1964 · Nutella

Marchio registrato di una crema spalmabile, a base di nocciole e cacao, prodotta dall'azienda dolciaria Ferrero.

Nasce quest'anno.

La storia di un mito

Inizialmente furono la pasta gianduia, e cioè il Giandujot (1946) e il Cremino (1947), e poi la Supercrema (1949). Il Giandujot era una pasta di nocciole, cacao, zucchero, latte e burro in polvere che si vendeva in tavolette o in panetti, da tagliare a fette, avvolti nella carta stagnola; la scatola dei dolci mostrava la maschera di Gianduia – le mani sulle spalle di un bambino e una bambina, piacevolmente sorpresi, al suo fianco – e recava scritto «Sono stato il primo e resto il migliore». Il Cremino era la versione monodose del precedente, per 21 grammi di prodotto. La Supercrema era una crema spalmabile, messa in vendita in bicchieri e barattoli, pensata per le «massaie intelligenti» e ritenuta la più diretta antesignana della Nutella.            
A ideare e commercializzare i tre prodotti era stato un pasticciere del Cuneese (Alba), operante in un'area (le Langhe) conosciuta per la produzione di nocciole e in una regione che, già alla fine del Settecento, figurava tra i luoghi più rinomati per la produzione di cioccolato; il Piemonte l'aveva importato dalle colonie americane spagnole e portoghesi – giungeva via mare al porto di Nizza – e, per il tramite dei Savoia, dalla Francia. Un alimento da nobili. Al pariniano Giovin Signore, ridestatosi a giorno fatto dopo le effervescenze di una notte mondana passata a divertirsi e a rimpinzarsi (Il Mattino, 124 sgg.), il damigello chiede se vuol bere del caffè – portato per lui dalla Siria (Aleppo) o dallo Yemen (Moca) –, perché ingrassato troppo o prostrato dalla malinconia (ipocondria), o se preferisce invece la dolcezza energizzante («dolci [...] fomenti») del buon cioccolato (cioccolatte), tributo dei selvaggi caraibici e guatemaltechi.
Il pasticciere piemontese inventore del Giandujot, del Cremino e della Supercrema, e fondatore dell'industria dolciaria che da lui ha preso il nome, era Pietro Ferrero. Negli anni Sessanta sarebbe stata la volta della Nutella, dall'unione di nut ('nocciola') e di un suffisso (-ella) che la faceva suonare bella, o l'associava mentalmente alle tante parole dell'italiano portatrici di significati rassicuranti, positivi, attraenti. L'artefice fu stavolta Michele (figlio di Pietro), che aveva già creato le stecche di cioccolato del Sultanino (1951), per la merenda dei bambini; il Cremablock (1953), un cioccolato di piccolo formato con ripieno di nocciola; la Cremalba (1954), «deliziosa crema spalmabile» (così lo slogan), confezionata in pani di 200 grammi, a base di zucchero, latte in polvere, uova in polvere e burro di cocco. Quest'ultimo era già subentrato al burro di cacao nel Sultanino.
Alla fine di aprile del 1964 i primi pratici e riutilizzabili contenitori in vetro della nuova crema spalmabile, composta di zucchero, nocciole, cacao magro, oli vegetali e latte scremato in polvere, sarebbero usciti dallo stabilimento di Alba e, all'inizio di maggio, la Nutella si sarebbe materializzata nelle case delle famiglie italiane.
                                

Un mondo di pubblicità


«Una nutella: dolce come un cioccolatino» (Lanza 1974: 61). Una metafora per una particolare categoria giovanilistica del feminino ispirata alla mitica crema spalmabile, altrove suscitatrice più esplicita di desiderio, di piacere, di peccato. Gli anni Settanta ne accompagnano l'evoluzione a strumento di “deproletarizzazione” alimentare (con gli omogeneizzati per i più piccoli, la Coca Cola per i più grandicelli, e magari il whisky per sé) per quei genitori – figli,  nipoti, pronipoti del capitalismo monopolistico – che l'hanno introdotta nei pasti destinati ai loro bambini: nel 1969 era stata lanciata la campagna che, nell'incentivare le attività sportive per i più piccoli, portava «in trionfo anche Nutella»; nei primi anni Settanta mangiare la Nutella spalmata sul pane diventa scommessa sulla costanza di un rito giornaliero, sui giornali come in tv: «La voglia di una buona merenda: pane e Nutella. Quando natura vuole natura, genuinità vuole genuinità. Pane e Nutella, sana abitudine quotidiana».
Proprio la pubblicità televisiva avrebbe (abbondantemente) fatto il resto, a partire dai felici “siparietti” di Carosello; i quattromila automezzi che portano il prodotto ai «milioni di bambini che spalmano Nutella sul pane» (1967) o la serie di mininarrazioni, slogan e frasi a effetto che, in più d'un caso, sarebbero entrate nella storia della comunicazione pubblicitaria: «Proprio Nutella Ferrero, quella che nutre sano» (1967); «Tutti per uno, Nutella per tutti» (1968); «Tua madre ti dava Nutella sul pane. Nutella da sempre è fatta con ingredienti semplici e genuini scelti con cura. Mamma tu lo sai» (1975); «Energia per fare e per pensare» (1988); «Che mondo sarebbe senza Nutella» (1994); «Una vita di energia» (2003); ecc. Lo slogan lanciato (1979) sul settimanale “Topolino” fu invece questo: «La crema da spalmare che ha più amici nel mondo».


Usi e riusi

Negli anni Settanta, fra le diverse aziende produttrici di creme e cioccolate spalmabili, si era scatenata una vera guerra di mercato, ed erano state tante le creme e cioccolate spalmabili sfornate in quel decennio (e nel successivo) dalla concorrenza: la Genuita (1976) della Motta, l'Ergo Spalma (1978) della Plasmon, il Ciao Crem della Star, la Cremita (1981) della Barzetti e altre. Alla fine l'avrebbe  però spuntata la Nutella, che sarebbe diventata la cioccolata spalmabile per antonomasia.
Ci si sarebbe fatti di Nutella (Gianluca Grignani: «Le uniche pere che mi faccio sono quelle di Nutella», “Corriere della Sera”, 22 maggio 1996; Ivan Graziani: «fatti di Nutella ogni due ore / e noi ci faremo di Nutella insieme a te», Lanutella di tua sorella, 1996), o la si sarebbe smitizzata (Cassini 1995); la si sarebbe virtualmente condivisa (http://nutellafans.tripod.com/indexi.html) e un artista, rispondendo a un questionario, avrebbe perfino dichiarato di avere gli occhi del suo colore (http://www.natasaradovic.eu/artcasTiNg/doc/giaccone.html); si sarebbero moltiplicati gli slanci affettuosi di personaggi famosi, le attenzioni di intellettuali e accademici, le citazioni in film, romanzi o canzoni:

e quante notti in bianco che abbiamo passato,
notti di discorsi, notti di stronzate,
di sesso e di rimorsi, di litigate,
al sapore di birra, Nutella e biscotti,
di sudore, di letti bagnati e disfatti
                    Articolo 31, Solo per te (1993)

Se la cioccolata svizzera è di destra,
la Nutella è ancora di sinistra
                    Giorgio Gaber, Destra-sinistra (1994)  

provare le ricette, collaudare la cucina,
usare la Nutella, usare la farina 
                    Negrita, Sex (1997)

L'azienda piemontese avrebbe tratto profitto dalla Nutella anche sfruttandola come ingrediente in altre sue creazioni. Come Ferrero Rocher (1982), pralina di successo: la nocciola al suo interno è ricoperta della magica crema da spalmare.

Massimo Arcangeli

Bibliografia

Cassini Riccardo (1995), Nutella Nutellæ. Liber Magno, Modena, Comix.
Lanza Cesare, 1974, Il mercabul. Il controlinguaggio dei giovani, prefazione di Antonio Ghirelli, Milano, SugarCo.
Padovani Gigi, 1999, La Nutella di Gnam. Storia sociale della Nutella, Roma, Castelvecchi.
Padovani Gigi, 2004, Nutella. Un mito italiano, Milano, Rizzoli.
Padovani Gigi, 2014, Mondo Nutella. 50 anni di innovazione, Milano, RCS.
Sapetti Alessandra, 1999-2000, La Nutella in analisi, Università di Pavia, tesi di laurea.