1945 · gettone (telefonico)

Disco metallico, in forma di moneta, da introdurre in un apparecchio telefonico per chiamate a pagamento.

La compagnia telefonica TETI realizza e immette sul mercato il primo gettone a tre scanalature, utilizzabile in qualunque telefono pubblico.

Quale moneta?

L’idea di un telefono pubblico da utilizzare inserendo monete risale al lontano 1889: era stata un’invenzione di William Gray subito adottata dall’americana AT&T. C’era però un problema: quali monete inserire? Succedeva spesso, infatti, che nel telefono finissero monete straniere, e non era facile nemmeno calcolare i costi delle chiamate. Ecco perché, negli Stati Uniti come nel resto del mondo, viene introdotto il gettone, un disco metallico, della forma di una moneta, da utilizzare per chiamate a pagamento (cfr. Targonsky 1968; Groenendijk 1989).
Il primo gettone telefonico italiano era stato coniato nel 1927, dalla Società Telefonica Interregionale Piemontese e Lombarda (STIPEL), in occasione della Fiera Campionaria di Milano: era di alpacca o bronzo, con un’unica scanalatura e una lettera alfabetica incisa, e si poteva utilizzare nei soli (pochi) telefoni presenti alla fiera. A partire dal 1945 la TETI, la compagnia telefonica nazionale, immette sul mercato i primi gettoni telefonici con tre scanalature da usare in tutti i telefoni pubblici. È l’inizio di un rapporto di amore e odio, quello fra italiani e gettoni, destinato a durare per oltre cinquant’anni (cfr. Rapposelli e Rapposelli 2001; Saporiti 2009: 39-40).


Una moneta molto... gettonata

Gettone discende dal francese jeton, un derivato di jeter ‘gettare’ (nel senso di ‘calcolare’), poi ‘puntare al gioco’. I gettoni messi in circolazione nel 1945 dalla TETI, ancora pochi, servono per sperimentare un servizio che riscuote subito notevole successo. A partire dal 1959 cominciano a essere realmente prodotti e fatti diffondere, e sono gli stessi usati fino al 31 dicembre 2001, un giorno prima che inizi a circolare l'euro. Si tratta di monete di bronzo, sempre a tre scanalature, dal diametro di 24 mm; la loro forma rimane più o meno invariata negli anni ma il loro valore monetario cambia  nel tempo, adeguandosi alla variazione del costo e della durata degli scatti telefonici: da 30 lire nel 1959 a 45 lire nel 1964, fino a 50 lire nel 1972, 100 lire nel 1980 e infine 200 lire a partire dal 1984. Cambiamenti di valore ogni volta preceduti da frenetiche corse al loro accaparramento con finalità speculative, tanto da spingere i parlamentari a presentare istanze al Governo per suggerire la sostituzione degli apparecchi a gettone con altri funzionanti con le monete correnti.
Il gettone inizia ad acquisire un vero valore monetario quando, a partire dagli anni Sessanta, vengono introdotte le telefonate interurbane e la possibilità di avere indietro i gettoni inseriti nel telefono ma non utilizzati. In tal modo la moneta per telefonare diviene una vera e propria moneta corrente, nonostante non sia prodotta dalla Zecca dello Stato. Il gettone, infatti, è opera di una compagnia telefonica: prima la TETI e poi, a partire dagli anni Settanta, dalla sua erede, la SIP, che però si appoggia a quattro aziende produttrici che operano sul territorio nazionale: la Emilio Senesi Medaglie (ESM) di Milano, la Urmet Torino (UT), la CMM (Costruzioni Minuterie Metalliche) di Catania, l’Industria Politecnica Meridionale (IPM) di Arzano (Napoli). Ditte che pongono il proprio marchio sul gettone, sul quale è anche presente (dal 1959) un numero indicante mese e anno di emissione.


Dalla tasca al museo

La circolazione e la fortuna del gettone iniziano a incrinarsi quando, nel 1976, vengono messe in commercio le prime carte telefoniche prepagate, che affiancano e progressivamente sostituiscono del tutto la moneta nelle chiamate dai telefoni pubblici. Basta poco, e nel 1983 la SIP decide di interrompere definitivamente la produzione di gettoni, che continuano pur tuttavia a circolare, come già detto, fino al 31 dicembre 2001 (si calcola che tra il 1927 e il 1983 siano stati emessi circa 600 milioni di gettoni, 600 milioni di monetine telefoniche spesso usate in Italia come monete vere e proprie). Una circolazione che si esaurisce del tutto all’indomani con la diffusione dell’euro: con l'occasione la Telecom (che ha sostituito intanto la SIP) offre ai possessori dei vecchi gettoni la possibilità di sostituirli con schede telefoniche: per ogni 9 gettoni viene consegnata una scheda telefonica da 2.000 lire, fino a un massimo di 180 gettoni (valore complessivo: 40.000 lire).
Nonostante il passare degli anni l’aspetto incolore e scialbo del gettone si mantiene sostanzialmente immutato, tanto da generare facili paragoni: «Qualche anno fa a Miami Beach, a due passi dall’oceano, sorgeva un modesto edificio di un piano più anonimo di un gettone telefonico e neppure troppo elegante» (Riccardo Romani, Il tempio del basket? Facciamolo a pezzi e mettiamolo all’asta, “Corriere della Sera”, 1 ottobre 1996). Ma al di là dell’aspetto estetico il gettone è e rimane per tutta la sua storia un oggetto strano e indefinibile, che si può usare facilmente come fosse moneta corrente ma si può anche buttare via, con altrettanta facilità, come fosse una moneta giocattolo: lo sanno bene politici e arbitri di calcio, per molto tempo obiettivo privilegiato di lanci polemici di monetine per telefonare.
Sembra una storia lontana anni luce dal nostro presente: l’avvento del cellulare e delle nuove tecniche di comunicazione ha spedito in soffitta non solo carte per telefonare e gettoni, divenuti semplici cimeli da collezione, ma anche le stesse cabine telefoniche, quasi del tutto scomparse dal panorama urbano delle città. Oggetto comunissimo e parte integrante della vita quotidiana italiana per più di mezzo secolo, il gettone è oggi un pezzo da museo, un’anticaglia senza valore. È proprio e solo in questo senso che la moneta per telefonare è salita recentemente agli onori della cronaca: è il 2014 e il premier Renzi, criticando le resistenze alla riforma dello Statuto dei lavoratori, in particolare all'art. 18, sostiene che chi difende quest'articolo «è come uno che cerca di infilare un gettone telefonico nell’iPhone» (Simona Poli, Tra gettoni e iPhone il segretario Pd liquida la minaccia di scissione, “la Repubblica”, 27 ottobre 2014). L’ultimo sbiadito ricordo di una moneta non moneta che non esiste più.


Francesco Lucioli

Bibliografia

Groenendijk Henk A., 1989, A Catalog of Telephone and Telegraph Tokens of the World, Leiden, Brill.
Rapposelli Franco, Rapposelli Vincenzo, 2001, Il gettone telefonico italiano. Breve storia della telefonia in Italia attraverso il gettone, con relativo catalogo, Modena, Centro Programmazione Editoriale.
Saporiti Marco, 2009, Storia della telefonia in Italia, Milano, Cerebro.
Targonsky Paul, 1968, A Catalogue of Telephone Tokens of the World, Meriden, Conn.