Manzoni); s. le lezioni, s. un comizio, una conferenza, una predica; s. una trasmissione alla radio; quindi anche ascoltare assistendo: sentir messa; s. un concerto; andare a s. un’opera, una commedia, ecc. Con sign. e costrutto diverso: s. la lezione al bambino, farsela dire per vedere se la sa, se l’ha imparata; e così: gli hai sentito la poesia? (o, da parte del bambino: mamma, mi vuoi s. la poesia?). In frasi tipiche: sentiamo di che si tratta, disponendosi ad ascoltare; sentiamo!, sentiamo, dunque!, sentiamo, allora!, consentendo a dare ascolto a chi insiste per dirci qualche cosa; suvvia, sentiamo!, incoraggiando a parlare; e nella seconda persona dell’imperativo, per fermare l’attenzione altrui, per richiamare o fermare chi s’allontana: sentite ora ciò ch’è successo; sta’ a s. quel che m’è capitato; senti, senti un momento, non te n’andare!; ehi, senti tu!, sentite voi! In frasi esclamative enfatiche, nelle quali l’invito ad ascoltare non è rivolto a nessuno in particolare e il verbo ha soprattutto valore interiettivo: ma senti che baccano!; senti un po’ che discorsi!; e in genere, senti!, sentite!, per esprimere meraviglia (sincera o affettata), o ironia, incredulità, ecc.: senti senti!, e dovrei andarci di mezzo io?; ma senti!, e quell’eroe saresti tu?; sentitelo lì, quando qualcuno dice impertinenze o fa vanterie. Sempre nel senso di ascoltare, ma con compl. oggetto di persona: mi stava a s. a bocca aperta; parla (o recita, canta, suona) con tanta grazia, che è un piacere sentirlo; stammi a s., cercando di farsi ascoltare e intendere da qualcuno, per calmarlo, per farlo ragionare; mi stai a s.?, vedendo distratto il nostro interlocutore. Per estens., dare retta, dare ascolto, obbedire: lui sente solamente la mamma; fig., sente soltanto il proprio interesse; più spesso in frasi negative: non sente consigli; analogam., non sente ragione, non la vuole intendere. f. Tra udire e ascoltare in altri casi; così, per es., nel sign. di sapere, conoscere, in frasi come vorrei s. il tuo parere; sarebbe bene s. che cosa ne pensa lui; o nel sign. di interpellare, consultare: voglio s. prima il mio avvocato; hai provato a s. un bravo meccanico?; non posso far nulla, se non ho sentito anche il mio socio. In partic., con prop. interrogativa indiretta, informarsi, chiedere per ottenere risposta: va’ un po’ a s. cosa vuole; ho mandato a s. come sta; vado a s. se è pronto; vuoi s. da lui se ha bisogno di nulla?; «Sai se è in casa?» «No, ora vado a sentire». 3. a. Avvertire una sensazione fisica interna, piacevole o spiacevole: sento un gran mal di capo, un bruciore allo stomaco, un prurito alla schiena; sento un bisogno urgente; spesso con la particella pron.: sento, o mi sento, un dolore al fianco; mi sento prudere il naso; mi sentivo la febbre addosso; si sentiva venir l’acquolina in bocca. Di sensazioni e stimoli provenienti dall’esterno: si sentì toccare la spalla da qualcuno; senti male se premo qui?; s. il solletico (qui con valore potenziale: essere sensibile al solletico); chi ben dorme non sente le pulci (prov.); sentendosi pungere, s’alzò di scatto; sentiva la lama penetrargli nella carne; di animale: cavallo che sente il freno, che sente il morso, sensibile al freno o al morso, docile. Di sensazioni più complesse: s. caldo, freddo; s. sonno; s. fame, sete; comincio a s. un po’ d’appetito; rifl., sentirsi affamato, sentirsi sazio. Con valore ancora più generale, e con riferimento allo stato fisico, a condizioni di salute: s. un po’ di stanchezza, di malessere; si sentiva piegare le ginocchia dalla debolezza; prov., gli uomini hanno gli anni che sentono, le donne quelli che dimostrano; nel rifl.: sentirsi bene, male; oggi mi sento meglio, mi sento discretamente, mi sento così così (e con compl. predicativo: mi sento forte, debole, sfinito, ecc.); sentirsi svenire, sentirsi venir meno; sentirsi riavere; sentirsi prossimo alla fine; spesso iperb., sentirsi morire; sempre iperb., sentirsi rinascere, sentirsi risuscitare. In partic., non sentire o non sentirsi un arto (o altra parte del corpo), avere perduto in esso la sensibilità, per paralisi o per altra causa, anche momentaneamente: son così stanco, che non (mi) sento più le gambe. Ant., sentirsi, assol., riprendere i sensi, riacquistare coscienza (dopo uno svenimento o sim.): questi si sente, è preso per ladro (Boccaccio). b. Avvertire o provare una sensazione psichica (o più psichica che fisica): s. piacere per qualche cosa; sentirsi allargare il cuore; sentirsi un nodo in gola; mi sento addosso la tremarella; in frasi caratteristiche: sentirsi cascare le braccia, provare un senso di sconforto o d’impotenza, scoraggiarsi; sentirsi mancare la terra sotto i piedi, vedersi improvvisamente perduto; e nel rifl.: si sentiva tutta rimescolar dentro; mi sentivo ribollire dallo sdegno; mi sentivo struggere dal desiderio di rivederla; sentirsi a proprio agio, a disagio; sentirsi (come) un pesce fuor d’acqua; ti senti in vena oggi? Con compl. predicativo: sentirsi sollevato, rinato, ecc. c. Nel rifl., e con compl. predicativo, avvertire un sentimento, una disposizione interna dello spirito: qui mi sento sicuro; si sentì turbato da quelle parole; pur senza sentirci particolarmente attirati l’uno dall’altro, eravamo avvicinati dalle due lingue in comune, e dal fatto, assai sensibile in quelle circostanze, di essere i soli due mediterranei (P. Levi); sentirsi commosso, offeso, ecc.; mi sento vicino a te, a voi, espressioni di conforto a chi ha sofferto un dolore, una perdita; iperb., oggi mi sento un altro. d. Avvertire le conseguenze, gli effetti di qualche cosa, risentirne: Seguitando il mio canto con quel suono Di cui le Piche misere sentiro Lo colpo tal, che disperar perdono (Dante); ho seguito la cura senza sentirne però alcun beneficio; sente molto la fatica; sente il minimo cambiamento di temperatura; si vede che sente il tempo, che risente della variazione delle condizioni atmosferiche; senti la primavera?, scherz. o iron., a chi si mostra più vispo o più irrequieto del solito. Anche di animali, di piante e d’altre cose (limitatamente, per queste, agli effetti, escludendo cioè la coscienza): anche gli animali sentono il tempo; piante che sentono l’umido, la siccità; quest’auto sente ormai la vecchiaia, o gli anni. 4. a. Accorgersi di un fatto, acquistare o avere coscienza di una realtà, non però attraverso la riflessione ma intuitivamente, psicologicamente, o per indizî varî: or veggio e sento Che per aver salute ebbi tormento (Petrarca); si sentiva addosso gli sguardi di tutti. Spesso, indica una percezione più o meno chiara dei fatti, di natura prevalentemente psichica: non mi vuol più bene, lo sento; sentiva che c’era una sorda ostilità contro di lui; sento che non c’è più speranza; si sentì perduto. Quindi, in più casi, presentire, presagire: sentivo che qualcosa doveva succedere; sento che la fine non è lontana; il pericolo era imminente, e lo sentivo. b. Nel giudizio su persone o cose, equivale a giudicare, ritenere e sim., ma con valore più soggettivo (e con un grado minore o maggiore di avvicinamento alla realtà, secondo i casi); con compl. predicativo: io lo sento uguale a me, lo sento diverso; l’angoscia de le genti Che son qua giù, nel viso mi dipigne Quella pietà che tu per tema senti (Dante); sentendo Gualtieri conte d’Anguersa gentile e savio uomo (Boccaccio), conoscendolo come tale. Con altra costruzione, avvertire intuitivamente, con immediatezza, le qualità implicite in qualche cosa: non senti la bellezza del suo gesto?; nelle sue parole si sente l’uomo onesto; è una risposta in cui si sente tutta la fierezza del suo carattere; si sente in questi versi la potenza dell’ispirazione; opera in cui si sente la solida preparazione dottrinale dell’autore. c. Talvolta, avere coscienza, avvertire, ma con riguardo agli effetti soggettivi: Sento gli avversi Numi, e le secrete Cure che al viver tuo furon tempesta (Foscolo); non ve lo sentite in cuore [Dio], che v’opprime, che v’agita, che non vi lascia stare ...? (Manzoni); ne sento, non ne sento la necessità; ne sento molto la mancanza, la lontananza, ecc.; frasi, queste ultime, nelle quali il sign. del verbo si avvicina a quello di «soffrire». d. Avere coscienza di un fatto interiore: sento di volergli ancora bene; sento di non poterla odiare; sento il dovere di dirti che ...; io mi sento la coscienza a posto; nel rifl., riconoscersi, avere coscienza o sentimento di essere ...: mi sento obbligato a lui, e non devi sentirti in obbligo con me, verso di me; mi sento in debito verso di te; sentirsi dalla parte del torto; sentirsi in colpa o colpevole, ecc. In partic., sentirsi in grado, sentirsi capace di, sentirsi disposto a fare qualche cosa; anche assol. sentirsi, con gli stessi sign.: non mi sento di salire fin lassù; mi sento di poter riuscire; non mi sento di affrontarlo; per indicare più spec. disposizione d’animo: non mi sento di dirglielo; non mi sento di fare altre rinunce; ti senti di farmi questo favore?; assol., ti prometto di farlo se mi sentirò; con l’uno e con l’altro senso, è frequente nell’uso fam. sentirsela: te la sentiresti di mangiare tutta questa bistecca?; non me la sento di ingannarlo, ecc. 5. a. Provare un sentimento, un moto dell’animo (anche momentaneo); è uno dei sign. più comuni e degli usi più frequenti del verbo: s. affetto, amore, gratitudine, riconoscenza per qualcuno; S’amor non è, che dunque è quel ch’io sento? (Petrarca); sento molta simpatia per lui; sente molta ammirazione per te; sento una gran pena per quel povero ragazzo; s. pietà, compassione; s. odio, invidia, rancore; non senti rimorso per ciò che hai fatto?; sento un vivissimo desiderio d’incontrarmi con lui; sentivo un certo timore di affrontare la situazione; s. ripugnanza, ribrezzo, disgusto, orrore; s. vocazione, inclinazione per qualche cosa, ecc. Con avverbî, per indicare il grado con cui si manifesta la forza d’un sentimento: s. molto, poco, fortemente, profondamente la vocazione per il volontariato. Con compl. indeterminato, allude spesso a sentimento d’amore: cominciò a s. qualcosa per lei; non senti proprio niente per me?; o significa, genericamente, provare un sentimento (o un complesso di sentimenti): io dico ciò che sento; scrive come sente; non ti so esprimere ciò che sento in questo momento; so io quello che mi sentivo dentro in quei giorni; in altri casi, avere sensibilità, soprattutto come atteggiamento di simpatia verso altri, come capacità di commuoversi: è un ragazzo che sente molto; è un egoista che non sente nulla, privo di sensibilità, di affettività. Assol., e con valore generico, avere ricchezza di contenuto sentimentale: Sentir, riprese, e meditar ... (Manzoni, affermando essere queste due le prime condizioni per essere poeta). b. Con sign. più ristretto (quando il compl. non sia nome d’un sentimento), avere sensibilità per: s. il ritmo; s. la musica, la poesia, la bellezza della natura; s. il bello, essere capace di riconoscerlo dove c’è, di gustarlo, di trarne un piacere estetico. c. Usato assol., e determinato da avverbî, nutrire sentimenti morali: s. rettamente, nobilmente; Natura umana, or come, ... Se polve ed ombra sei, tant’alto senti? (Leopardi). 6. a. In alcuni casi, pensare, intendere, essere di un’opinione: io le cose le dico come le sento; secondo il mio modo di s., i fatti stanno così; con la indeterminato: io la sento diversamente. Letter.: s. altamente, s. modestamente di sé, avere di sé un concetto alto o modesto. b. ant. Assol., o con compl. indeterminato (s. poco, non s. nulla), avere conoscenza, esperienza d’una cosa: io ho da più persone inteso che tu se’ savissimo e nelle cose di Dio senti molto avanti (Boccaccio). 7. Come s. m., il s., il contenuto affettivo o etico dell’animo: nobiltà, delicatezza, squisitezza del s.; uomo di retto, d’alto, di nobile s.; la diversità del s., ecc. Non com., capacità d’intendere: Tu dubbi, e hai voler che si ricerna In sì aperta e ’n sì distesa lingua Lo dicer mio, ch’al tuo sentir si sterna (Dante), che si abbassi alla tua possibilità di comprenderne il significato. 8. Con uso intr. (aus. avere, ma i tempi composti sono rari), s. di, avere o mandare odore di qualche cosa: s. di muffa; Così sente talor di reo letame L’erba gradita alle frugali mense (Giusti); tra le mani che sentian di lauro E di busso (Pascoli). Meno com., avere sapore di qualche cosa (in questo sign., è più proprio sapere di): questa salsa sente un po’ d’acido. In senso fig., avere qualità di ..., o essere un po’ ..., essere alquanto ...: quest’uomo sente del briccone; frate Alberto conobbe incontanente che costei sentìa dello scemo (Boccaccio), era un po’ scema. ◆ Part. pres. senziènte, in funzione di agg. (v. la voce). ◆ Part. pass. sentito, anche come agg. (v. sentito).

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