ottomano, Impero Stato turco musulmano durato oltre sei secoli (ca. 1300-1922), il cui nucleo originario si sviluppò nell’Anatolia nord-occidentale dalla dissoluzione del sultanato selgiuchide.
Eponimo e fondatore dello Stato e della dinastia ottomana fu ‛Othman, che costituì in Bitinia un principato, estendendolo fino a conquistare
Le conquiste continuarono con slancio nel secolo successivo, soprattutto grazie a due sultani: Selīm I, che sconfisse i Persiani e conquistò
2. L’inizio del processo di disfacimento
La morte di Solimano avviò la disgregazione del potere centrale e sotto i suoi successori ebbe inizio la lentissima decadenza dell’impero, che si accompagnò ancora, però, ad azioni aggressive e guerre contro gli Stati rivali (soprattutto
Già prima della fine del 17° sec. l’impero o. subì le prime perdite territoriali: dopo il vano assedio di Vienna (1683), i Turchi dovettero sgombrare l’Ungheria; nel 1697 la pace di
3. Il fallimento dei tentativi riformistici
L’indebolirsi della grande compagine o. era ormai evidente e inarrestabile. Sultani energici come Selīm III (1789-1807) e soprattutto Maḥmūd II (1808-39) tentarono di porvi riparo con organiche riforme soprattutto militari (sterminio e soppressione nel 1826 dei turbolenti giannizzeri), ma non riuscirono a impedire l’ulteriore disintegrarsi dell’impero (insurrezione greca del 1821, con susseguente distacco della Grecia dopo l’intervento europeo a
4. La dissoluzione dell’impero
Il carattere dispotico del governo imperiale e la drammatica vicenda del massacro degli Armeni, iniziato alla fine del 19° sec., contribuirono a screditare l’impero agli occhi della comunità internazionale. Nel 1909 la rivoluzione dei
Questa fu salvata dal movimento di riscossa capitanato da M. Kemāl detto Atatürk che condusse all’espulsione degli invasori stranieri dall’Anatolia e alla restaurazione della sovranità nazionale. Tuttavia questi avvenimenti segnarono anche la fine dell’Impero o.: nel 1922 Kemal depose l’ultimo sultano ottomano, Maometto VI; la proclamazione della Repubblica turca (1923) diede inizio alla storia della moderna Turchia.
L’epoca o. vide un importante sviluppo dell’architettura, con ampia ma originale elaborazione della tradizione bizantina, armena e selgiuchide. I suoi primordi, nel 14° e 15° sec., vanno ricercati nella produzione dei Selgiuchidi di Rūm e in quella degli emirati formati da quel sultanato. In questa fase si accentuano le ricerche sulla cupola, elemento dominante della moschea; si riducono le proporzioni del portale, ridimensionandolo alla facciata, a sua volta finestrata.
Si afferma intanto il tipo di moschea costituito da un unico ambiente cupolato (Alauddin Giāmi‛ di Brussa, 1326; Yeshil Giāmi‛ Din di Iznik, 1378), preceduta da un portico a tre arcate coperte da cupolette o da volte di influenza bizantina. Dal modello della madrasa a quattro īwān di ascendenza iranica si sviluppa un tipo di edificio con pianta a T rovesciata, spesso organizzata su due piani, con un grande vano cupolato, una sala di preghiera (giāmi‛) che si configura a īwān, in posizione assiale, affiancata da vari vani con funzione di scuola, monastero (
La tendenza selgiuchide di coprire la sala di preghiera con un’unica cupola è ripresa dagli Ottomani per le grandi moschee, rendendo visibile da ogni punto il miḥrāb. Il partito della corte porticata davanti alla sala di preghiera è reintrodotto in scala monumentale (Uç Shefereli di Murad II, 1437-42, a
Originale interprete della lezione architettonica di S. Sofia è Sinān, il cui magistero condizionò le generazioni di architetti a lui successive. Delle 360 opere a lui attribuite, importanti sono le moschee di Shāhzāde (1544-48), di Suleimaniye (1550-57) a İstanbul e di Selimiye (1569-75) a Edirne. Il modello cui si ispirarono gli epigoni di Sinān fu però soprattutto quello della Shāhzāde, caratterizzata da una grande cupola, di particolare leggerezza, che poggia su quattro arconi insistenti su pilastri ottagonali contraffortati da quattro semicupole estendentesi in due esedre, con quattro cupolette angolari.
La presenza dello Stato imperiale si manifestò nell’inserire queste moschee sultaniali in grandiosi complessi caritativi e culturali (kulliye), con madrase, ospedali, biblioteche, ospizi, refettori per poveri (innovazione propriamente ottomana), mercati, caravanserragli e la tomba del fondatore. Il mausoleo (türbe) continua il tipo selgiuchide, ma lasciando in evidenza la copertura a cupola.
Grande sviluppo ebbe il bagno pubblico (ḥammām), generalmente costituito da un’ampia sala spogliatoio, vestibolo, sala cruciforme per il bagno con alcove agli angoli: a İstanbul quello di Maḥmūd Pasha (1466), e quello di Haseki Hurrem (1556), attribuito a Sinān. Salvo il Topkapi di İstanbul, sono scomparsi i grandi palazzi imperiali. Particolare fortuna ebbe un tipo di padiglione, rappresentato dal Çinili Köshk (padiglione delle ceramiche), costruito sotto Mehmet Fātih nel 1466: è a pianta quadrata, preceduto da una veranda (talar); all’interno un corridoio cruciforme, sormontato al centro da una cupola, definisce quattro ambienti angolari. È un’antica tipologia centro asiatica-iranica adottata anche dalla casa di svago (yale), di cui restano esempi sul Bosforo, in legno, come era lignea gran parte dell’edilizia abitativa di İstanbul. Tipici elementi dell’arredo urbano ottomano sono le fontane, concepite secondo due tipologie: a parete (sebīl), e le çeşme, fontane indipendenti (İstanbul, fontana di Aḥmed III, 1728).
Nel periodo della decadenza dell’impero, sotto l’influenza del barocco e del rococò occidentali l’architettura o. mostra una notevole vivacità creativa, integrando spesso al suo originario linguaggio angolare la nuova geometria curvilinea. Se il barocco e il rococò influenzano soprattutto l’aspetto decorativo, non manca anche la tendenza a interpretare il linguaggio architettonico del Settecento francese nelle planimetrie (İstanbul, moschea di Nūr-i Osmaniye, 1755). Un gioiello barocco è il complesso di Küciük Effendi (1825) a İstanbul, con sala ovale per le danze rituali.
L’introduzione a Iznik (
Per l’arte libraria,
Importante la produzione tessile (broccati di seta, velluti e broccati di velluto di Brussa; velluti di
Si chiama ottomana il tipo di divano all’uso turco, di forma rettangolare, con materasso e schienale costituito da uno o più cuscini mobili, tale da poter essere trasformato in letto (fig. 2). È detto anche letto alla turca o, con parola francese, sommier.