1982 · personal computer

Piccolo computer da tavolo (spesso abbreviato nella forma PC) adatto, per prestazioni e costi, alle esigenze del singolo utente.

Viene commercializzato il primo pc in Italia.

Una storia intricata per un oggetto complesso

La macchina che oggi chiamiamo computer ha alle spalle un’evoluzione di millenni, iniziata con i primi congegni meccanici per calcolare la posizione degli astri, già in possesso degli antichi greci, e passata attraverso il decrittatore Colossus della Seconda Guerra Mondiale e il simulatore di traiettorie balistiche ENIAC del 1945. Solamente a partire dagli anni Quaranta (con il modello EDVAC di John von Neumann) queste macchine hanno però conosciuto un’accelerazione decisiva, grazie al passaggio dalla tecnologia elettro-meccanica a quella elettronica; è stato il conseguente aumento delle possibilità di memorizzazione e di elaborazione, insieme alla programmabilità (la possibilità di far eseguire alle macchine non solo calcoli ma anche algoritmi), a trasformare un calcolatore elettronico in un computer. Quest'ultimo termine discende dal lat. computare, che significa ‘calcolare’ (nel senso di mettere insieme informazioni per giungere alla soluzione di un problema complesso); mentre italiani e tedeschi lo hanno preso così com’è dall’inglese, francesi e spagnoli gli hanno preferito un’altra base latina, quella del verbo ordinare (‘mettere in ordine, organizzare’), coniando rispettivamente ordinateur e ordenador.
L’aggettivo personal (‘privato, personale’) è stato aggiunto a partire dagli anni Settanta, con riferimento ai computer introdotti in quel decennio, di dimensioni ridotte (microcomputer) e prezzi abbordabili, che avevano al loro interno quasi tutto il necessario (memoria, processore, programmi, interfaccia video) ed eran0 facilmente collegabili alle varie periferiche. I personal computer rappresentano uno scatto evolutivo rispetto ai minicomputer, grandi quanto armadi e collegati a terminali “non intelligenti” (a disposizione di molti operatori), che avevano migliorato a loro volta le prestazioni dei mainframe computers, macchinari enormi, interrogabili attraverso terminali non personali, in produzione a partire dagli anni Cinquanta.
L’espressione personal computer, originariamente generica, cambia di significato con l’IBM 5150 del 1981, noto anche come PC IBM. La macchina è il risultato di una serie di accordi industriali dalle importanti conseguenze per l’evoluzione del settore nei decenni futuri: pur essendo un prodotto IBM monta un processore Intel, l’8088, e funziona con sistema operativo PC DOS (un adattamento dell'MS DOS della neonata Microsoft). A partire da questo modello «[the] marriage of Intel chip designs and Windows — what became known as the “Wintel” alliance — has shaped the PC business since the early 1980s, defining the standard for which software developers created applications» (Wingfield e Clark 2011; “il matrimonio tra la progettazione di processori Intel e Windows – divenuto noto come alleanza “Wintel” – ha dato forma al mercato dei PC fin dai primi anni Ottanta, definendo il modello per il quale gli sviluppatori di software hanno creato le applicazioni”).
Fino all’uscita del personal computer IMB ogni industria aveva prodotto modelli basati su standard architettonici incompatibili o difficilmente compatibili; il grande successo che questo modello ottiene (dovuto anche alla possibilità di “clonarlo”, creando computer “IBM compatibili”) induce molti a convergere sulle sue caratteristiche, che finiscono per farne lo standard per eccellenza; il nome personal computer, da questo momento, viene usato per definire i soli computer basati sull’hardware Intel e sui sistemi operativi Microsoft. Delle decine di aziende concorrenti della Wintel, in capo a dieci anni, sarebbe rimasta sul mercato solamente la Apple di Steve Jobs e Steve Wozniak (i suoi modelli, l’Apple II e, a partire dal 1984, il Macintosh, che avevano inizialmente usato processori Motorola, nel 1994 adottano i PowerPC della AIM alliance, di cui, scherzo del destino, fa parte anche IBM).
Per risolvere una condizione di duopolio così netta e ingessata un programmatore, Linus Torvalds, realizza nel 1991 una prima versione del sistema operativo open source Linux, gratuito, modificabile da tutti gli utenti e adattabile a tutti i processori. Il mercato dei processori, contestualmente, si restringe ancora: nel 2006 anche il Mac si converte a un processore Intel, e la stessa Apple fornisce ai clienti il software Boot Camp, per l’installazione del sistema operativo Windows sullo stesso Mac. Con l’ingresso nella galassia Macintosh la quota di Intel sul mercato dei processori raggiunge il 90%. Questa nuova collaborazione (battezzata ironicamente alleanza “Mactel”) fa venire meno ogni principio di distinzione tra PC e Mac; la doppia definizione ciononostante persiste, perché invalsa da molti anni e perché giova al rafforzamento dell’identità dei marchi.


E l’Italia, finalmente, si computerizza

Alla fine del 1981 i microcomputer (l’espressione personal computer, che già esiste, non si è ancora imposta) installati in Italia sono circa 30.000. I modelli in circolazione non sono tanti: l’Apple II (uscito nel 1977, ma giunto da noi soltanto nel 1980), il VIC 20 della Commodore, l’Alphatronic della Triumph Adler, l’MZ 80 della Sharp, lo Hewlett Packard 85, il TRS 80 della Tandy. Il mercato italiano è ancora immaturo ma promettente, soprattutto nel settore degli home computer. Nel 1982 escono, fra gli altri, l’Home Computer della Texas Instruments, il Casio FX 702 P, il Panasonic HHC RLH 1000, i modelli 86 e 87 della HP, gli Sharp Mz 80 A e PC 1500, il Philips P 2000 T, il TRS 80 Color della Tandy; nel mese di settembre, al Salone Macchine e Attrezzature dell'Ufficio (SMAU) di Milano, si presenta inoltre il CBM 64, meglio conosciuto come Commodore 64 – il computer più venduto di tutti i tempi –, che sarà messo in vendita in Italia nel marzo 1983.
Il PC IBM è presentato in anteprima su una rivista specializzata, in quel 1982, qualche mese prima del suo arrivo sugli scaffali:

[A]nche l’ingresso in Italia del Personal Ibm è un evento storico. Anzitutto l’ingresso della “realcasa” nel mondo dei personal ne segna una “resa” al mondo della microinformatica che non ha solo implicazioni di marketing, ma grosse ripercussioni nel costume o nel modo stesso di vivere della gente: è dunque un fatto, enorme, di cultura, non solo sotto il profilo antropologico; la ricchezza delle qualità dei personal di questa nuova generazione (si pensi solo alla grafica) apre orizzonti sconfinati, per spaziare nei quali non può bastare la mera (e importante!) conoscenza tecnicistica che rischia di rimanere un gioco fine a se stesso se priva del supporto di una più vasta cultura: non solo informatica, osiamo dire! (Giachetti 1982).

Quello stesso anno, in una giungla di prodotti incompatibili tra loro e incomparabili in quanto a prestazioni e flessibilità d’uso, e in un clima di febbrili aspettative, si affaccia sul mercato l’M20 della Olivetti, che punta sulla facilità d’uso, sul design (curato da Ettore Sottsass, Antonio Macchi Cassia e George Sowden) e, se vogliamo, sugli effetti dell’orgoglio nazionale. Erede della prima macchina da scrivere elettronica al mondo, la ET 101 (1978), l’M20 viene sviluppato nella sede della Olivetti di Cupertino, a pochi passi dalla Apple, e propone il sistema operativo PICOS e un microprocessore Zilog (Z8001) a 16 bit. Le vendite decollano subito, grazie anche alla lentezza con cui i modelli americani arrivano in Italia, ma caleranno entro un anno, in seguito allo “sfondamento” del PC IBM. L’azienda di Ivrea correrà ai ripari con un’evoluzione M24 (1984), compatibile con il PC IBM, che le permetterà di recuperare terreno e di ritagliarsi una fetta di mercato anche negli USA. Il successo dell’M24 non sarà però replicato; l’Olivetti diventerà marginale in questo settore già alla fine degli anni Ottanta, fino ad abbandonarlo del tutto alla metà del decennio successivo.

Fabio Ruggiano
 

Bibliografia

AA. VV., 1993, La cultura informatica in Italia. Riflessioni e testimonianze sulle origini: 1950-1970, Torino, Bollati Boringhieri/Fondazione Adriano Olivetti.
Campbell-Kelly Martin, Aspray William, 1996, Computer: A History of the Information Machine, New York, Basic Books.
Giachetti Gianni, 1982, Questo è un numero storico, “Bit”, marzo 1982, p. 7.
Wingfield Nick, Clark Don 2011, Microsoft Alliance With Intel Shows Age, “The Wall Street Journal”, 4 gennaio, http://www.wsj.com/news/articles/SB10001424052748703808704576062073117494078.
Zane Marcello 2008, Storia e memoria del Personal Computer, Milano, Jaca Book.