1967 · (registratore) mangianastri

Registratore musicale portatile provvisto di una fessura per l'introduzione del nastro magnetico, inserito nell'apposito caricatore. ► Sin.: giranastri, mangiacassette.

Viene segnalato come nuovo sulla “Stampa”: “Tra le novità, una macchina per cucire che esegue diversi ricami con semplice pressane di un bottone; il registratore < mangianastri >, nel quale basta inserire la striscia magnetica già preparata dalla casa discografica; lavabiancheria a ciclo competo che fanno anche il candeggio» (15 marzo). Quotidiani e periodici ne parleranno diffusamente dall'anno successivo.

Inserisci la cassetta, e premi "play"

Il mangianastri® e l'audiocassetta erano stati presentati per la prima volta nel 1963, alla Funkausstellung (“Mostra della Radio”) di Berlino, dall'azienda olandese Philips (http://www.philips-historische-producten.nl/cassette-uk.html); la grande novità risiedeva nel fatto che il registratore e riproduttore di suoni su nastro magnetico era diventato più maneggevole rispetto ai fonografi a bobina, e finalmente portatile. La compact cassette (questo il nome originario di quella che sarà chiamata in italiano musicassetta, audiocassetta o, semplicemente, cassetta) consentiva di avvolgere il nastro magnetico su due piccole bobine protette, poste all'interno di un involucro di plastica di piccole dimensioni; il nastro poteva contenere più tracce ed essere registrato su entrambi i versi e, a seconda del senso di scorrimento, avere, come nei dischi in vinile, il lato A e il lato B.
I due oggetti erano stati lanciati sul mercato nel 1965 e, negli anni immediatamente seguenti, ne era stata avviata la produzione di massa, con apparecchi sempre più compatti ed economici. Nel 1967 il quotidiano “La Stampa” presenta il registratore mangianastri come uno dei nuovi prodotti esibiti al Salone delle arti domestiche di Torino: «Tra le novità, una macchina per cucire che esegue diversi ricami con semplice pressione di un bottone; il registratore “mangianastri”, nel quale basta inserire la striscia magnetica già preparata dalla casa discografica;  lava biancheria a ciclo competo che fanno anche il candeggio» (Accanto al salotto in stile l’ultimo tipo di lavastoviglie, 15 marzo 1967). L’anno seguente sarebbe stato il boom:

Ora è giunto il momento del “mangianastri”: non più musica su dischi ingombranti e fragili, con la “scomodità” di doverli cambiare ogni pochi minuti. Un intero microsolco è registrato su un nastro, già sistemato in una “scatola” pronta per l’ascolto: basta inserirla nell’apparecchio, senza alcuna complicazione, e si avrà un’ora, un’ora e mezzo di ascolto (Roberto Giardina, Dalle radioline di dieci anni fa ai mangianastri, ai mini juke-box, “La Stampa”, 22 marzo 1968).

In principio mangianastri e cassette furono guardati con preoccupazione dai produttori di dischi – “L’Unità” titolava, già nel 1966: Preoccupati i produttori. Arrivano i nastri (il disco muore?), 14 dicembre –, perché considerati pericolosi concorrenti dei giradischi e del vinile. Oggi sappiamo che fino all’avvento del compact disc, che si sarebbe poi imposto, dischi e cassette si sono spartiti equamente il mercato. Quando sulla scena sono arrivate, a prezzi sempre più accessibili, le cassette “vergini”, registrabili e ri-registrabili quasi all’infinito, il disco ha assunto il ruolo di una memoria solida, da conservare gelosamente nella propria discoteca; la cassetta, invece, è diventata il supporto trasportabile e riproducibile in più copie che ben conosciamo, ascoltabile in automobile o nei mangianastri portatili, alimentati a batteria, nei parchi, al mare, per strada.
La possibilità di registrare con il mangianastri portatile ha permesso per lungo tempo di memorizzare documenti sonori di interviste giornalistiche, ricerche scientifiche e lezioni universitarie, conferenze, momenti familiari e privati di ogni genere. È quest'ultimo il caso del simpatico episodio raccontato nel romanzo Centro di Igiene Mentale. Un cantastorie tra i matti di Simone Cristicchi (Milano, Arnoldo Mondadori, 2008, p. 69; prima ediz. 2007).

Carmela si alza e mi accompagna sotto braccio verso un piccolo mangianastri portatile.
Sopra i tasti sono stati attaccati con lo scotch dei piccoli foglietti di carta con le indicazioni per sentire la cassetta: “vai”, “avanti”, “indietro”, “stop”.
Carmela si piega sul vecchio mangianastri, infila la cassetta e spinge il tasto “vai”.
Ora le farò sentire la mia voce, quando cantavo…
Parte il nastro, ma si sente solo un leggero fruscio.
Dopo un po’ Carmela pigia un altro dei tasti: “avanti”-
Il nastro prende a correre più veloce.
“Stop.” “Vai.”
Niente. Silenzio. Nessuna voce.
Solo un maledetto fruscio che ha cancellato tutto.


Il mangianastri cambia pelle

Tra la prima metà degli anni ’70 e l’inizio del decennio successivo il mangianastri prenderà le nuove forme di un impianto hi-fi stereofonico professionale, semiprofessionale o casalingo, o di un riproduttore stereo portatile: dal ghetto blaster (o bogie-box) al celebre mangianastri tascabile, dotato di cuffie auricolari, che è il Walkman®; inventato da Masaru Ibuka, Norio Ohga e Akio Morita, e lanciato dalla Sony il 1° luglio del 1979 (Du Gay e altri 1997: 141; Lucioli 2011: 250), avrà un successo strepitoso, soprattutto fra i giovani e i giovanissimi. Con il Walkman comincia l’era, che dura a tutt’oggi grazie alle nuove tecnologie produttrici di smartphone e lettori musicali,  del «muoversi in musica» (pubblicità Sony, 1985); un'era in cui «ogni “non luogo” di passaggio può essere riempito con una colonna sonora individualizzata» (Colombo 2005: 406).
Come oggetto che ha fatto epoca, il mangianastri è stato celebrato qualche anno fa nella campagna pubblicitaria Gesti dimenticati di Enel Energia (2008), che ha riportato alla memoria oggetti – e relative azioni da compiere per farli funzionare o altro – non più in uso o poco comuni:

Per ascoltare della buona musica  occorrevano numerosi gesti. Bisognava estrarre una cassetta dalla custodia e inserirla nel registratore, chiaramente controllando sempre prima il verso. A questo punto cominciava l'ascolto. Quando la voce del cantante cominciava a trasformarsi nel vostro peggiore incubo, la parola mangianastri risultava di colpo immediata. Allora bisognava bloccare il nastro, tirarlo velocemente fuori e constatare i danni. Per riavvolgerlo bastava avere a portata di mano una penna, una matita o semplicemente un dito e una buona dose di pazienza.

Anche penne e matite molti le hanno spedite in soffitta, preferendo usare quel dito per digitare i tasti di un computer o di un cellulare. Ma questa è un'altra storia.    


Marco Gargiulo

Bibliografia

Arcangeli Massimo, 2011 (a cura di), Itabolario. L'Italia unita in 150 parole, Roma, Carocci.  
Colombo Fausto, 2005 (a cura di), Atlante della comunicazione, Milano, Hoepli.
Du Gay Paul, Hall Stuart, Janes Linda, Mackay Hugh, Negus Keith, 1997, Doing Cultural Studies: The Story of the Sony Walkman, London, Sage.
Lucioli Francesco, 2011, Walkman, in Arcangeli, pp. 250-251.