1969 · modulo lunare

Unità autonoma di un'astronave, separabile da essa.

Il 20 luglio 1969 c'è lo sbarco sulla Luna, e l'espressione compare in tutti i quotidiani e periodici italiani. Si era già affacciata nel dicembre del 1968, su “La Ricerca scientifica: rivista del Consiglio nazionale delle ricerche”.

Quella prima volta sulla Luna

La notte del 20 luglio 1969 le televisioni di tutto il mondo trasmettono le immagini del primo allunaggio. Il primo a posare il piede sul suolo lunare è l’astronauta statunitense Neil Armstrong, seguito immediatamente da Buzz Aldrin, entrambi membri dell’equipaggio dell’Apollo 11 (assieme a Michael Collins, rimasto a bordo del modulo di servizio per occuparsi dei comandi). A ricordo dell’impresa i due astronauti posano nel luogo dell’allunaggio una targa in acciaio inossidabile, che in italiano direbbe così: «Qui uomini dal pianeta Terra posero piede sulla Luna per la prima volta, nel luglio 1969 d. C. Siamo venuti in pace, a nome di tutta l'umanità». La targa è firmata dall’equipaggio e dal Presidente degli Stati Uniti: Richard Nixon. L’impresa non sarebbe stata possibile senza il modulo lunare o LEM (Lunar Excursion Module), il lander della navicella Apollo 11, che fu per Armstrong e compagni quel che l’ippogrifo era stato per Astolfo nell’invenzione letteraria di Ariosto. Senza un sicuro veicolo di atterraggio sarebbe stato impensabile inviare uomini sulla luna, perché per le operazioni di discesa e decollo serviva un mezzo più leggero e maneggevole rispetto a una normale navicella spaziale. Prima del 1969 vi erano state altre missioni lunari, prive però di equipaggio umano: il primo veicolo ad atterrare – o meglio a schiantarsi – sul satellite era stato il sovietico Luna 2; mentre il primo atterraggio morbido (effettuato mantenendo cioè intatto il veicolo) era avvenuto nel 1966 (Luna 9). Negli anni tra il 1962 e il 1969 la società statunitense Grumman Aerospace Corporation aveva intensificato gli sforzi per costruire un veicolo adatto a trasportare esseri umani dalla navicella spaziale vera e propria (modulo di comando e servizio o modulo madre) alla superficie lunare.
Il modulo lunare dell’Apollo 11 pesa 11 tonnellate, è alto 7 metri e largo 9. La sua struttura è formata da due parti o stadi, lo stadio di discesa e lo stadio di ascesa: il primo, che serve a trasportare gli astronauti dal modulo madre al punto di destinazione, ha forma ottagonale e comprende un carrello di atterraggio e quattro gambe telescopiche; il secondo è composto da una cabina pressurizzata e da un motore. Al momento del ritorno alla navicella spaziale i due stadi si distaccano: lo stadio di discesa resta sul suolo lunare, mentre quello di ascesa, svolto il proprio compito e riportati gli astronauti al modulo di comando e servizio, viene sganciato e fatto schiantare sulla luna (Brooks e altri 2009: 143-146).

Astromania

Il felice esito della missione e il contributo decisivo apportato dal  veicolo produssero forti suggestioni nell’opinione pubblica. Nei quotidiani il modulo lunare viene assimilato a una scialuppa (R. S., Collaudata in orbita la scialuppa che dovrà scendere sulla Luna, “La Stampa”, 6 marzo 1969) o a un elicottero (Mario Ciriello, Il Lem “elicottero” lunare, “La Stampa”, 19 luglio 1969); frequente anche il paragone con un ragno: «[è] stato Aldrin […] ad aprire il portellone di collegamento del modulo di servizio ed entrare nel ventre del ragno, la incredibile macchina che porterà l’uomo sulla Luna» (Un’ora in più di sonno tanto andava tutto bene, “L’Unità”, 19 luglio 1969; l'articolo non è firmato). I pubblicitari della Volkswagen sfruttano le forme sgraziate del modulo lunare in una nota campagna pubblicitaria per promuovere il Maggiolino: la foto del modulo è accompagnata dallo slogan «It’s ugly but it gets you there» (‘è brutto ma ti porta lì’), e in basso compare il marchio della casa automobilistica tedesca (Stockes e Lomax 2008: 182).
Inizialmente, insieme a modulo lunare, si diffondono in italiano anche lunar module e l’acronimo LEM (o LM), un lessico che può innescare false etimologie e fenomeni analoghi. Significativo il ricordo della scrittrice e giornalista Frichi Arborio Mella Calcaterra, per la quale il tecnicismo lemma usato dal filologo e critico letterario Gianfranco Contini si decurtava […] fatalmente in lem, assumendo il significato astrale di modulo lunare (Calcaterra 1997: 222). Sarà proprio il calco traduzione modulo lunare ad avere la meglio sui concorrenti, anche grazie alla sua trasparenza, e ad altre locuzioni adattate dall’inglese toccherà in sorte di migrare al di fuori del vocabolario tecnico astronautico: conto alla rovescia (calco di count down), che si generalizza nell'italiano comune con il significato di ‘computo del tempo che separa da un avvenimento molto atteso’; rampa di lancio (da launching ramp), con riferimento a una ‘situazione che anticipa il passaggio a una condizione migliore o di maggior prestigio’ (Bombi 1995a: 121); atterraggio morbido, approdata al lessico  dell’economia per indicare un «rallentamento guidato dell’attività economica con bassa inflazione e senza recessione» (ibid., p. 122).  
Dagli anni Sessanta in poi lo spazio diventa una dimensione concreta dell’esperienza umana: a renderla più vicina e reale contribuiscono in maniera determinante i mezzi di informazione, in particolare la televisione. La diretta televisiva dell’allunaggio ‒ la notte più lunga della televisione italiana ‒ permette agli italiani di assistere in tempo reale alla conquista dello spazio e di condividere le emozioni che, in quelle stesse ore, provano milioni di persone in tutto il mondo; la notte del 20 luglio 1969 ha inizio il «primo spettacolo globale» (Mario Margiocco, Allunaggio in tv, “Il Sole 24 ore”, 19 luglio 2009), che segna anche la fine del monopolio informativo dei quotidiani:

Per la prima volta in quella misura, i giornali del giorno dopo dettero una notizia che tutti già sapevano, ciò che i giornali stampati su carta poterono dare in più furono i commenti, gli approfondimenti, quelle annotazioni anche marginali che la televisione, tradita dalla sua stessa velocità e «superficialità», non aveva potuto coprire. Anche per gli eredi delle gloriose gazzette nate alla fine del Settecento, quella notte segnò la fine di un’era e l’avvento dell’era televisiva, quella che conosciamo (Corrado Augias, Nacque quella notte l’era televisiva, “la Repubblica”, 20 luglio 1999).


Dai viaggi alle colonie

Oggi i tempi dell'allunaggio sembrano molto lontani, non soltanto perché l’era della televisione ha ceduto intanto il passo a quella di Internet, ma anche perché dopo il 1972 (anno dell’ultimo allunaggio umano), per un certo periodo, le missioni spaziali hanno smesso di suscitare l’entusiasmo di un tempo, forse in quanto le immagini riprese da un satellite, per quanto nitide e tecnicamente migliori, non colpiscono l’immaginazione come quelle scattate da un uomo in carne e ossa a spasso tra la polvere lunare. Minore è stato anche l’impegno degli Stati Uniti nel proseguire la conquista dello spazio e nel finanziare massicciamente piani aerospaziali, come aveva fatto John Kennedy nel 1971; quelli «erano altri tempi e le condizioni di allora, secondo molti, sono irripetibili» (Giovanni Caprara, Atlantis, l'ultimo volo dello shuttle. Per l' Occidente è la fine di un’era, “Corriere della Sera”, 5 luglio 2011).

Che cosa manca all'America per riconquistare lo spirito di quei momenti, chiedemmo all'astronauta Charlie Duke, pilota del modulo lunare dell' Apollo-16: “Kennedy e l’Unione Sovietica”, ci rispose; cioè un visionario e un antagonista (ibid.).

Ormai la ricerca spaziale, in ogni caso, non è più prerogativa di due superpotenze. La prossima sfida sarà anzi quella di una missione spaziale globale, condotta dalle agenzie spaziali di molti paesi, e l’obiettivo non è più solo la Luna ma anche Marte. Il perché lo spiega in un’intervista all’“Espresso” Giancarlo Genta, docente del Politecnico di Torino e fra i coordinatori del progetto White Cosmic, dedicato all’esplorazione del pianeta rosso:

La nostra economia, in futuro, dipenderà dalle risorse extraterrestri. Certo, ci vorrà ancora del tempo ma, presto o tardi, dovremo cercare elementi utili altrove: sugli asteroidi, prima di tutto, poi sulla Luna e sul pianeta rosso. Infine, l’umanità non può, e non deve, rimanere legata alla Terra per sempre. Bisogna creare una società che ha base su molti pianeti. Marte è il primo. […] Sono sicuro che nel futuro le persone vivranno sulla Luna, su Marte. E molto oltre  (Rosita Rijtano, “Così l'uomo andrà su Marte”. Lo scienziato italiano che studia il viaggio, 13 gennaio 2014).

Elisa De Roberto

 

Bibliografia

Bombi Raffaella, 1995a, Neologia e formazioni produttive tra lingue speciali e lingua comune, in Bombi 1995a, pp. 119-127.
Bombi Raffaella, 1995b (a cura di), Lingue speciali e interferenza. Atti del convegno seminariale (Udine, 16-17 maggio 1994), Roma, il Calamo.
Brooks Courtney G., Grimwood James M., Swenson Loyd S., 2009, Chariots for Apollo: The NASA History of Manned Lunar Spacecraft to 1969, New York, Dover.
Calcaterra Frichi Arborio Mella, 1997, Calcaterra-Contini: storia di una lunga amicizia, “Microprovincia”, XXXV, pp. 215-222.
Stokes David, Lomax Wendy, 2008, Marketing: A Brief Introduction, London, Thomson Learning.