1976 · floppy disk

Disco magnetico flessibile in plastica, da inserire nell'apposita fessura di un computer, per memorizzare dati. ► Sin.: dischetto, minidisco.

Risalgono a quest'anno le prime significative attestazioni del termine (per es.: «Olivetti P 6060 è il primo minicomputer scientifico che impiega il "floppy disk" come supporto standard di programmi e di dati: un supporto nuovo, economico, di massima capacità», “L'Espresso”).

Le origini del “disco floscio”


Il floppy disk, chiamato anche floppy, dischetto o minidisco, è un disco magnetico flessibile per memorizzare dati, solitamente comprensivo di un involucro di plastica, da inserire nel lettore di un computer. Fra gli emblemi dell’era tecnologica che fu, è comparso in una pletora di film: Wargames (1983), Jumpin’ Jack Flash (1986), Hackers (1995), The Net (1995), Matrix (1999), Fast and Furious (2001), S1m0ne (2002), ecc. Non meno numerose le citazioni musicali:

Solo, I'm a soloist on a solo list
all live, never on a floppy disk.
Inka, inka, bottle of ink,
paintings of rebellion
drawn up by the thoughts, I think

(“Solista, sono un solista su una lista di solisti
sempre dal vivo, mai su un floppy disk.
Inca, inca, bottiglia di inchiostro,
pitture di ribellione
stilate dai pensieri, credo”)
Rage Against the Machine, Freedom (1991)


You're going to love
our selection
of 8-track tapes,
blank floppy discs,
mobile car phones,
Atari 2600 consoles

(“Amerai
la nostra selezione
di nastri 8 piste,
floppy disk vergini,
telefoni per auto,
Console Atari 2600”)
NOFX, One Million Coasters (2009)


Weird Al Yankovic, noto per le sue parodie di brani famosi, ha reinterpretato It’s All about the Benjamins di Puff Daddy come It’s All about the Pentiums (1999), facendone una canzone tutta incentrata sull’obsolescenza informatica:

You think your Commodore 64 is really neato?
What kinda chip you got in there, a Dorito?
You're usin' a 286? Don't make me laugh.
Your Windows boots up in what, a day and a half?
You could back up your whole hard drive on a floppy diskette,
you're the biggest joke on the Internet.

(“Pensi che il tuo Commodore 64 sia proprio bello?
Ma che razza di chip hai lì dentro, un Dorito?
Usi un 286? Non mi far ridere.
Il tuo Windows si avvia in quanto, un giorno e mezzo?
Potresti fare il backup di tutto il tuo disco rigido su un floppy,
sei la più grossa barzelletta su Internet”).


Prima delle unità nastro, dei CD, dei DVD e dei flash drives, e di tutti gli altri supporti di memoria che si sono succeduti nel corso degli anni, c'è stato il floppy disk. I dizionari indicano nel 1979 la data del suo ingresso in italiano, ma risalgono al 1976 le prime, significative attestazioni dell'espressione, che in quest'esempio, in ogni caso, è ancora virgolettata:

Olivetti P 6060 è il primo minicomputer scientifico che impiega il “floppy disk” come supporto standard di programmi e di dati: un supporto nuovo, economico, di massima capacità.

Si tratta di una pubblicità Olivetti, già apparsa l'anno precedente in un contesto specialistico (in coincidenza con altre sparute attestazioni di floppy disk in luoghi analoghi) e ora fatta rimbalzare anche su periodici rivolti a un largo pubblico (“Panorama” e “L'Espresso”) e su alcuni quotidiani. Sulla “Stampa” del 13 maggio  il breve testo riportato è lo stesso, sull'edizione di due giorni prima ce n'era invece un altro:

Olivetti P 6060 è il primo minicomputer scientifico che impiega come supporto di programmi e di dati il “floppy disk”:  un supporto nuovo, di massima capacità e sicurezza, di basso costo. Un prezioso archivio di informazioni e, al tempo stesso, una dinamica integrazione della già elevata capacità di memoria del P 6060.

La locuzione floppy disk è conosciuta, in lingua inglese, dal 1972 (mentre è del 1973 il sostantivo diskette e del 1974 l’abbreviazione floppy). Floppy, sempre in inglese, significa ‘floscio, flessibile’, ma questa etichettatura non sarebbe molto chiara se ci fermassimo all’ultimo formato immesso in commercio.


Sempre più piccolo, ma non sarebbe durata...


Le sperimentazioni IBM per la creazione di una memoria di massa, iniziate nel 1967, portano, nel 1971, alla realizzazione di un disco di memoria da 8 pollici (20 centimetri) in grado di memorizzare 8 kilobyte di dati (http://www.computerhistory.org/timeline/?category=stor).
Nel 1976, dopo l'immissione sul mercato di varie versioni del dischetto da 8 pollici, di sempre maggiore capacità, viene lanciato il floppy da 5,25 pollici (circa 13 centimetri), che arriva a poter contenere fino a 130 kB. Sia il modello da 8 pollici sia quello da 5,25 erano molto sottili, con la parte magnetica appena protetta da una copertina morbida (erano perciò flessibili; floppy, appunto: la caratteristica alla quale devono il nome). Il terzo modello fu immesso sul mercato nel 1981 da Sony: era un dischetto da 3,5 pollici, poco meno di 9 centimetri. Stavolta il disco magnetico era protetto da una custodia di plastica rigida, e la parte magnetica coperta da una linguetta di metallo che veniva spostata solo una volta inserito il dischetto nel lettore. Questo nuovo disco non era più flessibile, ma conservò il nome originario; tranne che in Sudafrica, dove venne prontamente ribattezzato stiffy disk o semplicemente stiffie (disco “duretto”). Il vero successo arrivò nel 1984, quando la Apple Computer scelse una variante del modello da 3,5 pollici da montare sui propri Macintosh.
I floppy disk hanno rappresentato per un breve periodo l’unica memoria di cui i computer potessero disporre (i primi PC non erano dotati di disco rigido), ma si smagnetizzavano troppo facilmente: quanti hanno dolorosamente verificato il loro tallone d’Achille, mettendo inavvertitamente un floppy accanto a un cellulare e accorgendosi, a posteriori, che il supporto non funzionava più?
Con l’avvento di memorie di massa (fisse e rimovibili) sempre più piccole e sempre più capienti (tralasciando i dischi rigidi, un CD può contenere 700 megabyte, un DVD 4,7 gigabyte, le pen drive, nel 2014, sono arrivate a 1 terabyte), e con l’aumento dell’inquinamento elettromagnetico, i floppy disk sono caduti piuttosto rapidamente in disuso: negli ultimi anni i costruttori di computer hanno smesso di montare i lettori di floppy sulle loro macchine – la Apple lo aveva già fatto nel 1998 per gli Imac (cfr. Fletcher 2007) –, e nel 2010 Sony ha annunciato che avrebbe interrotto la produzione dei dischetti nel marzo del 2011, decretando, così, la fine di un’era (cfr. Karnjanatawe 2014).
I floppy disk, in realtà, non sono stati abbandonati del tutto. Un reportage della CBS su alcune basi missilistiche in territorio americano (2014) ha mostrato come la tecnologia che governa le testate nucleari sia ancora ferma agli anni Sessanta. In queste basi, quindi, i computer usano ancora i dischetti da 8 pollici, e sono ovviamente disconnessi da Internet. Tutto questo è intenzionale: l’obsolescenza tecnologica è un’ulteriore garanzia di sicurezza rispetto a un mondo oggi iperconnesso, in cui uno dei maggiori rischi è comportato dai pirati informatici (cfr. Christie 2014). Ma c'è dell'altro.
Se, correntemente, non usiamo più  dischetti – e senza rimpianto, considerato che per installare un qualsiasi programma ne occorrevano a volte decine –, continuiamo tuttavia a incontrare floppy disk ogni giorno, per così dire, in absentia. Chi usa Windows saprà che l'unità rappresentata dal disco rigido primario, quella su cui è installato il sistema operativo, è contrassegnata dalla lettera C; non da A, né da B, perché è come se queste due lettere fossero tuttora riservate ai lettori di floppy disk (in passato, per un certo periodo, era consuetudine montare anche due lettori di dischetti sui PC casalinghi): per ragioni di retrocompatibilità, anche se quei lettori non ci sono più, si è preferito non modificare il vecchio assetto. Ma i floppy disk sono addirittura diventati, a loro modo, immortali. Le icone di salvataggio di molti programmi riproducono proprio un dischetto da 3,5 pollici (cfr. Hanselman 2012). Sono davvero morti, come Gesù, per diventare l’immagine della salvezza.

Vera Gheno

 

Bibliografia

Christie Joel, 2014, America's Feared Nuclear Missile Facilities Are Still Controlled by Computers from the 1960s and Floppy Disks, “Daily Mail”, 27 aprile, http://dailym.ai/1fqg2hx.
Fletcher Richard, 2007, PC World Announces the Death of the Floppy Disk,  “The Telegraph”, 30 gennaio, http://bit.ly/1wE5sqy.
Karnjanatawe Karnjana, 2014, The Computer Disk That Flopped, “Bangkok Post”, 6 gennaio, http://dailym.ai/1zvbv0E.
Hanselman Scott, 2012, The Floppy Disk Means Save, and 14 Other Old People Icons That Don't Make Sense Anymore, 9 maggio, http://bit.ly/1d5MNsA.