spìrito

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spìrito (ant. e poet. spirto) s. m. [dal lat. spirĭtus -us «soffio, respiro, spirito vitale», der. di spirare: v. spirare1; il sign. grammaticale 1 b ricalca il gr. πνεμα (che è l’equivalente del lat. spiritus); nel sign. 7 di «alcole» è un termine alchimistico formato partendo dall’accezione di «esalazione»]. – 1. a. ant. o letter. Soffio, alito, respiro: esalare lo s., l’ultimo respiro; Calandrino, faticato dal peso delle pietre e dalla rabbia ..., non poteva raccoglier lo spirito a formare intera la parola (Boccaccio), non riusciva a riprendere fiato per parlare. b. In grammatica, aspirazione; in partic., nella grammatica greca, s. aspro, l’aspirazione che in alcune parole accompagna la vocale iniziale, e che è costante per la consonante ρ, e il segno stesso «» con cui essa viene indicata (per es., in ὁμο, ῥε); l’assenza di aspirazione viene indicata col segno «᾿», detto spirito dolce o lene (per es., in ἀδικία). 2. Principio immateriale di vita che ha la sua manifestazione più pura nella divinità (lo s. creatore di Dio); più comunem. e genericam., principio di vita religiosa, morale, intellettuale di cui l’uomo è in varî modi e in varia misura partecipe e per il quale si eleva sul mondo materiale: lo s. domina sulla materia; i valori dello s.; essere sensibile, insensibile alle esigenze dello spirito. Con sign. più specifico, in filosofia, termine usato originariamente dagli stoici per indicare il principio materiale di vita, la forza animatrice che conferisce il movimento all’intero universo e, nello stesso tempo, lo dirige e lo ordina; tale concezione fu accolta dalla medicina antica e medievale che, in modo analogo, considerarono lo spirito una sostanza materiale, principio della vita organica (v. oltre, il sign. 6); a partire da Cartesio il termine assume un significato che si affermerà come prevalente nel pensiero filosofico moderno e contemporaneo: come sinon. di sostanza pensante esso designa l’intelletto o la facoltà razionale, la coscienza che l’uomo ha di sé in quanto pensiero, ed è, pertanto, contrapposto alla materia (sostanza estesa); analogam., nella filosofia di Leibniz, lo spirito è la forma più alta assunta dalla monade, è l’anima ragionevole che, distinguendo l’uomo dal semplice animale, gli consente di giungere alla conoscenza di sé stesso e delle verità eterne; nella teoria estetica di Kant designa la facoltà creativa e originale del pensiero, che, libero da condizionamenti gnoseologici, produce il bello nell’opera d’arte; nella filosofia hegeliana il termine assume un diverso e più complesso significato, in quanto designa la realtà assoluta e sopraindividuale, manifestazione dell’idea o ragione infinita, il cui sviluppo si attua attraverso tre gradi: lo s. soggettivo, cioè l’intelletto o la ragione considerati nella loro dimensione individuale e soggettiva, lo s. oggettivo, in quanto si è incarnato in istituzioni etiche e giuridico-politiche (si articola nel diritto, nella moralità e nell’eticità), e lo s. assoluto, che, divenuto autocosciente, riconosce nel vario manifestarsi delle realtà naturali e storiche la sua stessa libera essenza (si articola a sua volta nei momenti dell’arte, della religione e della filosofia); s. del popolo (traduz. del ted. Volksgeist), espressione che in ambiente romantico designò il complesso delle caratteristiche che individuano ciascun popolo in quanto unità organica e che fu usata da Hegel per indicare l’incarnazione dello spirito universale in una particolare nazione, che, pertanto, assume la funzione di guida e di soggetto unico della storia; il concetto hegeliano di spirito, oltre a esercitare una profonda influenza sui successivi sviluppi del neoidealismo, spec. italiano, interesserà anche correnti di pensiero di indirizzo diverso: per es., all’uso hegeliano del termine, e in partic. al concetto di s. oggettivo, si ricollega tutta la problematica relativa alla fondazione delle scienze dello s., il cui massimo esponente fu il filosofo tedesco W. Dilthey (1833-1911), il quale contribuì a diffondere tale espressione, utilizzandola per designare il complesso di quelle discipline che, avendo per oggetto l’uomo e le realtà spirituali da lui stesso prodotte (arte, religione, diritto, costumi, economia, ecc.), sono contrapposte alle scienze della natura, dalle quali differiscono anche per il metodo, che non consiste nel rintracciare le leggi universali che governano i fenomeni, ma nel considerare ogni realtà storico-sociale nella sua irripetibile individualità. In partic.: a. Entità priva di ogni carattere di corporeità e materialità, principio immortale di vita: Dio è puro s.; lo s. del bene, del male; non com., anima individuale, principio della vita fisica e psichica dell’individuo: rendere lo s. o rendere lo s. a Dio, morire. Nella fede e nella teologia cristiana, S. Santo, terza persona della Trinità, principio di salvezza e di una profonda trasformazione morale dell’uomo: attraverso di lui si manifesta e si sviluppa, nella comunità dei credenti e nella storia, l’azione della potenza e della grazia divina; è spesso rappresentato con simboli, quali la lingua di fuoco della Pentecoste, la colomba, il vento, ecc.: la discesa dello S. Santo sugli apostoli, nella Pentecoste; i doni dello S. Santo, infusi da Dio nell’anima umana (sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà, timore di Dio); e con inversione nella posizione dei due termini: li movitori del cielo ..., naturati de l’amore del Santo Spirito, fanno la loro operazione (Dante); la chiesa di Santo S., Borgo Santo S., a Firenze; anche, denominazione di altri esseri immateriali per loro natura (come gli angeli) o distaccati dalla materia a cui erano uniti (come le anime delle persone morte): gli angeli sono puri s.; s. beati, le anime dei beati in paradiso; s. infernali, s. maligni, i demonî; s. dannati, le anime di coloro che sono condannati alle pene infernali. Per estens., anima, ombra di persona defunta che si immagina o si crede ancora vivente di una esistenza non più legata al corpo: monumenti funebri in cui sembrano aleggiare gli s. dei grandi ivi sepolti; Ebbi in quel mar la culla, Ivi erra ignudo spirito Di Faon la fanciulla (Foscolo, con riferimento a Saffo); nella pratica dello spiritismo: evocare gli s., mettersi in comunicazione con gli spiriti. Più genericam., fantasma, spettro: un castello infestato dagli s.; credere agli s., all’esistenza dei fantasmi; avere paura degli s.; anche, genio, ossia essere immaginario, di natura immateriale e soprannaturale, che in varie religioni, miti e credenze popolari, si ritiene costituisca il principio vitale di un elemento della natura: lo s. della foresta, del mare. In molte religioni etniche, per es. le religioni tradizionali africane, il riferimento agli spiriti riguarda soprattutto gli antenati che si crede mantengano i rapporti con i loro discendenti per cui sono definiti dagli studiosi «morti viventi»: secondo le varie credenze, gli antenati assicurano protezione ai discendenti se debitamente onorati (culto degli antenati o degli s. degli antenati) e li richiamano al dovere dei riti dovuti inviando i piccoli o i più gravi malanni quotidiani attribuiti normalmente al loro malcontento; come tutti gli spiriti, anche gli spiriti degli antenati possono, pertanto, essere considerati benigni o maligni, a seconda della loro natura e dell’influenza che esercitano. b. Anima, come principio di vita religiosa e morale: fortificare con la meditazione lo s. contro le tentazioni; la vittoria dello s. sugli istinti, sul peccato; darsi, essere dedito alle cose dello s., o più brevemente allo s., alle pratiche religiose, alla religione: poi essendo tutto dato allo spirito si fece bizzoco di quegli di san Francesco (Boccaccio). Nei testi della rivelazione cristiana, e spec. in san Paolo, la parte dell’uomo non soggetta alla carne, cioè agli appetiti inferiori e alle tendenze peccaminose, anzi in lotta con queste per far ottenere all’uomo la salvezza: lo s. è pronto, ma la carne è debole (Matteo 26, 41); conducetevi secondo lo s. e non soddisfate ai desiderî della carne. La carne ha desiderî contrarî allo s. e lo s. li ha contrarî alla carne (s. Paolo, Lett. ai Galati 5, 16-17). c. Principio di vita intellettuale, come funzione e facoltà estetica: le attività dello s.; elevare lo s. con la musica, con l’arte; nutrire lo s. con lo studio. d. In più diretta contrapp. al corpo, cioè alla parte materiale dell’uomo: il conflitto tra s. e materia; non bisogna badare soltanto alle necessità del corpo ma anche a quelle dello spirito. Comune la locuz. avv. in spirito (anche, ma ormai ant., in ispirito), usata per sottolineare la sola partecipazione spirituale: non potrò venire alla cerimonia, ma sarò con voi in s.; saremo presenti o vicini in s., anche se tanto lontani; essere rapito in s., nelle estasi mistiche; cose viste in s., immaginate, pensate, quindi sentite nel modo più interiore e vero; in s. e verità, in modo sincero, senza fariseismo, nell’espressione evangelica adorare Dio in s. e verità (Giovanni 4, 23-24). Per estens., valore, senso, significato più profondo e vero di un testo, di una affermazione e sim. (in contrapp. al significato letterale, più ovvio, apparente): la lettera uccide, lo s. vivifica (s. Paolo, 2a Lett. ai Corinzî 3, 6); lo s. di una legge, di una norma, di una disposizione, il suo senso più profondo e aderente all’intenzione del legislatore; analogam.: non ho ben compreso lo s. di questo libro, di questa commedia; entrare nello s. della parte, con riferimento a un attore, coglierne l’intima essenza, il senso più profondo. 3. Con sign. più ristretto: a. L’animo dell’uomo, inteso soprattutto come complesso delle facoltà psichiche, intellettuali e affettive: agire, giudicare in tranquillità di spirito; disposizione mentale ed emotiva, stato d’animo: non sono nello s. adatto per affrontare questo argomento; essere, trovarsi in una particolare condizione di spirito; avere lo s. agitato, inquieto, turbato, o calmo, sereno, tranquillo, sgombro da preoccupazioni; quella notizia mi ha sollevato lo s.; è uscito da quel colloquio con lo s. rinfrancato. Considerato come complesso e livello individuale di qualità morali e intellettuali: grandezza, nobiltà, meschinità, piccolezza di s.; un uomo di s. nobile, superiore, debole, meschino; essere dotato di uno s. riflessivo, di un accentuato s. critico. In partic., povero di s., con riferimento a persona di scarsa intelligenza, molto semplice e sprovveduta; per l’esatto sign. dell’espressione nella beatitudine evangelica (Matteo 5, 3) con cui ha inizio il «Discorso della montagna» beati i poveri di s. (lat. beati pauperes spiritu), v. beato, nel sign. 2. Per estens., la persona stessa dotata di determinate qualità spirituali: è un nobile s., uno s. generoso, superiore, meschino; è uno s. inquieto e tormentato; gli s. meditativi amano la solitudine; i grandi s. dell’antichità, del Risorgimento; un bello s. (o un bellospirito), persona dotata di ingegno vivace, di arguzia e di una conversazione brillante e piacevole (v. anche bellospirito); s. (meno com. ingegno) forte, espressione usata in passato per indicare persona libera dai dogmi religiosi e superiore, o indifferente, alle opinioni correnti (spesso sinon. di libero pensatore). b. Vivacità e prontezza intellettuale, rapidità e sicurezza nel rendersi conto delle situazioni e nell’affrontarle: è un ragazzo pieno di s. (o tutto s.), che si farà certamente strada nella vita; è un uomo di s. e saprà comprendere la tua particolare situazione; com. l’espressione presenza di s., rapidità e sicurezza nel decidere, nel reagire nel modo più opportuno in situazioni e casi di emergenza (v. anche presenza, n. 2 b): avere, non avere presenza di s.; ha avuto la presenza di s. di sterzare e mandare l’auto fuori strada, evitando uno scontro frontale; gli è mancata la presenza di s. di rispondere per le rime a quell’arrogante. c. Disposizione all’arguzia e all’ironia, senso dell’umorismo, capacità di scherzare e stare allo scherzo: una persona che ha dello s., molto s., poco s.; mancare, essere privo di s.; un uomo di s., brillante e divertente; anche con riferimento a espressioni o comportamenti che rivelano disposizione all’arguzia e all’ironia: una risposta, una conversazione ricca di s.; battuta, motto di s., frase arguta, spiritosa. Per estens., l’arguzia e l’ironia stessa: non mi pare il caso di fare dello s. in questo momento; uno s. fine, garbato, o, al contrario, uno s. di cattivo gusto, di bassa lega; s. di patata o di patate, quello di chi dice arguzie insulse o combina scherzi sciocchi e inopportuni (ma l’origine della locuz. è dal sign. 7: v. patata, n. 1 b): che s. di patata!; meno com., con lo stesso sign., la locuz. s. di rapa. d. In musica, con spirito, didascalia che prescrive una esecuzione vivace e brillante di una composizione o di un passaggio musicale. 4. a. Inclinazione o tendenza, attitudine o capacità, disposizione d’animo che determina o condiziona in un individuo il modo soggettivo di sentire, pensare e comportarsi (in questa accezione, il termine è sempre accompagnato da un aggettivo o da un compl. di specificazione che determina il particolare genere di disposizione o attitudine): avere, non avere s. pratico, cioè sensibilità per l’aspetto pratico dei problemi, capacità di risolvere ogni questione su un piano pratico; senza s. di adattamento è molto difficile vivere in una comunità; un’associazione esige in tutti i membri s. di solidarietà; anche avere, non avere s. d’osservazione, cioè capacità di cogliere aspetti più o meno significativi della realtà. In partic.: s. di corpo (calco del fr. esprit de corps), forte senso di solidarietà e di attaccamento che si crea tra i militari di uno stesso reparto e, per estens., tra i componenti di un’organizzazione, di una categoria professionale, e sim.; s. di squadra, affiatamento fra i componenti di una stessa squadra (sportiva, di lavoro, ecc); s. di parte, partigianeria, faziosità; giudicare, punire con s. vendicativo; s. di contraddizione, tendenza abituale e preconcetta a dissentire e contraddire: si è opposto per puro s. di contraddizione; ha cercato inutilmente, con s. conciliativo, di venire a un accordo con la controparte; dimostrare grande s. di sopportazione, di sacrificio; avere s. di carità, di umiltà; essere animato da s. di giustizia; perdonare con s. cristiano le offese ricevute; aiutare per s. umanitario chi ha bisogno di noi; è con questo s. che vi esorto alla concordia, alla pace. In partic., s. di finezza e s. di geometria (sul modello delle locuz. fr. esprit de finesse e esprit de géométrie, nel sign. con cui sono usate dallo scienziato e filosofo secentesco fr. B. Pascal), capacità di comprendere la realtà, soprattutto umana, nella sua concretezza, distinta e opposta all’uso del metodo matematico presocratico che resta fondamentalmente astratto. b. Inclinazione, tendenza a svolgere una determinata attività: avere lo s. del commerciante (anche, col sost. astratto, del commercio); quel giovane ha proprio lo s. del ricercatore. c. Impulso sentimentale: rinacque in lui lo s. guerriero, lo s. rivoluzionario; in usi scherz. o iron., calmare i bollenti s., gli ardenti s., gli impulsi passionali, di entusiasmo. d. Ispirazione, orientamento secondo una determinata concezione o un determinato tono sentimentale (per lo più al plur.): uomo di s. liberali, di s. democratici. e. Ant. o letter., ispirazione, o anche virtù, facoltà: Il calavrese abate Giovacchino, Di spirito profetico dotato (Dante). 5. estens. Il complesso delle tendenze e delle caratteristiche di un’epoca, di un popolo, di un ambiente, di una istituzione e sim.: il rapido mutare dello s. dei tempi; lo s. dell’età dell’illuminismo; lo s. di una nazione, di un paese; questo non è nello s. del cristianesimo; anche come singola tendenza o caratteristica (sempre determinata da un aggettivo o da un compl. di specificazione): lo s. democratico della costituzione ateniese; lo s. di chiarezza della lingua francese. 6. Secondo la fisiologia antica e medievale, e fino al sec. 17°, fluido sottile, veicolo di moto, di vita e di sensibilità: in tanto debilitai li spiriti visivi che le stelle mi pareano tutte d’alcuno albore ombrate (Dante), gli spiriti che producono la sensazione visiva. Questa comune teoria medica sta a fondamento della terminologia dei poeti medievali, in partic. del «Dolce stil novo», quando descrivevano il moto dei sentimenti (v. anche più avanti il dim. spiritello), ma perdura fino al Cinquecento e Seicento: E par che de le sue labbia si mova Un spirito soave pien d’amore, Che va dicendo a l’anima: Sospira (Dante); Ma gli spiriti miei s’aghiaccian poi Ch’i’ veggio al departir gli atti soavi Torcer da me le mie fatali stelle (Petrarca); con lieta risposta e piena di grazia riconforterete gli spiriti miei, li quali spaventati tutti trieman nel vostro cospetto (Boccaccio). 7. a. ant. Parte, elemento sottile e volatile che emana da una sostanza distillata; composto chimico ottenuto per distillazione: s. di sale, denominazione data dagli alchimisti all’acido cloridrico, ricavato per distillazione di una soluzione di sale comune e di solfato ferroso. b. Nell’uso corrente, il termine, senz’altra specificazione, equivale ad alcole (nel sign. 2 a) e indica perciò soprattutto l’alcol etilico (termine oggi preferito) o spirito di vino, sia per uso alimentare (ciliegie sotto s.), sia per uso farmaceutico e industriale (disinfettare una ferita con lo s., fornello a s., un mobile lucidato a s.); per usi non alimentari, indica generalm. l’alcole etilico denaturato, più economico (v. denaturazione). Spirito di legno è sinonimo, ormai disusato, di alcole metilico. Nell’ordinamento tributario italiano, imposta sugli s., l’imposta sugli alcoli utilizzabili per bevande alcoliche e sulle preparazioni stesse di liquori (dalla quale sono esclusi i soli alcoli denaturati, resi cioè inadatti a essere usati come bevande). c. In farmacia, s. farmaceutico, lo stesso che alcolato; s. acetico etereo, soluzione alcolica di acetato di etile; s. balsamico, alcolato di varie essenze vegetali; s. canforato, soluzione idroalcolica di canfora; s. saponato, soluzione idroalcolica di sapone. ◆ Dim. spiritèllo (v.); pegg. spiritàccio, com. soprattutto con valore positivo (v.).

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