1975 · miniassegno

Assegno circolare al portatore sostitutivo della moneta spicciola, di importo molto basso e dal formato ridotto, emesso da un istituto bancario.

Il primo compare il 10 dicembre.

Ministoria del miniassegno

Il 10 dicembre l’Istituto Bancario San Paolo di Torino emette i primi miniassegni: titoli di credito, equiparabili ad assegni circolari al portatore, concepiti per sostituire le monete metalliche che da tempo avevano iniziato a scarseggiare. L’esempio della banca torinese è seguito a ruota da altri istituti bancari sparsi per la penisola, in particolar modo nel Norditalia; successivamente anche alcuni grandi magazzini stamperanno miniassegni nella forma di “buoni merce”. Di vario colore, e in alcuni casi anche abbellito con figure, il miniassegno deve il proprio nome alle piccole dimensioni (6 cm di larghezza per 11 di lunghezza) e al piccolo taglio: 50 lire, 100 lire, 150 lire, 200 lire, 250 lire, 300 lire e 350 lire (cfr. Cadoppi e altri 2010: 100, nota 13; per la stessa ragione sarà altresì chiamato, occasionalmente, micro-assegno: Microassegni: che ne faccio?, “La Stampa”, 27 marzo 1976; l'articolo è firmato f. m.). Proprio in questi anni si assiste peraltro a un florilegio di neologismi in mini-, molti dei quali semplici “meteore” lessicali: minicasa, miniguerra, minirapina, minislip, etc. (cfr. Dardano 1978: 59). Una fortuna, per il prefissoide, iniziata nel decennio precedente; in particolare quando era stata importata nel nostro paese, direttamente dalla Swinging London, la miniskirt, cioè la minigonna (successivamente, per effetto della lessicalizzazione del primo elemento, anche solo mini: cfr. Sergio 2011). Probabilmente è stata la moda di mini- a spingere chi ha coniato la parola a preferirlo al sinonimo di origine greca micro-, di ben più antica data (con attestazioni già nel periodo medievale).
Nonostante l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato avesse aumentato la produzione di moneta metallica nei mesi precedenti (cfr. Ag. Italia, “La Stampa”, 27-3-1976), la quantità messa in circolazione non riusciva a soddisfare le esigenze del paese. Nelle vendite al dettaglio si erano pertanto create le condizioni per una sorta di ritorno al baratto: nelle transazioni con i clienti i commercianti supplivano alla mancanza di spiccioli dando a mo’ di resto caramelle, cioccolatini, biscotti, francobolli, cerotti, gettoni telefonici, etc. La penuria di “moneta sonante” alla metà degli anni Settanta va ricondotta principalmente a una situazione economica molto difficile, segnata da un’inflazione galoppante e dal conseguente crollo della lira: la Zecca aveva quindi iniziato a stampare grandi quantità di banconote, mantenendo invece stazionaria la coniazione di moneta metallica. Fra le ragioni della scarsa disponibilità, secondo i quotidiani dell’epoca, anche l’ampio uso che gli orologiai di tutta la penisola avrebbero iniziato a fare delle monetine (in particolare delle 100 lire) «come tondelli per la costruzione delle casse degli orologi più economici» (ibid.).   
Passeranno solo pochi mesi dalle prime emissioni della banca torinese che la Guardia di Finanza, su ordine di Alfredo Arioti,  sostituto procuratore della Repubblica di Perugia, varcherà la soglia della sede perugina di un’altra banca, il Credito Italiano, per disporre il sequestro di interi pacchi di miniassegni. Nel comunicato diffuso dalla procura il 26 marzo si preciserà:

Nell’ambito delle indagini sulla emissione di assegni circolari di piccolo taglio da parte di alcuni istituti di credito, si procede, per il momento, per i reati di cui agli articoli 140 del regio decreto del 28 aprile 1910 n. 204 e per l’articolo 640 del codice penale, nonché per violazione alle leggi sull’assegno bancario circolante. È stato ravvisato che tali assegni possono definirsi circolari solo apparentemente, sembrando nella sostanza, per motivi, cioè, esplicitamente tecnici, nuovi biglietti di banca la cui emissione è demandata a specifica autorità (cit. in Natale Gilio, Le banche da ieri non danno più mini-assegni al posto di spiccioli, “La Stampa”, 27 marzo 1976).

Assimilando i miniassegni a veri e propri biglietti di banca il magistrato contesta agli istituti di credito il fatto che si stiano indebitamente sostituendo alla sola “specifica autorità” legittimata a battere moneta, la Banca d’Italia.
La notizia rimbalzerà sui giornali, causando in tutta Italia un’autentica ondata di panico fra i possessori di miniassegni, i quali, temendo di ritrovarsi improvvisamente fra le mani carta straccia, il giorno dopo si riversano in massa agli sportelli bancari chiedendone la conversione in denaro “vero”; una situazione complicata dal fatto che molti esercizi commerciali iniziano a rifiutarli (cfr. Gabriele Montemagno, I giorni di panico per i miniassegni, “La Repubblica. Palermo”, 13 ottobre 2008). Dopo averli allarmati, il giorno dopo saranno gli stessi giornali a cercare di rassicurare i cittadini con l’annuncio che i miniassegni, almeno quelli già in circolazione, «sono perfettamente validi» (Validi gli assegni emessi come moneta, “La Stampa”, 28 marzo 1976; l'articolo è firmato n. g.). L’iniziativa del magistrato perugino, non trovando sponda in altre procure, si concluderà con un nulla di fatto (ciò non basterà a spazzar via il timore, alimentato dall’ostilità di alcuni esponenti “pubblici” verso i nuovi mezzi di pagamento, che il legislatore, un bel giorno, finisca per decretarne la messa al bando), e fra il 1977 e il 1978 rimbalzeranno sui giornali casi di arresto per falsificazione di miniassegni.
I miniassegni continueranno a essere emessi fino al 1978, quando il Ministero delle Finanze riuscirà a «ristabilire l’equilibrio perduto tra domanda ed offerta di moneta spicciola circolante» (Cadoppi e altri 2010: 100, nota 13). Le avvisaglie del loro declino si colgono sui giornali. Un articolo di “Stampa Sera” del 9 ottobre 1978, firmato da Giorgio Destefanis, titola Che fine hanno fatto i miniassegni?; tra il 1975 e quello stesso 1978, secondo le stime, ne erano stati stampati per un ammontare di circa 200 miliardi di lire (cfr. Cadoppi e altri 2010: 100, nota 14).

 
I miniassegni oggi


Alla fine degli anni Settanta il cantastorie Gildo dei Fantardi ha messo in musica la vicenda dei miniassegni:

Ora vi raccontiamo un fatto alquanto strano
che ha messo in gran subbuglio il popolo italiano,
sapete tutti quanti delle difficoltà
che abbiamo di trovare gli spiccioli in contanti.
Non è per nostra colpa,
neppure di coloro
che stanno a contemplare
la stanza del tesoro.
La stanza del tesoro
da tanto tempo è vuota
e non entra più l’oro
per far girar la ruota.
Oggi se noi vogliamo fare sempre più presto
prendiam le caramelle che ci danno per resto.
Ormai le caramelle ed i prodotti affini
han fatto il loro tempo e noi perso i quattrini.
Per poter rimediare
a questa situazione
son stati poi emessi
miniassegni in circolazione
per un bel po’ di tempo.
La cosa è rimediata:
al posto degli spiccioli
c’è la carta stampata
                               Gildo dei Fantardi, I miniassegni

I miniassegni sopravvivono ancora come oggetti da collezione, particolarmente ricercati dagli appassionati di numismatica (ne è prova quella grande vetrina virtuale che è la Rete), ma anche nelle testimonianze di scrittori, intellettuali e giornalisti. Qualcuno, in quei rettangoli di carta colorati (passati fra le sue mani), ha scorto quasi un’epitome del “carattere” nazionale:  

Se volete capire l’Italia, non trascurate [i] fenomeni minori. Prendete la vicenda dei «miniassegni», che negli anni Settanta hanno invaso il Paese come gremlins impazziti: contiene più verità di tanti discorsi ufficiali. Emessi dalle banche per ovviare alla scarsità di moneta – altra squisita assurdità – rappresentavano somme minime: cinquanta, cento, duecento lire.
Non è importante stabilire chi li abbia inventati, chi abbia deciso per primo di collezionarli, chi abbia guadagnato e chi abbia perduto. Il miniassegno riassumeva diverse caratteristiche nazionali: duttilità, fantasia, gusto grafico, amore per il collezionismo, individualismo nel conformismo, passione divorante ma passeggera. L’antico spirito d’iniziativa si presentava con una veste del tutto inedita: la «zecca fai-da-te». Banchieri, bancari e bambini si divertivano allo stesso modo (Severgnini 2012: 667).

Alessandro Aresti

Bibliografia

Arcangeli Massimo, 2011 (a cura di), Itabolario. L’Italia unita in 150 parole, Roma, Carocci.
Cadoppi Alberto, Canestrari Stefano, Manna Adelmo, Papa Maria Irene, 2010 (a cura di), Trattato di diritto penale. Parte speciale, vol. V, I delitti contro la fede pubblica e l’economia pubblica, Torino, UTET.  
Dardano Maurizio, 1978, Sparliamo italiano? Storia, costume, mode, virtù e peccati della nostra lingua, Roma, Curcio.
Farinelli Franco, 2001 (a cura di), Un’Europa, una moneta. L'avvento dell’euro nel vecchio continente, Bologna, Pendragon.
Sergio Giuseppe, 2011, Minigonna, in Arcangeli, pp. 222-224.
Severgnini Beppe, 2012, Manuale dell’uomo di mondo, Milano, Rizzoli.