1958 · flipper

Biliardino elettrico a gettoni, dotato di un dispositivo per il conteggio automatico dei punti.

Se ne comincia diffusamente a parlare su quotidiani e periodici.

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Il luminoso biliardino elettrico a gettoni, dotato di un dispositivo per il conteggio automatico dei punti, vede cominciare la sua storia italiana alla fine degli anni ’50. Quello che in America era il pinball viene chiamato flipper per via delle palette (flippers, per l'appunto, lett. “pinne”) che respingono le palline durante il gioco, tra percorsi tortuosi e luminescenti e tipici suoni scampanellanti. Il successo del gioco, a partire dagli anni Sessanta, sarebbe stato travolgente, ma il flipper non aveva avuto vita facile, e il tutto era avvenuto non senza polemiche.
Parallelamente alla sua crescente popolarità presso giovani e meno giovani, fra il 1958 e il 1959 si comincia diffusamente a parlare del flipper, su quotidiani e periodici, come di una macchina magari affascinante, ma pur sempre stupida (Carlo Manzoni, Il "flipper" è il più stupido dei giochi, “Stampa Sera”, 28 marzo 1959), e come di un gioco capace di scardinare le buone regole sociali, di contribuire a mescolare e confondere i ruoli familiari tradizionali, di far risaltare la solitudine dell'individuo in una società in forte trasformazione che trascura le relazioni fra le persone:

Dilaga anche in Italia la mania dei bigliardini meccanici. Il flipper magico giocattolo per l’era dei missili e dei robots. Padri severi e autorevoli uomini d’affari contendono il posto davanti ai ragazzi davanti a quelle scatole policrome; sono felici di ammucchiare, senza abilità e senza guadagno, milioni di punti. Forse si illudono di essere al comando di qualche prodigiosa nave spaziale; certo trovano una facile evasione da questa nostra vita, sempre più tesa e solitaria. È il divertimento di una generazione che sta dimenticando l’amicizia (Nicola Adelfi, Il «flipper» magico giocattolo per l’era dei missili e dei robots, “La Stampa”, 15 gennaio 1958).

Nel 1959 la campagna contro il flipper, accusato di creare dipendenza e di attirare la delinquenza nei bar che lo ospitano, porta il Ministero degli Interni a equipararlo al gioco d’azzardo e a revocarne le licenze d'uso (Da ieri aboliti i «flippers» in tutta Italia, “L’Unità”, 2 luglio 1959; cfr. anche Rapini 2004: 98). Nemmeno questo riesce però a fermare il gioco: i sindacati degli esercenti di bar e locali pubblici protestano con forza, e le aziende realizzano un biliardino elettronico che non fa vincere denaro. Alla fine, per la gioia dei giocatori, le licenze vengono sbloccate e il flipper viene assolto. Ormai la sua marcia è inarrestabile. Persino il Quartetto Cetra non è immune al suo fascino, lanciando una canzone (Sei come un flipper, 1959) vagamente allusiva e cantata in modo ritmato e sincopato, a imitare la pallina di acciaio che si muove frenetica all’interno di un flipper:

Bimba mia,
sei come un flipper.
Se ti sfioro
con le mie mani
ti accendi,
risplendi,
vertiginosamente,
mi dai dieci, venti, cento, mille baci.
Bimba mia,
sei come un flipper.
Cerco invano
di dominarti
ma mi sfuggi,
vibrando,
vertiginosamente,
mi dai dieci, venti, cento, mille illusioni.

Molti anni dopo il flipper tornerà in Lucio Dalla, in una bella immagine che fa da sfondo a una storia d’amore tra due giovani di periferia: «Marco che vorrebbe andar via / e la luna è una palla / ed il cielo è un biliardo. / Quante stelle nei flipper, / sono più di un miliardo» (Anna e Marco, 1979). Ambientata in un'atmosfera surreale, all'interno di un bar della periferia di una città che vuol essere Manhattan, è invece una poesia (Flipper) di Stefano Benni (Benni 1981: 36-37).

allora io mi alzo e prendo il flipper
e vinco dieci, cento milioni
e qualcuno entra e guarda
e io tengo la sigaretta in bocca
bello impassibile come un capo indiano
e un giorno scuoterò questo mondo
e lo farò suonare e accendere
e impazzire e contarmi i milioni
e sarà tutto mio, non ci sarà
mai più la scritta il game è over.

Ma l'immagine evocata più spesso dal flipper è l'allusione erotica. Lo stesso Benni l'aveva già sfruttata in Bar Sport (Benni 1976: 15):

Il vero giocatore, oltre che con le dita, gioca con i piedi, calciando le gambe con la zona pubica, con la quale scuote il flipper come in un rapporto sessuale, con le palle degli occhi e con le spalle che tremano in continuazione.

La sensualità del flipper viene ribaltata in chiave comica nella scena iniziale del film Troppo forte (1986), di Carlo Verdone. Qui Oscar Pettinari, amante dei film d’azione americani e aspirante attore in cerca di successo della periferia romana, mostra a un imbranato giocatore quale sia il modo giusto per giocare a flipper:

Lavori troppo de polso e usi male l’avambraccio. Permetti? Quello che io mi sforzo a di’ da un sacco d’anni è sempre la stessa cosa: cioè, il rapporto col flipper è come un rapporto sessuale, come un amplesso. Non è il polso che deve da’ la spinta alla pallina, ma è il ventre. Mi hai capito moro? Eh? Oh! Questo è il movimento, il colpo deve essere secco, deciso, preciso. Co' ’sto sistema il tilt te ’o magni. Guardami!

Ne darà una descrizione molto simile Umberto Eco nel Pendolo di Foucault, comicità a parte, evocando il movimento pelvico e il gioco d’anche femminili:

Non si gioca a flipper solo con le mani ma anche col pube. Col flipper il problema non è di arrestare la pallina prima che venga ingoiata alla foce […] ma di obbligarla a indugiare a monte, dove i bersagli luminosi sono più abbondanti, rimbalzando dall’uno all’altro, aggirandosi scombussolata e demente, ma per volontà propria. E questo l’ottieni non imponendo colpi alla palla, ma trasmettendo vibrazioni alla cassa portante […]. Lo puoi fare solo col pube, anzi con un gioco di anche, in modo che il pube più che battere strisci, sempre trattenendoti al di qua dell’orgasmo (Eco 1988: 177).


Game over?

Oggi, nonostante l'oggetto sia ormai per lo più appannaggio di amanti del modernariato e del vintage, la parola flipper viene adoperata ancora ampiamente, piegata a comparazioni o usi figurativi vari (cfr., già negli anni ’80, flipper ‘persona frenetica o sovreccitata’; flippare ‘andare fuori di testa, perdere la testa e sim.’, e ‘essere stremato dalla fatica’; flippato ‘sconvolto, fortemente alterato e sim.’: Ambrogio e Casalegno 2004, alle rispettive voci); in un brano del rapper Marracash, I ragazzi dello zoo del Berlin (2010), compare l'espressione “essere in tilt come un flipper” ('essere completamente uori uso'):

Sì, c'ho c'ho questo amico qui, non posso dirti chi
Lo chiameremo C, mi sveglia, sono in tilt come un flipper
Berlin dice, "sì, ci vediamo lì",
poi degenera,
Teo, shake shakera.

Paragoni e metafore con riferimento al flipper sono molto produttive negli articoli dedicati allo sport; se il mondo del calcio ricorderà ancora Oscar Damiani, giocatore del Napoli, «detto Flipper» ("Flipper" Damiani, colpo di Ferlaino,  “Stampa Sera”, 16 luglio 1979), tra i tanti esempi calcistici più recenti valgano questi: «E la punizione di Pirlo sbatte sul pugno di Veron, in barriera, dopo un paio di rimbalzi più casuali dei colpi di un flipper» (Marco Ansaldo, Il ribaltone, “La Stampa”, 12 dicembre 2005); «E quando è degli spagnoli, la palla sembra finita in un flipper, rimbalza, si muove secca, radente, affonda veloce. Spesso va in buca: 11 gol in cinque partite» (Marco Bucciantini, Adelante Spagna, generazione di fenomeni,  “L’Unità”, 28 giugno 2008). Titolava un articolo di cronaca di “Stampa Sera”, per passare ad altri generi, negli  anni Ottanta: Poveri malati, li sballottano come fossero palline da flipper (Daniela Daniele, 8 giugno 1987); e si dice in un recentissimo articolo di politica dell'“Espresso”: «Il movimento a flipper del governo Renzi sulla corruzione non può piacere al centrodestra» (Susanna Turco, Renzi stringe sulla corruzione, Ncd s'infuria, 4 marzo 2015). Interessante anche il caso della norma anti-flipper presentata come emendamento alla legge per l’elezione dei componenti della Camera dei deputati:

Emendamento Finocchiaro: cosa è successo. I dissidenti Pd si rifiutano di votare la norma anti-flipper volta a evitare casualità nel meccanismo di attribuzione dei seggi (Emendamento Finocchiaro: cosa è successo, 22 gennaio 2015, http://www.panorama.it/news/politica/emendamento-finocchiaro-successo).

Come evitare il rischio pallina impazzita rifiutandosi di votare una legge contro gli effetti da pallina impazzita. Un capolavoro politico.


Marco Gargiulo

Bibliografia

Ambrogio Renzo, Casalegno Giovanni, 2004, Scrostati gaggio! Dizionario storico dei linguaggi giovanili, Torino, UTET.
Benni Stefano, 1976, Bar Sport, Milano, Feltrinelli.
Benni Stefano, 1981, Prima o poi l’amore arriva, Milano, Feltrinelli.
Eco Umberto, 1988, Il pendolo di Foucault, Milano, Bompiani.
Rapini Andrea, 2004, Denaro e lavoro, in Sorcinelli e Varn, pp. 81-109.
Sorcinelli Paolo, Varn Angelo, 2004 (a cura di), Il secolo dei giovani. Le nuove generazioni e la storia del Novecento, Roma, Donzelli.