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Arte, Lingua e Letteratura, Lingua

La canzone italiana: dalla lingua domopack al complesso pop

Dalla “lingua domopack” al “complesso pop”: ecco come si è diversificato il linguaggio usato nelle canzoni italiane. Da una parte c’è un “testo trasparente” che si limita a racchiudere la melodia con forme linguistiche che riportano all’origine della canzone italiana, usando alcuni “trucchi della nonna” come l’accento finale sull’ultima parola di un verso, e quindi un ampio uso del futuro oppure dell’inversione delle parole (es. “più bella cosa non c’è”) o imperativi imploranti (“amami”, “parlami”, “scrivimi”). È lo stile usato da artisti come Laura Pausini, Eros Ramazzotti o Renato Zero.
Dall’altra parte c’è la musica indipendente, alternativa, caratterizzata da una scrittura sempre più attenta alla confezione del testo e che non ha paura di giocare con la lingua (testi di Caparezza o di cantautori come Daniele Silvestri e Samuele Bersani). Una musica originariamente semplice, come quella pop o rock, che oggi non ha paura di scrivere testi particolarmente elaborati dal punto di vista linguistico, come accade per i gruppo dei Marlene Kuntz: sul palco di Sanremo hanno avuto il coraggio di usare espressioni anche letterarie, come “ebbrezza effimera”.

canzone; cantautore; testo; pop-rock; melodia; rima.

Chi è Giuseppe Antonelli

Giuseppe Antonelli insegna Linguistica italiana all'Università degli Studi di Cassino. Collabora all'«Indice dei libri del mese» e all’inserto domenicale del «Sole 24 ore». I suoi volumi più recenti sono L’italiano nella società della comunicazione (Il Mulino, 2007); Ma cosa vuoi che sia una canzone. Mezzo secolo di italiano cantato (Il Mulino, 2010) e, con Luca Serianni, Manuale di linguistica italiana (Bruno Mondadori, 2011).

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Giuseppe Antonelli

Professore di linguistica italiana all'Università di Cassino
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