Asburgico, impero

Enciclopedia dei ragazzi (2005)

asburgico, impero

Francesco Tuccari

Il dominio di una famiglia protagonista di cinque secoli di storia

Con la formula impero asburgico si fa riferimento al complesso e articolato dominio imperiale che la dinastia degli Asburgo esercitò per secoli in Europa, dapprima alla guida del Sacro Romano Impero (dal 15° al 19° secolo) e poi, dopo l'età della Rivoluzione francese e di Napoleone, dell'Impero d'Austria (dal 19° al 20° secolo). L'Impero asburgico giocò un ruolo decisivo nella politica europea dell'età moderna e contemporanea. Ma fu progressivamente indebolito dalla sua struttura tipicamente multinazionale, che col tempo pose le premesse della sua dissoluzione, avvenuta all'indomani della Prima guerra mondiale

Le origini del dominio imperiale degli Asburgo

Le prime radici della potenza degli Asburgo risalgono al 12°secolo e derivano dai legami di fedeltà che essi, originari dell'Alsazia, strinsero con la dinastia germanica degli Hohenstaufen, in possesso della corona imperiale dal 1138 al 1254.

Una svolta importante si ebbe nel 1273, quando essi ‒ con Rodolfo I (1218-91) e poi con Alberto I (1255-1308) ‒ ottennero per la prima volta la corona del Sacro Romano Impero. Durante quegli anni, infatti, gli Asburgo, forti anche dell'enorme prestigio legato a quella carica, consolidarono i propri possedimenti in Svizzera (persi poi nel 1474 per opera della Confederazione elvetica) e conquistarono l'Austria, che divenne la base più solida e duratura del loro potere. Dopo la morte di Alberto I, gli Asburgo perdettero la carica imperiale, ma continuarono a consolidare e a estendere i propri possedimenti verso oriente e nella penisola italiana.

Tra il 1365 e il 1457 la casa degli Asburgo rimase divisa in due rami, il ramo 'albertino' e il ramo 'leopoldino' (rispettivamente da Alberto III e Leopoldo III), rami che si riunirono nuovamente, per l'estinzione della linea albertina, sotto Federico III (1415-93), il quale fu anche eletto imperatore nel 1452. Dopo la sua morte, e fino alla dissoluzione del Sacro Romano Impero nel 1806, gli Asburgo mantennero ininterrottamente la carica imperiale.

Il fallimento del sogno della monarchia universale

Il primo e più immediato artefice della potenza degli Asburgo fu Massimiliano I (1459-1519), imperatore dal 1493. Pur non riuscendo nella difficile impresa di modernizzare la struttura dell'impero, con la sua intelligente politica matrimoniale pose le premesse per la straordinaria ascesa della dinastia che si realizzò con suo nipote Carlo V (1500-58). Carlo V, quando ottenne nel 1519 la corona imperiale, aveva già riunito nelle sue mani il regno di Spagna (di cui era divenuto sovrano nel 1516) e i Paesi Bassi, oltre naturalmente ai domini austriaci. Si consideri che allora la Spagna aveva vasti domini in Italia (allora sconvolta da una serie ininterrotta di guerre protrattesi dal 1494 al 1559) e soprattutto nei territori che stava colonizzando nell'America scoperta pochi anni prima da Cristoforo Colombo. Se a questi si aggiungono la Boemia, la Moravia e l'Ungheria, che Carlo occupò negli anni Venti del 16°secolo, è facile rendersi conto di quale posizione di dominio e di preminenza gli Asburgo avessero ormai conquistato nei primi decenni dell'età moderna.

Il governo unitario di territori tanto vasti e diversificati doveva però rivelarsi impossibile. Il sogno di una monarchia universale ‒ profondamente indebolito in Europa non solo dalla profonda rottura provocata dalla Riforma protestante ma anche dalla opposizione delle altre grandi potenze (in primo luogo la Francia) ‒ fu infine accantonato dallo stesso Carlo. Egli infatti, quando abdicò nel 1556, divise l'immenso impero degli Asburgo in due domini separati: al figlio Filippo II (1527-98) attribuì la Spagna, con i possedimenti italiani e le colonie americane, e i Paesi Bassi; al fratello Ferdinando I (1503-64) andarono i domini austriaci e, con essi, la corona imperiale. Gli Asburgo tornarono così a dividersi in due rami, spagnolo (che si estinse con Carlo II nel 1700) e austriaco. A quest'ultimo vennero affidati i destini ulteriori dell'impero.

Dalla guerra dei Trent'anni all'età napoleonica

Tra i secoli 16° e 17° gli Asburgo d'Austria agirono come strenui difensori della fede cattolica. Essi tentarono nello stesso tempo di sottomettere l'impero a una direzione unitaria, suscitando ampie opposizioni dentro e fuori i confini imperiali. Il risultato di questa duplice strategia fu una grande guerra ‒ la guerra dei Trent'anni (1618-48) ‒ che frustrò le aspirazioni degli Asburgo, sancendo la frammentazione del mondo tedesco e la divisione religiosa del continente europeo. Gli Asburgo ottennero, tuttavia, il regno di Boemia e avviarono la riconquista dei Balcani contro i Turchi ottomani. Negli anni successivi la potenza degli Asburgo andò progressivamente ridimensionandosi.

Con Maria Teresa (1717-80), Giuseppe II (1741-90) e poi Leopoldo II (1747-92) l'impero asburgico divenne peraltro uno dei centri propulsori dell'assolutismo riformatore e conobbe un intenso processo di modernizzazione. Con Francesco II (1768-1835) si consumò, nel corso delle guerre contro la Francia rivoluzionaria e napoleonica, la definitiva dissoluzione del Sacro Romano Impero (1806). Francesco II, ultimo imperatore di quella veneranda istituzione, nel 1815, dopo il Congresso di Vienna, prese il nome di Francesco I come imperatore d'Austria.

Dalla Restaurazione alla dissoluzione

Gli Asburgo a difesa della Restaurazione. Dopo la caduta di Napoleone e il Congresso di Vienna (1814-15) l'impero asburgico, sotto l'energica guida del cancelliere Klemens von Metternich Winneburg, divenne uno dei principali protagonisti della Restaurazione in Europa. Inquadrato insieme alla Prussia e a una grande molteplicità di Stati tedeschi minori entro la cosiddetta Confederazione germanica, mantenne la sfera più immediata dei propri interessi prevalentemente nell'area danubiana, in Italia e in Germania. Tuttavia agì ‒ entro il quadro della Santa Alleanza (Prussia, Russia e Austria) ‒ a difesa dell'ordine politico e internazionale emerso al Congresso di Vienna.

Gli Asburgo si mostrarono refrattari a qualsiasi riforma in senso liberale e costituzionale e a ogni prospettiva di emancipazione delle molteplici nazionalità sottomesse all'impero, in primo luogo italiana, ungherese e ceca. Sotto Ferdinando I (1793-1875) l'impero fu investito nel 1848 dalla rivoluzione, che pose all'ordine del giorno contemporaneamente il problema della costituzione e la questione delle nazionalità.

Il lungo regno di Francesco Giuseppe. Proprio nel 1848 salì al trono Francesco Giuseppe (1830-1916), che rimase alla guida dell'impero sino alla vigilia della sua dissoluzione. Le forze della rivoluzione furono sconfitte e spietatamente represse. Minato in modo crescente dalla questione delle nazionalità, tuttavia, l'impero entrò in una lunga crisi.

Sconfitto dalla Francia e dal Piemonte nel 1859, esso perdette gran parte dei suoi domini italiani. Sconfitto nuovamente dalla Prussia e dall'Italia nel 1866, fu pressoché interamente estromesso dalla penisola italiana e perse la sua residua influenza sul mondo germanico, in via di definitiva unificazione sotto l'egemonia prussiana. Fu quindi costretto a ripiegare su sé stesso e a modificare in parte il suo atteggiamento nei confronti delle altre nazionalità. Il risultato fu il 'compromesso' del 1867, che istituì la duplice monarchia austro-ungarica, riconoscendo alla minoranza ungherese importanti concessioni. Molte altre nazionalità ‒ in primo luogo quella ceca ‒ rimasero tuttavia schiacciate sotto il giogo della nuova costruzione politica. La crisi dell'impero multinazionale asburgico divenne poco per volta irreversibile, e l'ingresso nel primo conflitto mondiale a fianco della Germania e poi la disastrosa sconfitta ne segnarono la fine (1918).

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