1954 · televisore

Apparecchio televisivo ricevente, costituito da un tubo a raggi catodici, dotato di uno schermo su cui appaiono le immagini trasmesse.

Il 3 gennaio è la nascita "ufficiale" della televisione italiana.

“Tanti anni fa, nei bar, i televisori troneggiavano su un trespolo,  accompagnati spesso da cartelli del tipo “non toccare la televisione”. Da allora il televisore è sempre stato confuso con la televisione, il contenitore con il contenuto, a segnare un destino mediatico. Ma senza televisore non c'è televisione: i fantasmi, le realtà in diretta e i mondi rovesciati alla fin fine sigillano sempre il loro caleidoscopio entro l'ordine immutabile dell'apparecchio televisivo. Quando si dice che la televisione è una finestra sul mondo si dovrebbe aver maggiore considerazione per la finestra stessa”

Aldo Grasso
 

La preistoria: tra sperimentazione e immaginazione

Il 3 gennaio, dopo una fase sperimentale di circa due anni, nasce ufficialmente la televisione italiana. Migliaia di italiani si dotano del televisore: tanto l’oggetto quanto la parola esistevano comunque già da tempo.
Tra i «padri fondatori della tecnologia televisiva» (Temporelli 2013: 414) vi fu il radiotecnico scozzese John Logie Baird: nell’ottobre del 1925 riuscì per primo a mettere a punto un sistema di presa diretta e trasmissione a distanza di immagini in movimento su di un rudimentale monitor. L’invenzione fu battezzata televisor, parola composta di tele- (‘a distanza’) e visor (‘visore’), forse coniata da Baird stesso; iniziò a circolare a partire dal 1926 (fra i primi ad attestarla il “Time” del 22 febbraio: «[i]n London, a concern called Television Ltd. obtained licenses to retail the ‘televisor’, a radio device invented by John L. Baird of Glasgow that permits ‘looking in’ as well as listening in»).  
La prima attestazione della parola italiana, adattamento di quella inglese, è fatta risalire al 1929 (Raffaelli 1990: 119); se ne può però rintracciare una precedente, sul quotidiano “La Stampa” del 22 agosto 1928: in una corrispondenza da Parigi – a firma Nomenclator, pseudonimo di Concetto Pettinato – incentrata su alcune avveniristiche invenzioni di cui nella capitale francese,  fantasiosamente, si pensava vicina la realizzazione (il titolo dell’articolo è eloquente: Bellamy e Verne aggiornati), si prefigurava anche – a metà tra il serio e il faceto – l’avvento del televisore radiofonico, che avrebbe permesso «all’uomo d’affari di trattare coi clienti di New York e di Sydney seguendo su una lastra posta davanti a s[é] il gioco della loro fisionomia e udendone la voce quasi fossero seduti dall’altro lato della scrivania». Il giornalista si figurava un telefono capace di trasmettere l’immagine dei due interlocutori (qualcosa di simile al videofonino, che nascerà all’alba del 2000): in realtà, già dai primi esperimenti di Baird, il televisore era considerato il naturale successore della radio, con cui ha condiviso fin dall’inizio il destino di apparecchio per il broadcasting.   
Televisore cominciò a diffondersi in quegli anni perché, nel 1929, furono condotti in Italia i primi esperimenti televisivi a opera di Alessandro Banfi e Sergio Bertolotti, due ingegneri dell’Unione Radiofonica Italiana (URI), fondata nel 1924 (ne nasceranno l’EIAR nel 1928 e la RAI nel 1945; cfr. Sergio 2004: 21 sgg.). Di televisore, anche se di vita effimera, merita comunque di essere altresì ricordato il significato di ‘spettatore televisivo’, documentato negli anni Trenta (GDLI s. v., al num. 2).

Che la storia cominci

Con l’arrivo in casa del televisore – che si affianca ai più moderni ritrovati della tecnica: il telefono, la radio, gli elettrodomestici “bianchi”, ecc. – nascono i primi telespettatori. L’avvio delle trasmissioni regolari del Programma Nazionale è celebrato dal settimanale “La Domenica del Corriere”, supplemento illustrato del “Corriere della Sera”, con una copertina. Un disegno di Walter Molino ritrae un famiglia raccolta attorno al nuovo, portentoso, oggetto domestico; la scena suggerisce che il televisore sia arrivato lì da poco:  

È una scena di stupore: al centro i due maschi [il padre e il figlio n. d. A] che si abbandonano all’esultanza più incontrollata per un atleta – un portiere di calcio, che plasticamente afferra un tiro insidioso; ai lati le donne, curiose e appena distratte da altri compiti (la madre, protetta da un grembiule, ha un forchettone in mano e sullo sfondo bolle una pentola; la figlia sembra aver abbandonato momentaneamente un libro) (Grasso 1992: IX).

Dati i costi proibitivi, all'inizio solo poche migliaia di famiglie – in genere di estrazione borghese e cittadina – possono permettersi un televisore. Se ne dotano anche i proprietari di locali pubblici, che grazie alla nuova invenzione aumentano la loro clientela. Quella della televisione è dunque in origine una visione soprattutto “collettiva”, al pari di quella cinematografica. A cavallo fra gli anni Cinquanta e Sessanta l’azione congiunta della RAI e dei principali marchi di elettronica (anch'essi interessati, per ragioni diverse, a estendere la platea dei telespettatori) porta a un abbattimento del costo del televisore, che diventa accessibile alle tasche del cittadino medio. I bar e gli altri luoghi in cui si poteva assistere agli spettacoli televisivi si svuotano: la visione, da collettiva, diventa “famigliare”.
Sul piano linguistico si consuma, nello stesso periodo, uno “scippo” semantico ai danni della parola televisore: del suo significato di ‘apparecchio per la ricezione dei programmi televisivi’ si appropria televisione (il passaggio  è datato dal DELI, che segue De Mauro [1970: 446], al 1964). Da allora gli italiani compreranno la televisione, più che il televisore. Un aneddoto vuole che Eduardo de Filippo, giocando su questo doppio significato, abbia risposto un giorno al telefono a chi, all’altro capo del filo, si era presentato come “la televisione”: «Attenda un attimo, ora le passo la lavatrice» (Marcelli e Valerii 2011: 79).


Da scatola a “ultrapiatto”


Nel lasso di tempo trascorso dalle origini a oggi – tralasciando le ripercussioni storiche, politiche, economiche, sociali, antropologiche o linguistico-culturali riconducibili alla diffusione della «scatola parlante» (Caprettini 1996) – il televisore è stato soprattutto evoluzione tecnica e tecnologica. Un momento importante nella sua storia è stato quando, alla fine degli anni Settanta, gli schermi televisivi si sono colorati: con un ritardo di molti anni rispetto agli altri paesi, le vecchie e gloriose tv in bianco e nero erano finite in soffitta.    
Sono stati ideati, nel corso del tempo, vari “complementi” del televisore: il comodissimo telecomando, a partire dagli anni Ottanta, al cui lancio sul mercato aveva certamente contribuito la nascita – e il moltiplicarsi – delle tv private e commerciali, che trasformerà «il televisore in un enorme supermercato in cui si trova di tutto» (Grasso 1992: XX); il videoregistratore, anch’esso commercializzato negli anni Ottanta, che grazie alla possibilità di registrare i programmi si è fatto risolutore di molte diatribe famigliari; il decoder, indispensabile per poter usufruire dei canali a pagamento e, più tardi, per poter migrare dalla tecnologia analogica a quella digitale (in questo secondo caso l’apparecchio cadrà presto in disuso perché la tecnologia sarà quasi subito incorporata ai nuovi televisori).
Il televisore è cambiato molto anche nell’aspetto: la “scatola” delle origini si è assottigliata sempre più, fino a che non è rimasto praticamente solo lo schermo (definito perciò “piatto” e, successivamente, “ultrapiatto”). Un’evoluzione estetica che si è accompagnata a un allargamento dei possibili usi: nel nuovo secolo, con l’avvento delle smart tv, salta il confine tra televisore e computer. Si possono fruire i contenuti televisivi, al contempo, con il computer, il tablet, lo smartphone e altri apparecchi. Pardon, device.

Alessandro Aresti

Bibliografia

Marcelli Settimio, Valerii Massimiliano, 2011, I media personali nell'era digitale. Nono Rapporto sulla comunicazione Censis, Milano, Franco Angeli.
Caprettini Gian Paolo, 1996, La scatola parlante, Roma, Editori Riuniti.
DELI = Dizionario Etimologico della Lingua Italiana, a cura di Manlio Cortelazzo e Michele A. Cortelazzo, 1999, Bologna, Zanichelli.
De Mauro Tullio, 1970, Storia linguistica dell’Italia unita, Bari, Laterza.
GDLI = Grande dizionario della lingua italiana, fondato da Salvatore Battaglia, diretto da Giorgio Bàrberi Squarotti, Torino, UTET, 1961-2002, 21 voll.
Grasso Aldo, 1992, Storia della televisione italiana, Milano, Bompiani.
Grasso Aldo, 2013 (a cura di), Storie e culture della televisione italiana, Milano, Arnoldo Mondadori.
Penati Cecilia, 2013, Tutto il mondo in casa. Tv e culture di visione, in Grasso, pp. 51-71.
Raffaelli Sergio, 1990, Televisione, “Lingua nostra”, LI: 109-119.
Sergio Giuseppe, 2004, Il linguaggio della pubblicità radiofonica, Roma, Aracne.
Temporelli Massimo, 2013, Il messaggio è il mezzo. Tecnologia della tv, in Grasso, pp. 413-427.