1981 · walkman

Riproduttore stereofonico portatile e tascabile, dotato di una cuffia o di piccoli auricolari, per l'ascolto della radio o di musicassette.

Arriva in Italia quest'anno, approdando il 2 agosto sulle pagine del “Radiocorriere”.

Quando cambia la musica?

Giuseppe Gennaro, in un articolo pubblicato quest’anno sul «Radiocorriere», osserva:

Giovani e meno giovani, in città e in campagna, ai monti, al mare – insomma dappertutto – sono sempre più gli appassionati di musica che usano i riproduttori portatili dotati di cuffia. Sono i patiti dello stereo-ambulante, i musico-dipendenti, “quelli-con-la-cuffia-che-fanno-così-con-la-testa” guardati da molti come animali strani, con un misto di commiserazione e di pena, malvisti (se non detestati) da vigili urbani e automobilisti. Il boom degli stereo-riproduttori portatili, o più brevemente “walkman” è sotto gli occhi di tutti (Gennaro 1981).

La parola walkman, crasi dell’espressione inglese walking man, (“uomo che cammina”), è basata su un «gioco linguistico affine alla sineddoche» (Abruzzese 1990: 6): l’utente, e più esattamente l’utente in movimento, viene a indicare l’oggetto utilizzato, il piccolo riproduttore stereofonico portatile di musicassette dotato di cuffie o piccoli auricolari.
Negli Stati Uniti lo chiamano soundabout (lett. “intorno al suono”), in Gran Bretagna stowaway (“passeggero clandestino”), in Svezia freestyle (“stile libero”); in Italia ha invece fortuna con il marchionimo con cui era stato immesso sul mercato giapponese dalla Sony (1° luglio 1979). Era stata un’idea di Akio Morita, al tempo presidente della società, che amava la musica lirica e voleva ascoltarla durante i viaggi di lavoro, e soprattutto detestava il rock ascoltato in quegli anni dai suoi figli. E così, unendo passione e necessità, Morita era riuscito là dove molti avevano fallito: accontentare i melomani più esigenti e i rocker più incalliti. Ma era solo l’inizio: i numeri di questa nuova invenzione, 400 milioni di pezzi venduti nel mondo, raccontano una storia che va ben oltre le mura di casa Morita.


Autonomia o autismo?

Il nuovo stereo-riproduttore portatile rappresenta fin da subito una rivoluzione epocale, dal punto di vista delle modalità di fruizione della musica (cfr. Hokosawa 1984; Kouloumdjian 1985; Du Gay et al. 1997; Sibilla 2008, pp. 127-133) ma, soprattutto, sotto il profilo dei fatti di costume (cfr. Ferraro e Montagano 1990; Bull 1999, 2000, 2001, 2002, 2006):

Dopo gli anni del mangiadischi prima e del mangianastri poi (e le piccole rivoluzioni che si portarono dietro), siamo giunti alla proliferazione dell’ascolto in cuffia. Cioè dell’ascolto personale. Si è passati insomma […] da una fruizione collettiva della musica all’ascolto individuale (Gennaro 1981).

Mangiadischi e mangianastri, ma anche grammofoni e fonografi prima, e juke box poi: tutti strumenti di riproduzione musicale “fissi”, difficili da muovere o trasportare, destinati all'ascolto collettivo e sociale del suono, in casa come al bar. L’unico modo per far uscire la musica per le strade era mettersi sulle spalle i pesanti registratori noti come boomboxes (o jam boxes, o anche ghetto blasters), ancora una volta, però, in uno spazio d’ascolto pubblico, condiviso: lo spazio della strada o del parco in cui gruppi di giovani, per lo più con indosso cappellini, scarpe da ginnastica e pantaloni e t-shirt troppo grandi, si radunavano per ascoltare e muovere i primi passi di hip-hop.
La musica cambia davvero solo con l’avvento del walkman: l’ascolto diventa un fatto privato, riservato, e l’individuo che ascolta musica si colloca per la prima volta, in relazione all’ambiente urbano, in una «posizione ambigua tra autismo e autonomia» (Chambers 1990: 31). Ma non si tratta di una rivoluzione dall’alto. Il walkman è uno strumento “democratico”, perché semplicissimo da usare (con soli tre tasti: play per ascoltare, rewind per riascoltare e forward per mandare avanti) e di costo contenuto. Tutti possono averne uno, e ovunque si vedono persone che muovono la testa a tempo di musica silenziosa: dal semplice appassionato di jogging che corre con le cuffiette nelle orecchie, fino a una diva della televisione come Jane Fonda, che impartisce lezioni di aerobica con il walkman in vita.


E la rivoluzione continua...


Nel giro di un anno dal suo approdo al mercato il walkman è già un simbolo: è il 1980 quando, nel Tempo delle mele, Mathieu può mettere le cuffie del walkman a Vic per potersi isolare dal rumore di un ballo assordante e danzare romanticamente sulle note di Reality, che loro due soli riescono a sentire. I protagonisti del film di Claude Pinoteau anticipano quella che oggi si chiama silent disco, la discoteca silenziosa in cui tutti ascoltano musica mediante cuffie o auricolari. Seppure in uno spazio pubblico e condiviso, ognuno ascolta la propria; da questo punto di vista il walkman è stato un vero e proprio precursore.
Ma l’invenzione della Sony è stata un’antesignana anche per quanto riguarda il tema della “portabilità” della musica: il walkman è infatti il padre (forse, oggi, il nonno) di prodotti sempre più avanzati tecnologicamente, e sempre più piccoli, dalle inevitabili ricadute sociali: i lettori portatili di CD e di MiniDisc, i lettori digitali di mp3 e l'immancabile iPod (un «lettore totalmente digitale, filosoficamente figlio del walkman ma tecnologicamente discendente dal PC»: Sibilla 2008: 133). Invenzioni che hanno ormai reso obsoleto il walkman, ma non lo hanno cancellato dal ricordo di intere generazioni cresciute con le cuffiette nelle orecchie. È proprio giocando sul fattore nostalgia che la Sony ha recentemente lanciato il suo walkman 2.0 (NW-ZX2): un amplificatore digitale di ultima generazione in grado di riprodurre la musica in alta frequenza, che offre una qualità di ascolto tre volte superiore a quella di un CD e ancora più fedele di quella di un Ipod o uno smartphone. La differenza principale rispetto al walkman tradizionale? Assenza di cassette audio a parte, soprattutto il prezzo: il nuovo gioiellino tecnologico costa quasi dieci volte il suo antenato. Anche le rivoluzioni hanno i loro costi.

Francesco Lucioli

Bibliografia

Abruzzese Alberto, 1990, L’immaginario individuale, in Ferraro e Montagano, pp. 3-19.
Bull Michael, 1999, The Dialectics of Walking: Walkman Use and the Reconstruction of the Site of Experience, in Hearn e Roseneil, pp. 199-220.
Bull Michael, 2000, Sounding Out of the City: Personal Stereos and the Management of Everyday Life, Oxford-New York, Berg.
Bull Michael, 2001, The World According to Sound: Investigating the World of Walkman Users, “New Media and Society”, III, pp. 179-197.
Bull Michael, 2002, The Seduction of Sound in Consumer Culture: Investigating Walkman Desires, “Journal of Consumer Culture”, II, 81-101.
Bull Michael, 2006, Sound Moves: iPod, Culture and Urban Experience, London, Routledge.
Chambers Iain, 1990, Il walkman: una storia miniaturizzata, in Ferraro e Montagano 1990, pp. 27-33.
Du Gay Paul e altri, 1997 (edd.), Doing Cultural Studies: Story of the Sony Walkman, London, Sage.
Ferraro Angela, Montagano Gabriele, 1990 (a cura di), Estetiche del walkman, Napoli, Pagano.
Gennaro Giuseppe, 1981, Un’isola in cuffia, “Radiocorriere”, n. 31, 2-8 agosto, p. 16.
Hearn Jeff, Roseneil Sasha, 1999 (edd.), Consuming Cultures: Power and Resistance, New York, St. Martin’s Press
Hosokawa Shuhei, 1984, The Walkman Effect, “Popular Music”, IV, pp. 165-180.
Kouloumdjian Marie-France, 1985, Le Walkman et ses pratiques, Ecully, Irpeacs/Cnrs.
Sibilla Gianni, 2008, Musica e media digitali. Tecnologie linguaggi e forme sociali dei suoni, dal walkman all’iPod, Milano, Bompiani.