Valere

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valére v. intr. [lat. valēre «essere forte, sano; essere capace; significare»] (pres. indic. valgo [ant. o poet. vàglio], vali, vale, valiamo, valéte, vàlgono [ant. o poet. vàgliono]; pres. cong. valga [ant. o poet. vàglia], ... valiamo, valiate, vàlgano [ant. o poet. vàgliano]; fut. varrò, ecc. [ant. valerò, ecc.]; condiz. varrèi, ecc. [ant. valerèi, ecc.]; pass. rem. valsi, valésti, ecc.; part. pass. valso [raro valuto, ant. o pop. valsuto]; aus. essere e in qualche sign. avere). –

1.

a. Avere forza, potenza, autorità e prestigio. Letter. o poco usato in riferimento a persone o divinità: qui dentro, o in ufficio, lui non vale (più com. non conta) nulla; Donna, se’ tanto grande e tanto vali, Che qual vuol grazia e a te non ricorre, Sua disïanza vuol volar sanz’ali (Dante, alla Vergine); è invece com. in riferimento a cose, astratte o concrete: un titolo che vale molto, una carica onorifica che vale poco; soprattutto come valore di presa o di punteggio in giochi di carte: nella briscola l’asso vale più del tre; nel poker il tris vale meno della scala; una combinazione che vale molto.

b. letter. o raro. Essere valoroso, capace: Or vedrò, figli, qual di voi più vale (Poliziano); Eran tre cavallier che valean tanto, Che pochi al mondo valean più di loro (Ariosto); con valore più generico: Di quel ch’io vaglio son per farti mostra (Ariosto), di quelle che sono le mie capacità; determinato da un infinito, essere capace di ...: Alta di monti schiena Cui sormontar non vale Borea con rigid’ale (Parini); qual tanta possanza Valse a spogliarti il manto e l’auree bende? (Leopardi); avere effetto, efficacia: Voce dal sen fuggita Più richiamar non vale (Metastasio).

c. Avere un alto livello di competenza, di capacità e abilità (nella propria professione, nel proprio mestiere, o in altro determinato campo): un medico, un avvocato, un meccanico, un tipografo, un incisore che vale molto, che vale davvero (anche assol., che vale), o che vale poco, che non vale nulla; v. come medico, come avvocato, ecc.; come direttore d’orchestra è bravo, ma come pianista non vale niente, o non vale un’acca, uno zero, ecc.; meno com., con compl. di limitazione: v. nel proprio mestiere; in paragoni: come traduttore, vale certamente meno di te; crede forse di v. più di me?

d. Avere forza ed efficacia legale o logica: non è la parola, è la firma che vale; le tue sono ragioni che non valgono proprio; vale qualcosa questa dichiarazione?; la colpa è sua, né vale affermare che ha agito in buona fede (le locuz. né vale dire, né vale osservare, ecc., sono frequenti nelle discussioni, in esposizioni ragionate, ecc.); contro la forza la ragion non vale, prov. molto comune. In partic., far v. le proprie ragioni, i proprî diritti, la propria autorità, far sì che siano debitamente riconosciuti e soddisfatti; con sign. simile, farsi v., imporsi, farsi rispettare secondo il merito, ottenere giustizia.

e. Essere valido, vero: ciò che dico vale per tutti, anche per te; la disposizione vale solo nel caso che ...; talora, essere capace, o essere sufficiente, bastare: è una parola che non vale a rendere pienamente il concetto. In matematica, essere vero, dimostrabile: per l’addizione tra numeri valgono le proprietà commutativa e associativa; nelle geometrie non euclidee non vale il teorema di Pitagora.

f. Avere efficacia in rapporto al raggiungimento di un fine: titoli, punti che valgono per la graduatoria; la mia raccomandazione non è valsa (o non ha valso) a nulla; prov., ormai raro, a mal mortale né medico né medicina vale; assol.: non valsero né preghiere né lusinghe. Con dativo di persona, essere utile, giovare, servire: che ti è valso agire onestamente?; a nulla gli valse protestare la sua innocenza; frequente nell’uso letter. e poet.: O de li altri poeti onore e lume, Vagliami ’l lungo studio e ’l grande amore Che m’ha fatto cercar lo tuo volume (Dante); Non priego, non lamento al meschin vale, Ch’ella sta fissa come torre al vento (Poliziano); a lui non valse Merito quadrilustre; a lui non valse Zelo d’arcani ufici (Parini); Dimmi, o luna: a che vale Al pastor la sua vita, La vostra vita a voi? (Leopardi). Usato assol., con lo stesso sign.: nelle cose civili e nel viver degli omini più di certo stimeremo vaglia la ragion che la fortuna, più la prudentia che alcuno caso (L. B. Alberti); frequente l’espressione interrogativa che vale ...?, che serve, quale utilità si ha, a che giova o è giovato ...?: che vale tormentarci tanto?; che vale che tu ti sia affannato tanto per lui?; Che val perché ti racconciasse il freno Iustiniano, se la sella è vòta? (Dante).

g. Nello sport e in varî giochi, avere effetto, contare per la vincita o la perdita, essere conforme alle regole: il goal non vale, perché l’arbitro aveva già fischiato il fuorigioco; non è stato tagliato il mazzo delle carte, perciò la partita non vale. Anche d’altre cose che si ritengono o no valide, regolari, accettabili: la denuncia vale solo se fatta entro le 24 ore; di carnevale, ogni scherzo vale.

2.

a. Avere valore intrinseco, avere pregio: poesia, quadro, scultura che vale molto, poco; è un film, un romanzo, uno spettacolo, che vale assai poco; lode, riconoscimento, giudizio che vale molto (o che per me vale molto, ecc.); con senso più astratto, è frequente in proverbî: vale più un asino vivo che un dottore morto; vale più un’oncia di reputazione che mille libbre d’oro, ecc.

b. Avere un determinato prezzo: roba che vale poco (contrapponendo invece il pregio intrinseco al prezzo: roba che vale poco e costa molto, o viceversa); quanto potrà v., oggi, un violino d’autore come questo? Usato assol., indica grande pregio o prezzo: è un dipinto, è merce che vale. Determinando il prezzo: un appartamento che vale almeno seicentomila euro; quel diamante varrà più di diecimila euro; un’auto vecchia e mal ridotta, che potrà valere sì e no qualche centinaio di euro; com. in senso proprio e fig. (e quindi con riferimento a prezzo o a pregio o merito), le espressioni fam. vale un tesoro, vale tanto oro quanto pesa, vale un occhio, vale un Perù, riferite non solo a cose, materiali o astratte, ma anche a persona (me ne ha raccontata una che vale un Perù; è una segretaria che vale tanto oro quanto pesa); al contrario, non vale uno zero, un’acca, un corno, un cavolo, un fico secco, una cicca, ecc. Con valore e uso partic. le espressioni valga quel che valga o può valere, varrà quel che varrà, con cui si dimostra incertezza o non totale fiducia sull’utilità, sul valore, sull’efficacia di parole, fatti, rimedî, ecc.: il mio ricorso l’ho fatto, varrà quel che varrà; ho ottenuto un suo biglietto di raccomandazione, valga quel che può valere; in senso proprio, dare una cosa per quel che vale, cedendola al prezzo di costo, senza farci guadagno; in senso fig., per dire che non si vuole o non si può garantire la verità di una notizia, la bontà di un suggerimento, ecc.: così me l’hanno riferita, e io ve la do per quel che vale.

c. Nella maggior parte degli esempî prec., il verbo è determinato da un compl. di valore o di prezzo che, essendo formato senza alcuna preposizione, può essere in taluni casi sentito come un compl. oggetto, dando così al verbo una costruzione transitiva. Questa accezione è più avvertita in espressioni come non vale la spesa, non vale la fatica, o nella frase fig. il gioco non vale la candela, a proposito di atti o lavori il cui risultato è inadeguato (cfr. anche l’espressione rafforzata val bene ..., esemplata sulla nota frase attribuita a Enrico IV di Francia «Parigi val bene una messa», per la quale v. messa1, alla fine del n. 1 a); e valere la pena, mettere conto, convenire (v. anche pena, n. 2 e): vale la pena di prendersela tanto?; non valeva la pena che ti scomodassi per così poco; o nel definire il valore di monete e misure rispetto ad altre equivalenti: il dollaro valeva allora 70 centesimi di euro circa; un’oncia vale intorno a 30 grammi; in musica, la semibreve vale due minime, cioè quattro quarti; in metrica la sillaba lunga vale due brevi; analogam., in matematica, avere o assumere valore: «nell’espressione data a vale 4»; «se x è uguale a 10, allora x2 vale 100». In usi fig., di persona o di cose, uno vale l’altro, sono equivalenti (e s’intende di solito che tutte e due valgono poco); il verbo conserva invece il suo valore intr. nelle frasi fam. enfatiche è uno, ma vale per due, per quattro, per dieci, riferite a persone o cose.

d. Di vocaboli, sempre con uso e valore sentito come trans., equivalere, corrispondere, significare: in questo caso, «onesto» vale «dignitoso, decoroso»; in inglese, «performance» vale «esecuzione, rappresentazione»; con uso analogo: secondo come s’interpretano, le sue parole possono v. un complimento o un’insinuazione.

3. Locuzioni e usi particolari:

a. Valere meglio, non com., essere meglio, essere preferibile: in questi casi, vale meglio lasciar fare agli altri.

b. non com. Valga il vero, frase con cui, nel ragionamento, si introduce una prova di quanto si è affermato o si rafforza un’argomentazione: insisto nel dire che non sono stato io, e, valga il vero, in quel tempo io non mi trovavo neanche in questa città.

c. Tanto vale ..., tanto valeva ..., tanto varrebbe ..., per significare l’inutilità pratica di un’azione e per dire che lo stesso effetto si potrebbe o si poteva ottenere anche in altro modo (più semplice, o meno faticoso, ecc.): se l’esame deve andare male, tanto vale non farlo; se già allora eri propenso a cedere, tanto valeva rinunciare subito; spesso ellitticamente: tanto vale!, tanto valeva!

d. Vale a dire ..., «questo significa che ...», per chiarire un’affermazione precedente o per esprimere più apertamente ciò che poteva essere sottinteso: manca di tatto, vale a dire che è un villano; non si è fatto trovare in casa, vale a dire che non ha voluto ricevermi. In forma interrogativa, vale a dire?, varrebbe a dire?, modi con cui si esige che altri chiarisca ciò che ha detto in forma non molto esplicita.

4. Con uso trans.:

a. Far avere, procurare, fruttare qualche cosa a qualcuno: il suo gesto gli valse il plauso di tutta la cittadinanza; è quest’opera che gli ha valso il primo premio.

b. ant. Meritare, essere degno di qualche cosa: aveva la gentil donna ... un solo figliuolo ..., il quale e essa e ’l padre sommamente amavano, sì perché figliuolo era e sì ancora perché per vertù e per meriti il valeva (Boccaccio).

5. intr. pron. Valersi di qualche cosa, o persona, servirsene, adoperarla utilmente: per queste ricerche, si è valso dell’opera di molti collaboratori; cerca di valerti dei miei suggerimenti; non sa valersi della propria autorità. ◆ Part. pres. valènte, non com. con uso participiale; per l’uso come agg., v. la voce. ◆ La rara forma di part. pass. valuto (quella com. è valso) è ancora usata talvolta solo con riferimento al prezzo o anche al pregio intrinseco: oggi vale poco, ma neanche da nuovo deve essere valuto molto di più.

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