17 luglio 2021

Valute digitali di banca centrale: sviluppi e prospettive per l’economia monetaria

 

 Economia e innovazione

 

 

“The euro belongs to Europeans and we are its guardians. We should be prepared to issue a digital euro, should the need arise”. Con queste parole lo scorso ottobre la presidente della Banca Centrale Europea (BCE), Christine Lagarde, ha espresso la visione dell’Eurotower sulla possibilità di emettere l’euro anche in forma digitale. Di cosa si tratta? L’analisi che segue introduce le valute digitali di banca centrale delineandone i caratteri generali e, in particolare, quelli distintivi rispetto alle criptovalute. Viene inoltre fornita una panoramica sugli sviluppi messi a punto dalle maggiori banche centrali e sulle principali opportunità e sui rischi connessi con questi strumenti.

 

Le CBDC

Negli ultimi 20 anni la crescente digitalizzazione del sistema dei pagamenti ha determinato un marcato declino nell’utilizzo del contante (Esselink e Hernandez, 2017). Ne è una prova il fatto che per i paesi facenti parte del Committee on Payments and Market Infrastructures della Banca per i Regolamenti Internazionali il valore dei pagamenti elettronici in percentuale al PIL è passato dal 13% nel 2000 al 25% nel 2016. In tempi più recenti questo trend ha subìto un’accelerazione in seguito alle limitazioni agli spostamenti imposte durante l’emergenza pandemica. In tale panorama sono emerse forme di moneta alternative, come le criptovalute e le stablecoins, che stanno acquisendo una quota di mercato sempre maggiore, a scapito delle forme tradizionali di moneta.

Alla luce di questo contesto diverse banche centrali, in qualità di garanti della stabilità monetaria e responsabili della conduzione della politica monetaria, stanno valutando la possibilità di emettere le proprie valute aventi corso legale in forma digitale, le cosiddette Central Bank Digital Currencies, (CBDC). La definizione più comprensiva di CBDC è data da Meaning et al (2018): “We define a central bank digital currency simply as an electronic, fiat liability of a central bank that can be used to settle payments or as a store of value”. Se da un lato le caratteristiche tecniche e la gestione delle CBDC possono cambiare da un’area monetaria all’altra in funzione degli obiettivi perseguiti dalle rispettive banche centrali, dall’altro lato esiste, quindi, un minimo comune denominatore per questi strumenti, rappresentato dall’utilità che essi avrebbero nel regolamento dei pagamenti e nella costituzione di una riserva di valore, proprio come avviene per le valute convenzionali. Le iniziative in questo ambito si basano infatti su un’idea condivisa, enunciata già nel 1987 dall’economista James Tobin: emettere una nuova forma di moneta, in grado di regolare direttamente non solo i rapporti tra banca centrale e banche commerciali, ma anche quelli tra tutti gli operatori economici (incluse famiglie e imprese), dando loro anche la possibilità di depositare i loro risparmi direttamente presso la banca centrale. Proprio in questa facoltà, oltre che naturalmente nella digitalizzazione, risiede l’elemento di innovazione rispetto alle valute convenzionali, che non prevedono un’interazione diretta tra i risparmiatori-investitori più piccoli e la banca centrale.

 

CBDC vs Criptovalute

Come appena menzionato, esistono già forme di moneta digitale: si tratta delle c.d. criptovalute, tra cui si annoverano le note Bitcoin ed Ethereum, strumenti ormai facilmente accessibili anche ai piccoli risparmiatori. Esse costituiscono rappresentazioni digitali di valore e sono sempre più accettate come mezzo di pagamento, ma non sono sottoposte all'emissione, alla garanzia o al controllo da parte di banche centrali o autorità pubbliche, pertanto il loro valore è determinato esclusivamente dalla domanda e dall’offerta del mercato per esse e può oscillare in misura significativa. Le CBDC invece sono emesse da un’istituzione pubblica e sono quindi a tutti gli effetti una forma di moneta ufficiale considerata “priva di rischio”, in quanto parte del bilancio di una banca centrale, che presenta un attivo composto da titoli e finanziamenti. Data inoltre la responsabilità delle banche centrali per il mantenimento della stabilità dei prezzi, le CBDC si configurano come una valuta capace di conservare un valore relativamente solido, nel tempo e nel confronto con le altre divise, digitali e non.

 

I vantaggi delle CBDC

Diverse sono le opportunità poste dall’emissione di una CBDC. Per le economie dei paesi più sviluppati la presenza di CBDC ne rafforzerebbe il ruolo nel commercio internazionale e favorirebbe la resilienza del sistema dei pagamenti[1]. Per quanto concerne i paesi emergenti, invece, secondo lo studio The Unbanked del Global Findex database della Banca Mondiale il maggior impatto delle CBDC sarebbe la mitigazione delle problematiche connesse con la scarsa inclusione finanziaria e il carente accesso ai principali servizi bancari, che si rilevano ancora in molte aree geografiche.

Ulteriori opportunità derivanti dall’introduzione di CBDC riguardano la possibilità da parte delle banche centrali di contrastare la diffusione di forme di moneta digitale private, come le criptovalute. Queste, infatti, non solo espongono i propri sottoscrittori a un significativo rischio di cambio, ma indeboliscono anche gli assetti istituzionali, poiché in prospettiva la loro diffusione potrebbe minare il controllo da parte delle autorità monetarie sulla quantità di moneta in circolazione e quindi la conduzione della politica monetaria.

Infine, la digitalizzazione delle maggiori valute potrebbe portare a un abbattimento dei costi di produzione e trattamento delle valute, ad oggi determinati dalle caratteristiche fisiche del contante, e potrebbe sostenere la competizione degli operatori all’interno del sistema dei pagamenti.

 

Il progetto “Euro digitale”

L’attuale panorama geopolitico pone alcune sfide per il ruolo dell’Europa nel contesto mondiale. Le continue tensioni tra Stati Uniti e Cina e la posizione di frontrunner di quest’ultima nello sviluppo di una CBDC (si veda il paragrafo successivo) potrebbero indebolire il ruolo dell’euro a livello mondiale, con conseguenze sfavorevoli sui commerci internazionali dell’eurozona. Attraverso un euro digitale, però, la BCE potrebbe difendere il modello di export europeo, accrescendo l’indipendenza dell’area dal dollaro. Inoltre, una valuta digitale europea potrebbe dare un forte messaggio di coesione e impegno verso il progetto di integrazione europea.

Sulla base di queste motivazioni, nel gennaio 2020 la BCE ha dunque deciso di costituire una High Level Task Force per studiare i rischi e le opportunità derivanti dall’emissione di euro digitale. Lo scorso ottobre il gruppo ha pubblicato un primo report che identifica l’euro digitale come “a complement to cash and central bank deposits”, configurando quindi il progetto di una CBDC retail, ossia utilizzabile anche da famiglie e imprese e non solo dalle banche commerciali, in linea con il modello di Tobin sopramenzionato (1987). Lo studio pubblicato delinea inoltre gli scenari favorevoli per l’emissione dell’euro digitale. Tra i vantaggi sono inclusi la maggior digitalizzazione e la spinta innovativa nel sistema dei pagamenti, che dovrebbero migliorare l’efficienza del settore, nonché il contrasto delle forme di moneta digitali non ufficiali.

Questi elementi favorevoli hanno portato nel luglio 2021 il Consiglio Direttivo della BCE a decidere di avviare un progetto pilota per definire le caratteristiche tecniche dell’euro digitale, avviando una fase esplorativa di due anni al termine della quale è probabile che la Banca Centrale procederà con la fase di sviluppo vero e proprio, mirando all’effettiva emissione della sua moneta digitale.

La configurazione dell’euro digitale segue quindi la revisione della strategia di politica monetaria, appena conclusa, con la quale si integra. La presenza di una CBDC europea, infatti, potrebbe rafforzare i meccanismi di trasmissione della politica monetaria stessa, superando i limiti dell’euro “convenzionale”, come ad esempio l’impossibilità de facto di corrispondere tassi di interesse negativi agli operatori retail.

 

 

L’iniziativa della Cina e il freno degli USA

La Cina ha assunto il ruolo di pioniere per l’emissione di CBDC. Nel 2014, infatti, la People’s Bank of China (PBoC) ha avviato il progetto pilota per la futura emissione dello yuan digitale (E-CNY) con cui il governo cinese si è posto tre obiettivi principali. Il primo concerne il declino nell’utilizzo del contante, fenomeno già accentuato nelle aree urbanizzate del paese che il governo vuole sostenere; il secondo rientra in un più ambizioso progetto di miglioramento dei pagamenti cross-border e di rafforzamento dello yuan nei mercati internazionali, mentre il terzo riguarda il contrasto alle altre forme di valuta digitale, private e pubbliche, non ufficiali, come il Bitcoin. Altri paesi, come la Svezia, hanno avviato progetti pilota simili, al momento ancora in via di sviluppo.

Diversamente da eurozona e Cina, gli Stati Uniti non hanno finora avviato un progetto ufficiale per la digitalizzazione del dollaro. Sebbene questo comportamento sia apparentemente singolare, esso è spiegato dalla posizione dominante degli Stati Uniti nei commerci internazionali e dal ruolo del dollaro quale valuta di riferimento per i mercati mondiali, che costituiscono un disincentivo per il governo americano a cambiare lo status quo. Lo sviluppo di una CBDC, inoltre, richiede una mole considerevole di investimenti, trattandosi di un territorio ancora largamente inesplorato. La Federal Reserve vuole quindi aspettare che altri paesi sperimentino e introducano le loro CBDC, per poi adottare l’assetto più capace di mantenere la preminenza della divisa americana anche nella sua versione digitale. Recentemente è stato comunque lanciato un progetto di studio, denominato Digital Dollar Project che vede la collaborazione tra la Digital Dollar Foundatione Accenture per analizzare rischi e i benefici attesi da un potenziale dollaro digitale.

 

I rischi connessi con le CBDC

Nonostante i possibili benefici derivanti dall’emissione di CBDC, diversi sono i rischi che ne potrebbero derivare, in particolare per quanto concerne la stabilità del sistema finanziario. La presenza di CBDC, infatti, porterebbe le banche centrali ad occupare un ruolo sempre maggiore all’interno del settore dell’intermediazione finanziaria, con conseguenti spostamenti degli equilibri nel sistema bancario e quindi nei meccanismi di trasmissione della politica monetaria.

Per quanto riguarda il sistema bancario, la possibilità per le famiglie e le imprese di detenere un conto presso la banca centrale potrebbe portare le stesse a ritirare i propri fondi detenuti presso le banche commerciali sotto forma di depositi. Essendo i depositi la fonte di finanziamento più stabile ed economica per una banca, un ritiro eccessivo di questi fondi potrebbe compromettere la capacità operativa delle banche commerciali impedendo loro di svolgere ordinatamente la propria attività di intermediazione. L’impatto complessivo sull’economia reale potrebbe essere negativo.

Un simile scenario sfavorevole potrebbe realizzarsi durante le fasi avverse del ciclo economico e nei momenti di tensione sui mercati finanziari. Gli operatori economici, infatti, percependo le CBDC come forme di moneta “prive di rischio”, potrebbero decidere di prelevare rapidamente i propri fondi detenuti presso i depositi bancari, che incorporano un certo rischio di credito, per convertirli in CBDC. Un comportamento del genere da parte di una minoranza di operatori potrebbe tramutarsi in una corsa generalizzata agli sportelli, risultando nel cosiddetto fenomeno del bank run, che oltre a minare la liquidità e la solvibilità delle banche commerciali potrebbe determinare una sfiducia nell’intero sistema bancario. In ogni caso si tratterebbe di conseguenze ampiamente dannose per il sistema finanziario.

Una possibilità per limitare l’impatto dell’introduzione di CBDC sull’intermediazione bancaria è quella proposta da Bindseil (2020). Il modello suggerisce la previsione di una remunerazione dell’euro digitale su due livelli. La CBDC europea sarebbe remunerata con un tasso di primo livello fino a un certo ammontare, tale da assicurarne l’utilizzo come mezzo di pagamento. Oltre questa soglia, la CBDC sarebbe remunerata con un tasso di secondo livello, inferiore al primo, tale da evitare il rischio di disintermediazione del sistema bancario.

Il dibattito rimane comunque aperto poiché le principali ricerche empiriche condotte giungono a conclusioni divergenti. Ad esempio, nel modello proposto da Andolfatto (2018) l’introduzione di una CBDC remunerata con un certo tasso di interesse non porta necessariamente a una disintermediazione del sistema bancario. La quantità di fondi depositati presso le banche commerciali potrebbe addirittura aumentare a seguito dell’introduzione di CBDC, se in risposta alla competizione che questa indurrebbe, le banche commerciali aumentassero il tasso di interesse corrisposto sui depositi.

A una conclusione opposta giungono Fernandez-Villaverde et al. (2020), i quali hanno lavorato su un modello più vicino all’assetto attuale, nel quale la banca centrale stimola i trasferimenti di fondi all’economia reale mediante l’intervento di apposite banche di investimento. In questo contesto lo studio dimostra che nonostante l’eventualità di una corsa agli sportelli generalizzata, verso l’intero sistema bancario, sia ridotta, il rischio di una disintermediazione delle banche commerciali rimarrebbe elevato.

 

Conclusioni

Per la maggior parte delle banche centrali a livello mondiale l’emissione di una CBDC è ancora in fase di studio. Solo pochi paesi hanno già avviato veri progetti pilota. È dunque immaginabile che saranno necessari alcuni anni prima dell’effettiva introduzione di una CBDC.

Nonostante i possibili benefici derivanti dalle CBDC siano molteplici e rispondano ai desiderata della maggior parte delle autorità monetarie, rimane essenziale disegnare un assetto che eviti un impatto avverso sul sistema bancario e quindi sull’economia reale. Un’ulteriore sfida riguarderà la gestione delle informazioni e la tutela a vari livelli della privacy nell’utilizzo di valute digitali, al fine di tutelare gli agenti economici. Questi ultimi, infatti, al momento di condurre le transazioni perderebbero l’anonimato che oggi il contante assicura loro.

 

[1] La maggior resilienza del sistema dei pagamenti sarebbe garantita dalla presenza di un ulteriore mezzo di pagamento elettronico (ovvero la CBDC), favorendo così la diversificazione degli strumenti. Inoltre, trattandosi di valuta emessa da una banca centrale, sarebbe garantita una certa sicurezza da attacchi informatici e malfunzionamenti, evitando così l’eventualità di un eccessivo affidamento sul contante in momenti di difficoltà.

 

 

Bibliografia

 

Accenture, Digital Dollar Foundation, (2020). “The Digital Dollar Project: exploring a US CBDC”.

 

Andolfatto D., (2018). Assessing the impact of central bank digital currency on private banks. Federal Reserve Bank of St. Louis Working Papers, 2018-25.

 

Bank of England, (2020). Central Bank Digital Currency: Opportunities, challenges and design. BOE Discussion Paper.

 

Bindseil U. (2020). Tiered CBDC and the financial system. Working Paper Series No 2351.

 

Digital Dollar Foundation, Accenture (2020). The Digital Dollar Project. Exploring a US CBDC.

 

European Central Bank (2020). Report on a digital euro.

 

Esselink H., Hernandez L. (2017). The use of cash by households in the euro area. BCE Occasional Paper Series.

 

Fernandez-Villaverde J. et al. (2020). Central bank digital currency: Central banking for all? CEPR Discussion Paper, (14337).

 

Guerra F. (2021). Central Bank Digital Currency: euro digitale, yuan digitale e scenari geopolitici. Think Tank Trinità dei Monti.

 

Meaning J. et al. (2018). Broadening narrow money: monetary policy with a central bank digital currency. Bank of England Staff Working Paper No. 724.

 

 

Immagine: Digital Euro, Crediti: Peshkov-iStock via Getty Images, Copyright: Simplified License, 2021.

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