1955 · radiolina

Piccolo apparecchio radiofonico portatile a transistor.

La Tokyo Tsushin Kogyo K.K., che tre anni dopo si chiamerà Sony, lancia sul mercato la radiolina portatile tascabile TR-55.

La radio si fa piccola

Nell’agosto di quest’anno l’azienda giapponese Tokyo Tsushin Kogyo K. K., conosciuta anche con il nome di Totsuko, produce una radio portatile di piccole dimensioni, chiamata TR-55 (la prima a transistor), che viene commercializzata con il marchio Sony. Due anni dopo arriverà un altro modello, la TR-63, costruita interamente con componenti miniaturizzati, tutti di fabbricazione della Totsuko: grazie a questa l’industria giapponese comincerà a farsi conoscere nel mercato occidentale. Nel 1958 (l’anno in cui la Totsuko cambierà il proprio nome in Sony Corporation) sarà la volta della TR-610, più piccola e performante della precedente: questo modello sarà il prototipo con cui tutte le aziende del settore dovranno fare i conti.
La prima radiolina, di poco in anticipo sull'apparecchio Sony, era  comunque stata realizzata nell’ottobre del 1954 dall’azienda statunitense Regency, che aveva lanciato sul mercato nazionale la TR1. Nonostante il prezzo, proibitivo per l’epoca (49,95 dollari), e la produzione limitata, aveva ottenuto un buon successo di vendite, tanto che l’anno successivo la Texas Instruments, dopo aver acquistato il brevetto dalla Regency, aveva iniziato a produrla su larga scala (cfr. Mureddu 2007: 21).


Libertà di ascolto

Negli anni Sessanta la radiolina diventerà un fenomeno di costume, che avrà l’effetto di cambiare radicalmente le modalità di fruizione della radio “tradizionale”: da oggetto-totem della casa e strumento collettivo di ascolto per l’intera famiglia, la radio diverrà infatti un oggetto privato e individuale, amatissimo soprattutto dai giovani, il principale target di riferimento delle aziende produttrici. La produzione su larga scala permetterà di lanciare sul mercato modelli dai prezzi contenuti; così la radiolina si diffonderà in tutto il mondo, divenendo strumento di compagnia per milioni di individui:

Mi ero trasferito in quella città dopo un periodo di sette mesi trascorso in alcune carceri italiane, nelle cui celle il ritmo della vita quotidiana era talmente blando da consentirmi, oltre che di leggere, di ascoltare la radio. Per me la «radiolina» è come se nascesse con l’esperienza carceraria; prima non esisteva (se non nella forma monumentale e immobile presente nella stanza della zia, nell’appartamento di Sassari). E anche dopo è come se si dileguasse. Ma durante quella breve detenzione occupò gran parte del mio tempo (Manconi e Brinis 2012: 165).

Anche il figlio di un facoltoso imprenditore britannico, John Paul Getty III, sequestrato a Roma nel 1973 dalla ’ndrangheta calabrese, racconterà di avere avuto una radiolina come sola fonte di distrazione per gli oltre cinque mesi di prigionia (cfr. Marco Tosatti, Paul Getty / “Non ho visto i banditi in faccia”, “La Stampa”, 17 dicembre 1973).


Il mondo in un taschino

L’introduzione della tecnologia della modulazione di frequenza (FM), messa a punto negli USA negli anni Trenta del Novecento e introdotta in Europa nel 1961 (in Italia la Rai inizia a trasmettere in FM nel 1964), consentirà una nuova gamma di frequenze, aprendo la strada a un ampliamento dell’offerta radiofonica. L’innovazione favorirà non solo le vendite degli apparecchi ma anche la nascita, in ogni parte d’Europa, di nuovi soggetti radiofonici: molti giovani avranno la possibilità di ascoltare le canzoni dei nuovi divi della musica (dai Beatles ai Rolling Stones) per la prima volta alla radio.
Sarà questa l’humus ideale anche per la comparsa delle prime frequenze “libere”: nel 1964, a bordo di una nave ancorata fuori dalle acque territoriali britanniche, vedrà la luce Radio Caroline, la prima radio “pirata” che, in un contesto radiofonico di assoluto monopolio della Bbc, potrà iniziare a trasmettere aggirando obblighi e divieti vari per il fatto di trovarsi in acque internazionali (cfr. Tarli 2005: 77). Nel frattempo le aziende proseguiranno con la realizzazione di nuovi modelli, tutti riconducibili alle seguenti tre tipologie: la radiolina da tavolo, quella portatile e quella da taschino. La radiolina da tavolo (alimentata a corrente) prenderà progressivamente il posto della grande radio a valvole; ma è la radiolina da taschino (alimentata con le pile) quella che conoscerà una maggiore diffusione grazie alle sue piccole dimensioni, e quindi alla sua comodità e praticità, resa possibile dal circuito integrato e quindi dalla miniaturizzazione dei componenti.
Lo sviluppo dei componenti elettronici procederà di pari passo con l’evoluzione del design. In questo settore l’Italia sarà all’avanguardia: già nel 1962 Marco Zanuso e Richard Sapper, per conto dell’azienda italiana Brionvega, realizzeranno la TS 502 (messa in commercio nel 1964); un modello, conosciuto anche come “il cubo” per la sua forma a due gusci richiudibili accostabile appunto a quella di un cubo, che farà subito tendenza. Colorata e innovativa, questa radiolina vincerà la medaglia d’oro alla seconda Biennale del disegno industriale di Lubiana nel 1965, per poi essere esposta al MOMA a New York e ai musei d’arte moderna di San Paolo, Osaka e San Diego.
In Italia un importante sviluppo commerciale delle radioline seguirà alla sentenza 202/1976 (28 luglio 1976) della Corte Costituzionale, che sancirà ufficialmente la fine del monopolio Rai sulle onde radio. Nasceranno così, alla fine nel decennio e in quello successivo, le prime radio locali, che diffonderanno non solo musica ma anche molto altro. La radiolina diventerà così sempre più presente nella vita degli italiani, come testimonia anche la sua presenza in tante canzoni:

E da una radiolina accesa
arrivano le note di un’orchestra jazz.
Un vecchio con gli occhiali spessi un dito
cerca la risoluzione a un quiz.
Due donne stan parlando
con le braccia piene di sacchetti dell’UPIM
e un giornale è aperto
sulla pagina dei films
                                                             (Claudio Baglioni, Poster, 1975)

E tutti fermi in fila ad aspettare
che scatti quel semaforo
avessi almeno la mia radiolina
che sentirla è uno spettacolo
                                     (Fabio Concato, Telefono Azzurro (051/222525), 1989)

Anche la letteratura per l’infanzia celebrerà la radiolina:

Invano alzi l’antenna,
controlli la batteria,
torturi nervosamente
la manopola della sintonia.
Invano ti domandi
che mistero c’è sotto,
perché la radiolina
c’è taciuta di botto.
Lasciato senza canzoni,
senza i soliti rumori:
– Non s’è mai visto, – dici –
lo sciopero dei transistori
                                (Gianni Rodari, La radiolina nel bosco, 1986)

Fin dalla sua prima apparizione la radiolina non ha mai abbandonato i suoi utenti e, seppur sotto forme nuove e sempre più tecnologicamente avanzate (radiosveglia, mp3, radio usb), continua a essere parte integrante della quotidianità di milioni di persone.

Fabio Di Nicola

 

Bibliografia

D’Amato Gabriella, 2005, Storia del design, Milano, Bruno Mondadori.
Dark Stefano, 2009, Libere! L’epopea delle radio italiane negli anni Settanta, Roma mi sembra Viterbo, Nuovi Equilibri-Stampa Alternativa.
Manconi Luigi, Brinis Valentina, 2012, La musica è leggera. Racconto su mezzo secolo di canzoni, Milano, il Saggiatore.
Menduni Enrico, 1994, La radio nell’era della tv, Bologna, il Mulino.
Menduni Enrico, 2011, Storia della radio. Dal transistor a internet, Bologna, il Mulino.
Mureddu Leonardo, 2007, Radio a transistor, Cagliari, Petites Ondes.
Tarli Tiziano, 2005, Beat italiano. Dai capelloni a Bandiera gialla, Roma, Castelvecchi.