1941 · radar

Sigla di RAdio Detection And Ranging (“rivelazione e localizzazione mediante radioonde”), a indicare un sistema elettronico in grado di individuare la presenza di bersagli distanti e di misurarne distanza, posizione e velocità.

Il termine viene coniato quest'anno.

Militari, onde radio e raggi della morte

Quest’anno la marina militare americana dota alcune navi della sua flotta di un’apparecchiatura finalizzata a rilevare la posizione delle imbarcazioni nemiche. Si tratta del radar (acronimo di RAdio Detection And Ranging), che si rivelerà determinante per la vittoria delle forze alleate nella Seconda Guerra Mondiale; la parola, inizialmente al femminile (DELI, s. v.), giungerà in italiano l'anno seguente.
Il nuovo strumento riesce a determinare la posizione di oggetti metallici nei dintorni grazie alle onde elettromagnetiche: il fenomeno fisico alla base era stato studiato in particolare, alla fine dell’Ottocento, dal grande scienziato tedesco Heinrich R. Hertz; nel 1903 l’ingegnere Christian Hülsmeyer (1881-1857), anche lui tedesco, aveva pensato di sfruttarlo realizzando (e poi brevettando) il telemobiloscopio, un dispositivo utile per evitare collisioni fra imbarcazioni durante la navigazione.
Le ricerche nel campo erano proseguite soprattutto con lo scienziato serbo Nikola Tesla (1846-1943), che aveva progettato nel 1917 un rudimentale radar senza però realizzarne un prototipo, e con l’inglese Edward V. Appleton (1892-1965) e il neozelandese Miles A. F. Barnett (1901-1979); due fisici che nel 1924, sulla scorta di alcuni studi di Guglielmo Marconi (che nel 1922 aveva progettato un dispositivo basato sul principio della localizzazione a mezzo di onde corte), avevano condotto i primi esperimenti “radaristici” per la misurazione della distanza (cfr. Galati 2011: 590).
L’ingegnere e fisico britannico Robert A. Watson-Watt (1892-1973), del National Physical Laboratory, aveva messo a punto nel 1935 un avanzato sistema di localizzazione degli aerei nemici basato su impulsi radio: era il primo radar vero e proprio, indicato però con un altro acronimo, RDF: Range and Direction Finding, “(sistema di) individuazione di distanza e direzione”. Gli inglesi avevano capito subito l’importanza di questo strumento, costruendo in pochi anni una serie di torri radar costiere per la difesa antiaerea con cui, durante la guerra, avrebbero tenuto testa agli attacchi della Luftwaffe. Negli stessi anni negli Stati Uniti, presso il Naval Research Laboratory, erano stati condotti studi avanzati sui sistemi di rilevazione aerea attraverso onde radio. Tra il 1939 e il 1940 due scienziati britannici, John T. Randall (1905-1984) e Henry Boot (1917-1983), avevano inventato il magnetron, un tubo elettronico a cavità risonante capace di generare potenti impulsi radio ad alta frequenza, preludio all’invenzione del potente radar a microonde.
Non si può insomma affermare che sia stata una sola nazione a inventare e utilizzare il radar, perché tra gli anni Trenta e gli anni Quaranta del Novecento, in luoghi diversi, si era lavorato a progetti simili con risultati simili. Anche in Germania si era passati con estrema rapidità dagli studi teorici alla realizzazione di sistemi di avvistamento di navi e aerei: il primo, testato il 24 ottobre 1934 nella baia di Lubecca, era riuscito a captare un battello a 12 km di distanza (cfr. Galati 2011: 598); pochi anni dopo, nel 1938, era entrato in funzione il radar Freya, in grado di rilevare obiettivi entro un raggio di 120 chilometri.
Diversa la situazione in Italia, dove la sperimentazione di sistemi di rilevazione attraverso le onde radio, seppur avanzata – la prima misurazione della distanza fra la Terra e la Luna tramite radar, eseguita negli USA nel 1946, era stata prevista tre anni prima da un collaudatore del Regio Istituto Elettrotecnico e Comunicazioni (RIEC) di Livorno, Pietro Lombardini (cfr. Gaspare Galati, Cent’anni di radar, http://radarlab.uniroma2.it/stscradar/radar%20industriali.pdf), – non era stata supportata da lungimiranza politica e militare. La vicenda del radar italiano denominato telerone è emblematica: i 120 in dotazione alle navi e i 510 delle postazioni terrestri (cfr. Iachino 1966: 67-69) erano rimasti inutilizzati perché la catena di comando li riteneva inutili. Era stato Marconi a condurre i primi esperimenti italiani sul radar, nel 1934, lungo il litorale laziale, con i mezzi fornitigli dall’Istituto Militare Superiore Trasmissioni (IMST). L’anno successivo, il 14, il 17 e il 20 maggio, tra Acquafredda e il litorale laziale, Marconi aveva condotto tre serie di esperimenti, alla presenza di Mussolini e dei massimi rappresentanti dei corpi militari italiani. Lo scopo era quello di avvistare i veicoli militari a distanza tramite il radar. Durante la marcia gli automezzi militari si erano fermati diverse volte. I numerosi giornalisti che seguivano da lontano la scena, con i binocoli, non comprendendo le cause delle numerose soste, avevano ritenuto che Marconi fosse riuscito a interrompere la corrente erogata dai magneti dei motori attraverso una macchina che emetteva un raggio misterioso. Gli stessi giornalisti, avendo visto lungo il bordo delle strade molti rifiuti carbonizzati (probabilmente resti di bivacchi), avevano pensato fossero carcasse di animali bruciati da quel raggio. Ne sarebbe nata la leggenda del raggio della morte (cfr. Pouget 1960: 4).
A seguito degli studi compiuti da Marconi, nel 1935, Ugo Tiberio (1904-1980), ingegnere dell’Accademia Navale di Livorno in forza all’Università di Pisa, aveva chiesto finanziamenti alle autorità militari per lavorare allo sviluppo di un radar. I finanziamenti non erano arrivati ma Tiberio aveva comunque continuato le sue ricerche, arrivando a costruire vari tipi di apparecchi fra cui un modello di radar a impulsi denominato Gufo: è il 1941, lo stesso anno in cui, all’indomani della sconfitta nella battaglia navale di Capo Matapan in Grecia, che aveva visto la flotta navale inglese prevalere nettamente, l’Italia aveva deciso di affidare all’azienda milanese SAFAR (Società Anonima Fabbricazione Apparecchi Radiofonici) la realizzazione di una prima serie di apparati radar a impulsi.


Dall’astronomia all’archeologia: nuove applicazioni del radar

Nel secondo dopoguerra il radar verrà installato su navi e aerei commerciali e utilizzato in campo astronomico. Fra i primi radiotelescopi, per es., quello costruito nel 1963 ad Arecibo (Porto Rico) era dotato di un’antenna di ben 304,8 metri di diametro; nulla, in ogni caso, in confronto al radiotelescopio che sarebbe stato realizzato nel 2010:

un gigante del diametro di 1.000 chilometri, in grado di scrutare l’universo fino a risalire agli istanti successivi al Big Bang: si tratta del Lofar (Low Frequency Array), una struttura che per adesso si estende su cinque Paesi dell’Unione europea. Il nuovo radiotelescopio [...] ha una sensibilità fino a 100 volte superiore a quella dei radiotelescopi attuali grazie a una fitta rete di antenne sparse in Europa. Il Lofar, infatti, è composto da cinque stazioni riceventi distribuite su altrettanti Paesi (Olanda, Germania, Svezia, Gran Bretagna e Francia) (Nasce in Olanda il più grande radiotelescopio del mondo, 13 giugno 2010; notizia ANSA).

Un altro campo di applicazione del radar è quello degli scavi archeologici, che si avvalgono della sua estrema precisione per il rinvenimento di reperti. È proprio grazie a un radar ottico che quest'anno un’équipe di scienziati italiani ha portato alla luce i resti dell’antica Tergeste, l’antenata di Trieste:

I ricercatori dell’équipe […] hanno utilizzato un radar ottico chiamato lidar (light detection and ranging), montato su un aeromobile, e il georadar per analizzare il paesaggio archeologico della zona di Trieste, vicino al confine con la Slovenia. Grazie al lidar è stata ottenuta una mappa dall'alto che è stata poi analizzata nel dettaglio con il georadar. Sono state così individuate le strutture sepolte: il campo principale, chiamato San Rocco, e i forti più piccoli Grociana piccola e Montedoro (Pierpaolo Pitich, Il super radar restituisce i resti dell’antica Tergeste, “Il Piccolo”, 17 marzo 2015).

Ma la tecnologia radar, se per un verso è stata applicata a settori diversi da quello di origine, per un altro registra ormai il suo “pensionamento” proprio in quest'ultimo, dove sta per essere «gradualmente soppiantat[a] dall’ADS-B (Automatic Dependent Surveillance Broadcast), un sistema sviluppato dall'industria italiana e dall’Enav (l’Ente per l’assistenza al volo italiano) che inverte, di fatto, il rapporto tra lo strumento che intercetta (il Radar, appunto) e l’oggetto da intercettare, navi e aerei. Se prima, infatti, era il primo a segnalare da una postazione fissa la presenza e il passaggio di “oggetti”, con l’ADS-B saranno navi e aerei a dire, due volte al secondo, “io sono qui”» (Carlo Ciavoni, Il lento tramonto del Radar / Si vola più sicuri con l'ADS-B, 18 agosto 2009, http://www.repubblica.it/2009/08/sezioni/economia/enav-novita-/enav-novita-/enav-novita-.html).
Una trasformazione epocale, tutta di matrice italiana. La speranza è che la storia non abbia, stavolta, il triste epilogo di quella del radar italiano.

Fabio Di Nicola
 

Bibliografia

Baroni Piero, 2007, La guerra dei radar. Il suicidio dell’Italia (1935-1943), Milano, Greco & Greco.
Cantoni Virginio, Falciasecca Gabriele, Pelosi Giuseppe, 2011 (a cura di), Storia delle telecomunicazioni, Firenze, Firenze University Press, 2 voll.
De Arcangelis Mario, 1981, La guerra elettronica, Milano, Mursia.
DELI = Manlio Cortelazzo, Paolo Zolli, Il nuovo Etimologico. DELI. Dizionario etimologico della lingua italiana, a cura di Manlio Cortelazzo e Michele A. Cortelazzo, Bologna, Zanichelli, 19992 (prima ediz.: 1979-1988, 6 voll.).
Galati Gaspare 2011, Lo sviluppo del radar in Italia ed all’estero, in Cantoni e altri, vol. I, pp. 589-636.
Iachino Angelo, 1966, Tramonto di una grande marina, Milano, Arnoldo Mondadori.
Pouget Fernando, 1960, Come nacque la leggenda del raggio della morte, “Candido”, 1° maggio, pp. 4-9.
Tiberio Ugo, 1974, Introduzione alla tecnica radio e radar, Milano, Tamburini.