Le forme di “italiano telematico”, quali e-mail, Twitter e soprattutto SMS, hanno portato alcune novità nella lingua italiana. La più importante? Per la prima volta esiste un italiano scritto non elitario, ma largamente condiviso. E gli italiani, oggi, scrivono molto.
Ma “digitare” è lo stesso che scrivere? No, perché un SMS è una forma di scrittura frammentaria, una battuta all’interno di un discorso. Il rischio principale? Che le nuove forme di scrittura, stilisticamente meno attente alla forma, vengano confuse con quelle corrette da coloro che hanno poca confidenza con l’italiano scritto in modo rigoroso.
steltzsche - Data 26/05/2012 13:36
RispondiNon credo che chi ha confidenza con la scrittura rischi l'impoverimento della propria lingua, si tratta di persone consapevoli dei vari codici, e del passaggio da uno all'altro (esistono codici anche negli sms: penso allo stile telegrafico del "preso pane, arrivo sub", fino allo stile romantico, quasi lettere d’amore). Chi non ha confidenza con la scrittura, invece, ieri non scriveva, oggi "scrive come parla". Se il problema è solo la consapevolezza e il timore che chi scrive solo email e sms possa non rendersi conto di non essere uno scrittore, allora c'è anche il rischio che chi legge solo email e sms si possa considerare lettore… Credo che questo tipo di discorsi porti gruppi di persone nostalgiche a guardare "il dito" invece che "la luna": la battaglia non è contro l'impoverimento della lingua ma pro diffusione e approfondimento della cultura e del pensiero: l'educazione. A nulla serve avere un'ottima proprietà di linguaggio e senza capacità di analisi e pensiero da esprimere.