1943 · penicillina

Antibiotico, a elevata azione battericida, ottenuto da un fungo del genere Penicillium.

Negli Stati Uniti, al fine di poter curare i tanti soldati feriti nel secondo conflitto mondiale, prende avvio la produzione industriale del farmaco. “La 'penicillina' rimedio miracoloso”, titola un articolo del “The reader's Digest”.

Scienziati, muffe e soldati

Quando per la prima volta la penicillina fu presentata all'umanità, gli Inglesi adottarono il nome con la forma pénicillin, che ricevette l'approvazione della British Broadcasting Corporation e cioè del massimo ente di radiodiffusione inglese, il quale possiede grande autorità anche in fatto di lingua. Ma il medico inglese Sir Alexander Fleming, celebre scopritore della sostanza (nato nel 1882, professore di batteriologia all'Università di Londra, e premio Nobel 1945 per la medicina), il cui nome è da porre tra quelli dei benefattori  dell'umanità, finì col preferire penicìllin (accento sul secondo i), ed è questa ultima forma che si è imposta in Inghilterra e negli Stati Uniti. La scoperta del Fleming risale al settembre 1928 (Menarini 1951: 154).

Per salvare la vita dei soldati impegnati in operazioni di guerra, e  ridurre il rischio di amputazioni a causa delle infezioni procurate dalle ferite, nel luglio del 1943 gli Stati Uniti d’America decidono di produrre una quantità elevata di penicillina («La 'penicillina' rimedio miracoloso», titola un articolo del “The reader's Digest”). La War Production board, l’ente governativo che supervisiona i materiali necessari per la campagna bellica, dà il via alla produzione industriale di circa 2 milioni e trecentomila della sostanza.
Fleming aveva scoperto la penicillina casualmente: stava studiando alcuni ceppi di batteri coltivati in capsula e, al ritorno da un breve periodo di vacanza, si era accorto che alcune capsule di coltura che aveva preparato prima di partire presentavano un’area più chiara, in cui si era sviuppata una muffa capace di uccidere i microrganismi. Il 13 febbraio 1929 Fleming aveva presentato il risultato delle sue ricerche al Medical Research Club, ma non è precisamente questo l’inizio della storia della penicillina. Nel 1895 un giovane medico, Vincenzo Tiberio (1869-1915), aveva pubblicato un saggio (Sugli estratti di acune muffe) sugli «Annali di Igiene Sperimentale», una rivista prestigiosa dell’epoca. Il fascicoletto conteneva i risultati delle ricerche che lo avevano portato a scoprire il potere battericida delle muffe, ben 34 anni prima che Alexander Fleming pubblicasse le sue osservazioni sul British Journal of Experimental Pathology (Ruggiero Corcella, La penicillina? Un scoperta italiana, “Corriere della Sera”, 9 febbraio 2011). Due anni dopo la pubblicazione di Tiberio – gli sarebbe stato dedicato dal CNR anche un documentario: Vincenzo Tiberio. L’uomo che scoprì gli antibiotici (2011, regia di Claudio Rossi Massimi) – un giovane studente francese, Ernest Duchesne, si era accorto, durante il servizio militare, che gli stallieri arabi usavano la muffa presa dalle selle umide per curarsi le piaghe. Identificata quella muffa come penicillium glaucum, Duchesne l'aveva sperimentata su alcune cavie per curare il tifo; la ricerca, che sarebbe poi divenuta anche la sua tesi di dottorato, non era stata però presa in considerazione dagli scienziati del tempo, sebbene sia stata la prima sperimentazione in assoluto all'interno del settore.


La “muffa” in Italia

Nel 1928 Fleming aveva erroneamente identificato la muffa formatasi nelle sue colture come penicillium rubrum, denominazione poi corretta in penicillium notatum dal micologo statunitense Charles Thom, cui Fleming aveva inviato alcune colture nel 1930 (al di là di questo, in ogni caso, lo scienziato ha avuto il merito di capire l’importanza e l’efficacia antibiotica del composto formatosi dalla muffa).  Gli anni Trenta e gli anni Quaranta vedono impegnati diversi scienziati nel tentativo di produrre in modo sistematico la penicillina. Howard Florey e Ernst Boris Chain, della Sir William Dunn School di Oxford, riescono a isolare della penicillina parzialmente purificata e la sperimentano sugli animali. Uno studio, loro e di altri, pubblicato nel 1940 su un settimanale scientifico (Penicillin As a Chemotherapeutic Agent, “The Lancet”, n. 6104, 24 agosto, pp. 226-228), dimostra che la penicillina purificata risulta essere mille volte più attiva di quella non trattata (saranno loro, con Fleming, a ottenere nel 1945 il Nobel per la medicina e la fisiologia).
La strada della produzione su grande scala della penicillina, a questo punto, è tracciata; porterà sempre più verso gli Stati Uniti:

Dal ’43 al ’45 si distribuirono miliardi di unità di penicillina a militari e civili. Nel ’43 una dose costava 20 dollari – 250 volte più dell’oro per unità di peso – ma alla fine della guerra solo 6 centesimi. I risultati dell’impiego della penicillina furono straordinari. Alla prima sperimentazione parteciparono quasi 150 soldati e si riuscivano a guarire ferite multiple di mitragliatrici, infette con batteri diversi. Mai visto prima. Si guariva anche la gonorrea e la sifilide e i medici insistevano perché non fosse solo per gli alleati ma che la si dovesse dare anche ai soldati tedeschi. Intanto la penicillina salvò la vita a Marlene Dietrich (si era ammalata di polmonite a Bari nel ’43 mentre era lì a intrattenere i soldati americani). Dal ’44 di penicillina ce n’era abbastanza, ma solo in America e solo per chi si ricoverava in ospedale e dal ’45 si poteva comperare in farmacia. (Giuseppe Remuzzi, Penicillina, così cambiò il mondo, “Corriere della Sera”, 4 novembre 2007).

Intanto il 1° ottobre 1944, in Italia, aveva preso avvio l’attività dell’Ente Nazionale per la Distribuzione dei Medicinali Alleati (ENDIMEA):

L’impatto, anche psicologico, di penicillina e streptomicina fu fortissimo: date le loro proprietà curative, questi medicinali vennero visti più come strumenti divini che come mezzi terapeutici. La prima distribuzione di penicillina venne effettuata in Italia nella primavera del 1945. […] Vennero creati i Comitati medici provinciali, incaricati di conservare in ghiacciaia i limitati quantitativi del prezioso preparato. La penicillina rappresentò una novità anche per i medici. Essa venne accompagnata da istruzioni dettagliate: il rischio di un suo non corretto impiego era alto e sciuparne solo una fiala avrebbe rappresentato un evento drammatico (Luzzi 2004: 51).

La diffusione è efficace e immediata: nel 1947 nasce la Società Prodotti Antibiotici di Milano (SPA), che produce e commercializza Supercillin, la prima penicillina italiana; nel 1950, nel quartiere romano di San Basilio, è inaugurata da Fleming la più grande fabbrica europea di penicillina.
Il successo del medicinale è tale da “bucare” anche in ambito artistico. Nel 1945 Gorni Kramer, primo direttore d’orchestra delle sedi RAI di Milano, Torino e Roma, incide un brano strumentale intitolato Amo la penicillina; più recente l’omaggio tributato alla sostanza da Mina:

Io sono carne viva, ahi, sono carne viva,
sono la tua vitamina,
la tua penicillina,
il tuo pentimento,
il tuo cedimento,
la tua compassione,
la disperazione,
senza mai un’attenzione.
                                 Carne viva  (2009)

Sembrano dunque resistere ancora, a distanza di decenni, le «virtù miracolose del medicinale» (Menarini 1951: 154) fissate in alcune vecchie espressioni:
    
La popolarità di cui gode questa parola ha finito col dar luogo in Italia ad alcuni impieghi scherzosi: un bacio di donna, un bel bacio che guarisca da ogni male, è un bacio alla penicillina; una sigaretta di buona marca, una sigaretta alla penicillina  (ibid.).

Le penicilline e gli antibiotici in genere, in decenni di applicazioni cliniche, hanno inciso in modo determinante. Lo scenario che si staglia all’orizzonte, oggi, è però sempre più caratterizzato dal fenomeno dell’antibiotico-resistenza. Molti batteri rispondono in modo intelligente all’attacco dei farmaci, mettendo in atto strategie di sopravvivenza sempre più complesse, e questo getta un’ombra apocalittica sul prossimo futuro. In Europa, attualmente, si sta combattendo un micidiale batterio, la klebsiella pneumoniae: provoca infezioni ai polmoni e alle vie urinarie, e ha imparato a difendersi dai normali antibiotici.

Fabio Di Nicola

Bibliografia

Angeletti Luciana R., Gazzaniga Valeria, 1995, Epidemie e pesti nella medicina classica. Convegno in onore di Vincenzo Tiberio a 100 anni dalla scoperta delle proprietà antagoniste delle muffe sui batteri (Sepino, 27 maggio), “Giornale di Medicina Militare”, n. 4, luglio-agosto, pp. 529-537.
Bovet Daniel, 1991, Vittoria sui microbi. Storia di una scoperta, Milano, Bollati Boringhieri (orig. fr.: 1988).
Luzzi Saverio, 2004, Salute e sanità nell’Italia repubblicana, Roma, Donzelli.
Magner Lois N., 2009, A History of Infectious Diseases and the Microbial World, Westport, Praeger.
Menarini Alberto, 1951, Profili di vita italiana nelle parole nuove, con prefazione di Ettore Allodoli, illustrazioni di Piero Bernardini, Firenze, Le Monnier.
Nuland Sherwin B., 1992, I figli di Ippocrate. Storia della medicina da Ippocrate ai trapianti d’organo, Milano, Arnoldo Mondadori (orig. ingl.: 1992).