6 maggio 2021

Al via la Conferenza sul futuro dell’Europa: tra aspettative, potenzialità e incognite

 

 Istituzioni

 

Il 9 maggio prossimo – nel settantunesimo l'anniversario della storica dichiarazione Schuman e in occasione della festa dell’Europa – avranno ufficialmente inizio i lavori della Conferenza sul futuro dell’Europa.

 

Proposta dal Presidente francese Macron in vista delle elezioni europee del 2019 e inserita successivamente dalla Presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen nella sua agenda politica, la Conferenza si propone come un esercizio di dibattito democratico e rinnovamento inclusivo dell’Unione.

 

Le sfide del nostro tempo quali la pandemia, il cambiamento climatico, le disuguaglianze crescenti, la digitalizzazione, il cambiamento degli equilibri mondiali, hanno posto in essere un ripensamento dell’architettura, strumenti e funzionamento dell’Unione. All’indomani di una crisi sanitaria che mai come prima di ora evidenziato la necessità di una risposta comune e maggiore solidarietà in determinati settori, i decisori europei hanno avvertito l’esigenza di interpellare i cittadini per raccoglierne le richieste, assicurandosi al contempo il consenso necessario a sostenere il peso di riforme ambiziose.  

 

Non solo, ma nel corso degli ultimi anni i cittadini europei stessi hanno dimostrato un interesse crescente nei confronti delle politiche europee, come evidenziato dal turnout delle elezioni europee del 2019. Inoltre, stando ai risultati di un recente sondaggio dell’Eurobarometro, il 92 % dei cittadini chiede che le decisioni relative al futuro dell'Europa tengano maggiormente conto della loro voce.

 

La Conferenza è stata dunque concepita specificatamente come un “processo dal basso” volto a coinvolgere i cittadini nella definizione dell’agenda dell’Unione al fine di rafforzarne la resilienza e capacità di rispondere alle esigenze della propria popolazione nel mondo post-Covid (Pirozzi, Argenta, and Tokarski, 2021, p. 7-9).  La Conferenza rappresenta inoltre un’occasione per discutere della modifica degli equilibri istituzionali esistenti, aprendo alla possibilità di un avanzamento dell’integrazione europea in diversi settori.

 

Tra i temi che probabilmente verranno affrontati vi sarà il rafforzamento dell’azione a livello europeo nel campo della politica sanitaria, che potrebbe condurre ad un ampliamento delle limitate competenze dell’Unione in materia. Il dibattito potrebbe anche riguardare la riforma dell’unione economica e monetaria, al fine di cristallizzare i vari strumenti messi in campo per affrontare la crisi economica innescata dalla pandemia e gettando le fondamenta di un’ “unione fiscale”. Un altro punto importante potrebbe essere la riforma del sistema elettorale europeo, attraverso l’istituzionalizzazione del sistema degli Spitzenkandidaten e l’introduzione di circoscrizioni pan-europee e liste transnazionali, che porrebbe le basi per la nascita di un vero e proprio spazio pubblico europeo.

 

In ogni caso, non vi è alcuna agenda prestabilita. Le questioni che verranno trattate in sede di Conferenza saranno determinate dai cittadini, che saranno liberi di sollevare qualsiasi tema li riguardi.

 

La Conferenza si profila dunque come un ambizioso progetto di rinnovamento democratico, politico e istituzionale che ha come obiettivo principale quello di rafforzare legittimità democratica dell’Unione nonché l’efficacia e funzionalità del suo operato, rimediando al persistente “scollamento” tra i decisori di Bruxelles e le esigenze e aspettative dei cittadini (Bellamy and Kröger, 2016).

 

Tradurre questa iniziativa nella pratica ed assicurarne la riuscita si sta rivelando un’impresa tutt’altro che semplice. Per quanto gli sviluppi dell’ultimo anno abbiano reso tale processo ancor più necessario ed urgente, l’avvio della Conferenza è stato particolarmente travagliato e numerosi sono ancora gli interrogativi sulla sua realizzazione e sui risultati che riuscirà a produrre.

 

Se è vero che i lavori di preparazione sono stati inizialmente rallentati dallo scoppio della pandemia, il processo di definizione della governance della Conferenza è divenuto ostaggio di un vero e proprio scontro interistituzionale.

 

Oggetto principale dello scontro è stata la presidenza della Conferenza, di cui il Parlamento europeo rivendicava la leadership. Le Istituzioni europee hanno inoltre dimostrato di mantenere posizioni divergenti riguardo gli obiettivi e risultati attesi di questo processo. In particolare, il Parlamento auspica che le raccomandazioni dei cittadini vengano non solo direttamente tradotte in iniziative legislative, ma possano anche confluire in un processo di revisione dei Trattati. Viceversa, il Consiglio osteggia l’opzione di riforma dei Trattati, nonché una qualsiasi forma di automaticità tra le conclusioni della Conferenza e potenziali riforme.

 

Dopo lunghi mesi di stallo nelle negoziazioni, il 10 marzo scorso il Presidente del Parlamento europeo David Sassoli, Primo Ministro portoghese Antonio Costa in qualità  di presidente di turno del Consiglio e la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen hanno firmato la Dichiarazione congiunta sulla conferenza sul futuro dell’Europa, che sancisce ufficialmente il raggiungimento di un accordo e, con circa un anno di ritardo, pone le basi per l’avvio di questo processo.

 

La Dichiarazione congiunta prevede che la Conferenza sarà presieduta congiuntamente dalle tre Istituzioni e sarà assistita da un comitato esecutivo, composto da tre rappresentanti e quattro osservatori per ciascuna Istituzione.  I cittadini verranno coinvolti a diversi livelli. Saranno istituiti dei panel di cittadini sia a livello europeo che nazionale, a cui spetterà la formulazione di raccomandazioni da presentare alla conferenza plenaria.

 

La conferenza plenaria, che avrà il compito di garantire che le raccomandazioni dei panel vengano prese in considerazione e discusse, sarà composta da rappresentanti delle Istituzioni dell'UE, dei parlamenti nazionali, del Comitato delle Regioni e del Comitato economico e sociale, e, su un livello paritario, i cittadini e rappresentanti della società civile. Una piattaforma digitale multilingue - inaugurata il 19 aprile - permetterà l’organizzazione di dibattiti online e raccoglierà ulteriori contributi esterni. La Dichiarazione fissa inoltre il termine dei lavori della Conferenza, previsto per la primavera del 2022 sotto la Presidenza francese del Consiglio.

 

L’accordo sancito dalla Dichiarazione congiunta è stato definito un compromesso al ribasso, che accresce le già numerose sfide che si frappongono al successo di questa ambiziosa iniziativa. La Dichiarazione non sembra offrire delle risposte concrete alle diverse problematiche di carattere non solo politico ma anche logistico che questo esperimento di democrazia diretta comporta.

 

Innanzitutto, la decisione di circoscrivere l’arco di tempo previsto per la Conferenza a soli dodici mesi sembra porre dei limiti piuttosto stringenti ad un esercizio di consultazione di tale portata e complessità. Rimane poi l’incognita di come verranno gestite le difficoltà legate al coinvolgimento e coordinamento di un ampio numero di persone, organizzazioni e istituzioni in tempo di Covid. 

 

La Dichiarazione appare inoltre piuttosto vaga circa le modalità in cui l’Unione tradurrà in concreto le raccomandazioni formulate dai cittadini. Secondo il testo, il risultato finale dei lavori confluirà in una relazione destinata alle tre Istituzioni che “esamineranno rapidamente come dare un seguito efficace” a tale documento.

 

È opinione largamente condivisa che il successo della Conferenza sarà determinato dalla capacità delle Istituzioni europee di assicurare un seguito concreto alle richieste dei cittadini. Se le Istituzioni falliranno nel compito di trasformare le deliberazioni della Conferenza in un percorso serio di riforma, questo esperimento rischia di rivelarsi una pericolosa arma a doppio taglio per la credibilità e democrazia dell’Unione. Per quanto ciò possa sembrare scontato, non sono pochi gli ostacoli che potrebbero pregiudicare la realizzazione delle raccomandazioni avanzate durante la Conferenza.

 

Innanzitutto, l’opposizione del Consiglio nei confronti della modifica dei Trattati si rivelerebbe estremamente problematica nel caso in cui i cittadini si esprimessero a favore delle riforme sopracitate in materia di politica economica e sanitaria, o più generalmente se fossero avanzate proposte che vanno al di là delle attuali competenze dell’Unione.

 

Anche nel caso in cui venisse avviata una riforma dei Trattati ai sensi dell’Articolo 48 del Trattato sull’Unione europea, tale processo potrebbe essere compromesso dal requisito di consenso unanime tra i 27 Stati membri, nonché dal successivo procedimento di ratifica nazionale. Le divisioni politiche e ideologiche che continuano a paralizzare l’Unione su diversi fronti – basti pensare alla politica migratoria e allo stato di diritto minano la capacità delle Istituzioni di dare seguito proprio alle proposte intese ad affrontare i nodi irrisolti dell’Unione. Vi è quindi il rischio tangibile che la Conferenza rimanga un mero esercizio simbolico, con l’effetto opposto di alimentare la disillusione e frustrazione dei cittadini.

 

Infine, non è ancora chiaro in che modo si riuscirà ad assicurare che la Conferenza sia veramente inclusiva, andando oltre alla “bolla” di Bruxelles e coinvolgendo anche i segmenti della società tradizionalmente esclusi dalla politica, tantopiù da quella europea. In questo contesto, un ruolo fondamentale spetta anche alle istituzioni nazionali, che dovrebbero contribuire a promuovere e far conoscere l’iniziativa, per poi avviare un processo di dibattito a livello nazionale e locale, allocare le risorse necessarie, e veicolare i contributi dei propri cittadini a livello europeo.

 

In conclusione, la Conferenza sul futuro dell'Europa rappresenta al contempo un test e un’occasione per l'Unione. In un tempo di sfide senza precedenti per il nostro continente, la Conferenza offre l’opportunità di dare uno nuovo slancio al progetto europeo e rafforzarne la base democratica. Tuttavia, il clima di divisione ai vertici politici, che ha segnato la genesi della Conferenza stessa, rischia seriamente di comprometterne l’esito.  Il successo o meno di questa iniziativa “dal basso” dipenderà infatti in gran parte dai compromessi che verranno raggiunti “dall’alto” al termine della stessa.

 

 

Immagine: EU flags at the European Commission Berlaymont building, Crediti: Guillaume Périgois (unsplash.com) Copyright: CC 2.0

 

Bellamy, R. and Kröger, S. (2016) ‘The politicization of European integration: national parliaments and the democratic disconnect’, Comparative European politics, 14 (2), pp. 125-130.

 

Pirozzi, N., Argenta, L. and Tokarski, P. (2021) ‘The EU One Year after the Covid-19 Outbreak: An Italian-German Perspective’, IAI Papers, 21(7).


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