1970 · cercapersone

Apparecchio tascabile radioricevente (talora anche trasmittente) che, grazie all'emissione di un segnale acustico di chiamata, consente di rintracciare facilmente qualcuno.

Prime significative attestazioni del termine a partire da quest'anno.

C’era una volta il cercapersone

In un passato non troppo remoto i telefoni cellulari non esistevano e chi aveva bisogno di essere rintracciabile si dotava di un cercapersone (o cicalino), in inglese un pager o beeper. Un oggetto simile venne usato per la prima volta dalla polizia di Detroit nel 1921 (Bellis 2010), e sarebbe stato per alcuni il canadese Alfred J. Gross (1918-2000), ricordato anche per altre invenzioni (un modello di walkie talkie; i primi apparecchi per sfruttare la banda di frequenza CB – Citizens' Band –; un sistema di comunicazione tra terra e aerei conosciuto come Joan-Eleanor System, e utilizzato dagli americani durante la Seconda Guerra Mondiale), a brevettare, nel 1949, il primo cercapersone telefonico; tra i suoi primi utenti i medici del New York Jewish Hospital. Altre fonti (cfr. Wood 1990) indicano l'inventore del pager (nel 1940) in Charles F. Neergaard, un ingegnere delle comunicazioni newyorkese: ricoverato in ospedale, era rimasto così infastidito dalle voci dei medici che si chiamavano di continuo da voler ricercare un’alternativa più silenziosa.
I cercapersone, in ogni caso, non si sarebbero resi disponibili per il largo pubblico fino al 1958, quando la Federal Communications Commission (FCC) ne liberalizzò l’uso. Erano allora piccoli apparecchi radioriceventi dotati di un codice personale o abbinati a un numero di telefono. Quando qualcuno componeva quel numero un centralino inviava il segnale a tutti i cercapersone, ma solo l’apparecchio corrispondente a quel codice segnalava l’arrivo di un messaggio. Il proprietario dell’apparecchio sapeva così di essere stato cercato, ma non da chi o perché: doveva telefonare a casa o in ufficio per saperne di più. Negli anni Cinquanta un singolo centralino poteva gestire fino a 870 apparecchi, dislocati su un’area ristretta; negli anni Settanta, grazie al progresso tecnologico, gli apparecchi sarebbero arrivati a un milione (cfr. Woodford 2014).
Nel 1959 Motorola inizia a produrre su larga scala il primo cercapersone, ma il successo commerciale arriva solo nel 1974 con il Pageboy. Non aveva schermo, né poteva archiviare i messaggi, ma era piccolo e faceva il suo dovere. Nel frattempo, nel 1962, la Bell aveva lanciato il suo personal pager, il Bellboy. Ancora negli anni Ottanta, quando si sarebbero contati più di tre milioni di cercapersone al mondo, questi funzionavano su un’area ristretta. Solo intorno al 1990 venne inventato il wide-area paging, che consentiva di usare i cercapersone su una vasta area. Nel 1994 quelli usati sull'intero pianeta sarebbero stati più di 61 milioni. Intanto l'apparecchio aveva fatto breccia nella cultura pop.
Un pezzo degli A Tribe Called Quest celebra il cercapersone sin dal titolo, Skypager (1991), nome di un cercapersone prodotto dalla Skytel. Negli anni Novanta i cercapersone si sono visti anche in molti film e telefilm. In Ragazze a Beverly Hills (Clueless, 1995), una pellicola diretta da Amy Heckerling, l’apparecchio è perfettamente integrato nella vita di Cher e Dionne, le sedicenni protagoniste. Nella seconda metà del decennio arrivano sul mercato i two-way pager,  che possono ricevere ma anche spedire messaggi. Si pensò che avrebbero rivoluzionato il mercato, ma non molto tempo dopo appaiono i telefoni cellulari (cfr. Katz 1997); in Italia, entusiasticamente adottati fin da subito, avrebbero impedito una più ampia diffusione del Teledrin per i servizi su larga scala.


Il cercapersone in Italia e gli ultimi fuochi

Il pigolio del cercapersone è stato fra i topoi dei medical drama fino ad anni recenti: in quante puntate di E.R. Medici in prima linea o Grey’s Anatomy abbiamo assistito alla scena di un gruppo di medici ripresi in un momento di relax, disturbato dai cicalini che si mettono a trillare tutti insieme, o a quella di un agognato incontro amoroso, interrotto dall’insistente suonino?
Il primo vocabolario italiano a registrare cercapersone è lo Zingarelli. È il 1970, e l'ingresso del termine nella dizionaristica segna una tappa importante. Nello stesso anno, sul “Repertorio generale dell'economia italiana” (1970-1971) della Kompass Italia, si parla di «cerca-persone tascabili a transistor» (Milano, Etas/Kompass, vol. I, p. 55), gli stessi che si erano affacciati in annunci pubblicitari almeno dal 1967 (“Stampa Sera”, 11 e 26 aprile, 5, 16 e 30 maggio, ecc.). Anche in un contesto specialistico, prima del 1970, non era comunque mancata qualche attestazione del termine. In una testimonianza del 1968 si parla di «telefoni interni ed esterni, citofoni, cercapersone e segnalapersone, posta pneumatica e nastri trasportatori» (“Annali della sanità pubblica”, vol. XXIX, p. 1205), e quindi si aggiunge:

Di grande utilità sono gli apparecchi cercapersone tascabili con comunicazione “in audio”, gli impianti segnalapersone per segnalare al centralino telefonico e a quello del cercapersone i sanitari presenti.

Nel 1989 la Sip lancia in Italia il Teledrin; è di poco tempo dopo la notizia che i deputati italiani ne sarebbero stati dotati:

Entro la prossima estate tutti i deputati saranno dotati di teledrin. Un congegno che consentirà di rimanere collegati coi rispettivi gruppi anche fuori del Palazzo. Il sistema cercapersone assicurerà infatti una completa copertura di ricezione all'interno del grande raccordo anulare e fino all'aeroporto di Fiumicino. Lo ha stabilito l'ufficio di presidenza della Camera (“la Repubblica”, 29 marzo 1989).

Oggi i sistemi di cercapersone sono di uso circoscritto. In un ristorante possono servire per avvisare il cliente che un tavolo si è liberato, o che una pietanza è pronta; e ha destato molte polemiche l’iniziativa della catena di negozi di bricolage OBI di dotare i propri dipendenti nei vari negozi di un calling system, consistente di un braccialetto cercapersone che vibra quando un cliente richiede assistenza premendo il pulsante di un totem. Non è nemmeno insolito che alcune categorie di professionisti (medici, poliziotti pompieri, ecc.) impieghino ancora il cercapersone. Questo perché i cercapersone non interferiscono con i macchinari ospedalieri, mentre i cellulari talvolta sì; funzionano anche in luoghi dove la ricezione dei cellulari è limitata, come in un edificio blindato; si possono raggiungere molte persone con una sola chiamata (cosa molto utile in caso di emergenza); la loro batteria ha una durata maggiore e spesso, in quelle situazioni di eccessivo “affollamento” in cui i cellulari stentano a prendere la linea, continuano a funzionare: non è un caso se, una settimana dopo gli attacchi terroristici di Londra nel 2005, dato il caos nei soccorsi dovuto ai problemi insorti con la rete cellulare, i servizi di emergenza londinesi abbiano reintrodotto l’uso dei cercapersone (cfr. Casciani 2011).
Insomma i cercapersone, nonostante siano stati più volte inclusi negli elenchi di oggetti tecnologici ormai in disuso (cfr. West 2010), riescono a ritagliarsi ancora qualche spazio. Anche i medici protagonisti di uno degli ultimi romanzi di Danielle Steel, Forze irresistibili (Milano, Sperling & Kupfer, 2014; orig. ingl.: 2010), continuano a usarli.


Vera Gheno

Bibliografia

Bellis Mary, 2010, History of Pagers and Beepers, http://inventors.about.com/od/pstartinventions/a/pager.htm.
Casciani Dominic, 2011, How Well Did the 7/7 Emergency Services Respond?, 3 marzo, http://www.bbc.co.uk/news/uk-12636731.
Katz Marty, 1997, Motorola Unveils 2-Way Pager, “The New York Times”, 2 dicembre, http://partners.nytimes.com/library/cyber/week/120297pager.html.
West Angela, 2010, Blast from the past: vintage technologies we no longer use, 17 febbraio, http://www.webdesignerdepot.com/2010/02/blast-from-the-past-vintage-technologies-that-we-no-longer-use/
Wood Lamont, 1990, There’s No Escaping Beepers, “Chicago Tribune”, 18 marzo, http://archives.chicagotribune.com/1990/03/18/page/630/article/theres-no-escaping-beepers/.
Woodford Chris, 2014, Pagers, 26 agosto, http://www.explainthatstuff.com/howpagerswork.html.